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Immigrazione italiana 1970-1990

46. La formazione professionale garanzia d’integrazione (4a parte)

Quando i primi immigrati del dopoguerra giunsero in Svizzera trovarono un sindacalismo a parer loro tiepido, poco combattivo e anche poco interessato ai loro problemi. Pur rendendosi conto che la loro forza contrattuale nei confronti del padronato era quasi nulla, molti italiani disertavano i sindacati svizzeri (taluni anche per risparmiare le quote sociali), preferendo magari iscriversi a organizzazioni vicine ai sindacati italiani. La situazione cambiò lentamente negli anni Sessanta e Settanta, quando il numero delle adesioni al sindacati svizzeri andò aumentando sempre di più, anche grazie all’opera di sensibilizzazione di connazionali con esperienze sindacali in Italia. Questi erano infatti convinti che, in Svizzera, nessuna conquista sociale a beneficio degli immigrati sarebbe stata possibile senza il sostegno sindacale.

La collaborazione del CISAP con la FLMO

Poiché gli iniziatori del CISAP, come pure le autorità italiane dell’epoca, pensavano di avviare un’attività sociale di ampio respiro in favore degli immigrati, fu per loro naturale e spontaneo coinvolgere da subito la Federazione dei lavoratori metallurgici e orologiai (FLMO), il ramo che occupava allora più stranieri. La risposta sindacale fu immediata e convinta, perché da entrambe le parti si riteneva fondamentale contribuire all’elevazione nel mondo del lavoro e nella società dei lavoratori immigrati.

L’intesa e la collaborazione tra il CISAP e la FLMO andarono via via intensificandosi. Esse furono suggellate dapprima da una serie di convenzioni regionali e infine, nel 1974, da una Convenzione Nazionale. Se la prima fu vista come «un accordo che farà scuola» (G. Cenni, direttore del CISAP), l’ultima rappresentò una sorta di consacrazione «di una lunga e fruttuosa collaborazione» e di un forte impegno condiviso per il futuro (G. Tschumi, segretario centrale della FLMO).

L’articolo 3 della Convenzione nazionale dava il senso e la direzione della collaborazione: «La FLMO e il CISAP si impegnano a sostenersi reciprocamente, a promuovere e a sviluppare le loro attività nel campo della formazione professionale e culturale. Dovunque il bisogno si fa sentire, la FLMO e il CISAP creeranno – secondo le loro possibilità – le condizioni favorevoli a una formazione professionale e culturale, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori immigrati. La FLMO e il CISAP si impegnano a suscitare l'interesse dei lavoratori per i problemi della formazione professionale, culturale e sindacale, ecc.».

Grazie al sostegno della FLMO le attività del CISAP si estesero ampiamente soprattutto nei Cantoni di Berna, Neuchâtel e Zurigo. Venne aumentata l’offerta dei corsi professionali (specialmente nei rami della meccanica, dell’impiantistica, dell’elettronica, della robotica, dell’informatica), furono istituiti corsi diurni per le nuove generazioni, fu promossa la formazione professionale delle donne, il corpo insegnante e istruttore fu incoraggiato e agevolato nel perfezionamento professionale attraverso una lunga serie di corsi ad hoc, istituzioni nazionali e internazionali s’interessarono all’organizzazione e al funzionamento della scuola. Nel periodo in esame i media puntarono sovente i riflettori su questa «realtà moderna e dinamica», «stupefacente», divenuta «una speranza per i lavoratori stranieri», «come una stella in mezzo all’Europa», ecc.

Collaborazione anche con l’USS

Nel 1984 fu conclusa un’altra Convenzione, stavolta con l’Unione Sindacale Svizzera (USS). Essa rappresentò una pietra miliare degli sforzi delle forze sindacali e del CISAP nel campo della formazione professionale dei lavoratori stranieri in Svizzera, ma anche una conferma della visione del problema che avevano avuto gli iniziatori del CISAP nel 1966. L’art. 1 della Convenzione diceva infatti che «l’USS conferma che le autorità e le organizzazioni professionali svizzere sono competenti per i problemi della formazione e del perfezionamento professionale».

Le convenzioni con le organizzazioni sindacali rafforzarono lo spirito originario del CISAP, che spingeva i responsabili della scuola ad estendere la formazione professionale al maggior numero possibile di lavoratori stranieri ormai non più solo italiani, ma anche di altre nazionalità, nella convinzione che attraverso di essa l’integrazione nel mondo del lavoro, delle libertà, delle possibilità e nella società sarebbe stata più facile. Probabilmente, però, non ci si rese sufficientemente conto che verso la fine del periodo in esame (1970-1990) il mondo del lavoro stava cambiando, la nuova immigrazione aveva altri bisogni, da affrontare con modelli e sistemi diversi, e la seconda generazione s’integrava sempre più … naturalmente. (Segue)

Giovanni Longu

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