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Evviva i robot!

Incremento notevole degli operatori di robot negli ultimi 20 anni

I robot spiazzano il lavoro dell’uomo? Dobbiamo temere il loro diffondersi? Negli ultimi decenni sono più numerosi i posti di lavoro distrutti o quelli creati dall’azione di questa tecnologia? 

Vediamo:

Gli effetti del cambiamento tecnologico e dell’automazione sull’economia e sul mercato del lavoro sono stati al centro di un lungo dibattito, ritornato popolare con la diffusione su larga scala dei robot e dell’intelligenza artificiale. Le conseguenze sul mercato del lavoro di queste innovazioni sono state considerate come dirompenti in molte riflessioni dedicate al tema. Recentemente si sono sviluppati due principali filoni di ricerca, correlati ma distinti. Il primo è incentrato sull’identificazione di quali sono – e, in prospettiva, quali saranno – le professioni più esposte ai robot e ad altre tecnologie innovative; il secondo, più retrospettivo, riguarda l’impatto che l’automazione ha avuto sui lavoratori e sui mercati del lavoro locali nel corso degli anni.

I risultati delle molteplici analisi dimostrano ampiamente come nel corso dell’ultimo decennio l’introduzione di robot industriali non abbia prodotto effetti negativi sul tasso di occupazione locale. Il risultato, tuttavia, nasconde importanti differenze tra occupazioni ed effetti degni di nota. Da un lato, le categorie occupazionali esposte ai robot industriali non sembrano nel loro complesso aver risentito della loro introduzione. Dall’altro, gli operatori dei robot sono aumentati di circa il 50 per cento in poco meno di dieci anni, con un incremento significativamente più rilevante nelle aree caratterizzate da una più intensa adozione di robot. Più precisamente, un aumento dell’1 per cento nell’adozione di robot per lavoratore sembra aver portato a un incremento di 0,3 punti percentuali nella quota locale di loro operatori. Il risultato è coerente con l’idea secondo cui se le imprese investono di più nei robot, il numero di lavoratori che svolgono le attività complementari cresce a sua volta: è un fenomeno noto in inglese (e ormai presso gli esperti comune anche in Italia) come reinstatement effect.

Anche in Italia l’introduzione di robot industriali pare non aver generato una contrazione delle occupazioni a elevato contenuto routinario, e quelle routinarie di tipo cognitivo sono addirittura aumentate dove ne sono stati adottati di più. Seppur in modo debole, anche le quote di professioni associate al controllo e all’utilizzo di macchinari (e, in generale, complementari ai processi di automazione) sembrano essere aumentate relativamente di più dove sono stati adottati più robot. Lo stesso non può dirsi per le occupazioni che richiedono sforzi di natura fisica al lavoratore. In particolare, l’introduzione di robot sembra aver contribuito a ridurre le quote locali di occupazioni che prevedono un intenso impegno del busto, dei muscoli addominali e lombari.

Nel loro insieme, i risultati dell’analisi rivelano la natura complessa della relazione tra robotizzazione e dinamiche del mercato del lavoro. Infatti, se da una parte è innegabile che l’introduzione di robot porti all’automazione di attività per le quali era in precedenza necessario l’impiego di lavoro umano, è altrettanto vero che ogni occupazione consta di numerose attività diverse e solo poche di queste possono essere eseguite in maniera autonoma dai robot. È possibile che le attività soppiantate dai robot siano quelle che comportano maggiore onere fisico o di rischio per i lavoratori. In tal senso, i robot e l’intelligenza artificiale sono in grado di ridurre il grado di prossimità fisica e di rischio sul posto di lavoro.

Guardando al futuro, questi risultati sembrano sfatare il mito degli effetti negativi dei robot sull’occupazione, ma confermano l’importanza di qualificare il giudizio guardando a livello di specifici gruppi di professioni. Appare quindi cruciale, per il futuro, il ruolo dei fattori istituzionali, quali le politiche pubbliche, la formazione e la natura delle relazioni industriali, che possono influenzare sia gli incentivi delle imprese a robotizzare, sia gli effetti dei robot sulle varie categorie professionali. Gli studi dimostrano che il cambiamento tecnologico nella forma della robotizzazione non è infatti neutrale, spiazzando alcuni lavoratori e favorendone altri. È compito del decisore pubblico e dei protagonisti del sistema industriale indirizzarne gli effetti a beneficio di tutti.

Peter Ferri

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