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Urge vaccino contro la sperequazione!

Gli stipendi dei calciatori e delle star TV

Da questa pandemia ne siamo, anche in parte, usciti grazie anche ai diversi vaccini posti in circolazione. Vi è però un'altra pandemia da cui è molto più difficile liberarci ed è la sperequazione, lo scandalo degli stipendi dei campioni del calcio e dello spettacolo. Pure qui ci vorrebbe un vaccino considerando lo scippo che questi superpagati compiono ai danni di un mondo di poveri, sottosviluppati, vittime di diverse discriminazioni.

Discorso un po’ difficile per noi italiani il cui fanatismo pallonaro supera ogni limite e siamo da sempre malati di enfatite: cioè l’enfasi all’inizio di ogni campionato, per cui siamo al 100% sicuri che noi solleveremo la coppa della vittoria ancora prima di iniziare le competizioni. Specialmente ora che usciamo da un anno di sentimenti repressi e crisi di astinenza.

Forse vale la pena di inquadrare l’argomento facendo un accenno ai maggiori stipendiati del calcio, del tennis, della box del basket, dei conduttori Tv e delle showgirl. Non sottovalutando i casi di beneficenza, perché non tutto questo mondo è corrotto. E per concludere la domanda: come mai lo stato e gli stati, dal momento che sanno mettere dei limiti ai comportamenti umani dove vogliono, non possono intervenire in questo settore? Gli emolumenti vengono ricavati da internet, per cui vi possono essere oscillazioni in quanto, non sempre, viene distinto lo stipendio dai diritti d’immagine, sponsor, bonus vari ecc. In tutti i casi sono cifre molto vicine a quanto entra nelle tasche di questi signori. Tralasciamo la questione delle tasse o dell'evasione fiscale, altrimenti non ci raccapezzeremo più.

Iniziamo dal calcio: si va dai 94 milioni per Messi ai 5 milioni per Chiellini, Bonucci, Insigne, Immobile, Bernardeschi. Tennis: R. Federer 106 milioni. Box: McGregor 84 milioni, Ortiz 46. Basket: Lebron 72 milioni, Curry 45, Gallinari 22, Bellinelli 6. Automobilismo: Hamilton 40 milioni. Ciclismo: Fromm: 5 milioni, Nibali 2. Nuoto: F. Pellegrini 2 milioni. Attori: Stefano Accorsi 58 milioni. Passando alla TV: Bonolis 10 milioni, B. D’Urso 6, Belen R. 4, Fazio 2, R. Carrà 100 mila per comparsa.

Sono a tutti noti i gesti di ostentazione dei poveri diventati ricchi; si sa che la ricchezza è come l’acqua del mare che più se ne beve e più si ha sete. È nota la tentazione di voler impressionare i poveri col prestigio sociale ostentando Lamborghini e beni di lusso.

Per l’etica dell’informazione bisogna anche citare alcuni di costoro che hanno costituito delle fondazioni, fanno beneficenza o rilevanti versamenti per sostegno alle varie necessità. E non lo fanno tutti per la detrazione fiscale, come molti cinici della cultura del sospetto insinuano. Non tutti conclamano come l’attaccante dell’Arsenal Adebayor: i soldi me li guadagno io e me li spendo a piacere mio. O come, in modo larvato, Donnarumma che invita a dare un sorriso a chi ha bisogno. C’è chi offre un po’ di più dell’obolo evangelico della vedova.

Si sa che lo sport dovrebbe portare con se tutta una serie di valori che vanno dall’etica all’attenzione verso il prossimo. Così come fa Federer che investe 50 milioni per l’Africa dove ha costruito 81 scuole materne. Neumayr jr, nato nelle favelas di S. Paolo Brasile, che come riscatto personale gestisce una fondazione per bambini. Ronaldo che ha venduto la sua scarpa d’oro a 1,5 ml per costruire una scuola a Gaza in Palestina. Totti e Messi attivi a sostegno dell’Unicef. Cannavaro e Ferrara in una fondazione a Napoli per il disagio giovanile. Vialli, Mauro, Borgonovo con una fondazione contro sclerosi e malattie rare. Anche le partite di beneficenza fra cantanti, artisti, vecchie glorie dello spettacolo sono socialmente importanti come risonanza mediatica. L’aver testimonial nella moda e nello sport è un vantaggio che va oltre il mero incasso economico. Però, pure plaudendo a questi rari gesti umanitari, andrebbe studiato, a livello globale, un tetto sugli stipendi dei settori su citati.

Un discorso che andrebbe fatto capillarmente, a piccoli passi e con lungimiranza a livello italiano e quindi europeo, elaborando un piano per una maggior giustizia sociale.

Non si può vivere in un isolotto contornato di tanta povertà.

Albino Michelin

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