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… forza della natura…

Care lettrici e cari lettori,

sono andata al cinema. Dopo tantissimo tempo. Mi sono goduta la sala vuota. Eravamo solamente in quattro. Mi sono pure permessa il lusso di togliermi la mascherina. Non è possibile guardare il film che ho guardato imbavagliata. Le emozioni fanno da padrone. La mascherina le maschera. Viene spontaneo il gesto del tutto naturale: il toglierla…

Del tutto naturale è stato cantare e ballare per la forza della natura che l’universo le ha regalato. Questo suo „naturelle“, questa sua autenticità innata, queste sue doti che Madre Natura le ha regalato, in „mano“ a persone distruttive, l’hanno schiavizzata. Umiliata. Resa oggetto. Un oggetto con un valore di mercato.

Non voglio scendere al clichè dell’uomo che domina la donna fisicamente e nel pensiero. Avviene anche al contrario.

Ma, „l’esecuzione“ e l’elaborazione di questo fenomeno, polarizza nettamente i due sessi. Mentre l’uomo „disturbato“ si pone come obiettivo di vita di essere e restare comunque un parassita della donna che „dice di amare“, la donna, domina, lascia tante ferite, ma poi, spicca il volo e si libera della „preda“. L’uomo resta anche quando la donna-bersaglio fisicamente si è liberata di lui, la sua ombra. I suoi incubi. Le sue paure che frenano di sbocciare altrove.

Il film che ho guardato e vi consiglio caldamente, è un documentario su Tina Turner! L’accento è sul suo essere donna, madre, moglie, femmina, una forza della natura in tutto quello che intraprende.

Il suo vero nome è Anna Mae Bullock. Cresce in una famiglia molto religiosa. Il padre, Richard, era infatti un pastore. All’età di dieci anni Tina canta già nel coro della chiesa della sua città, Nutbush. Una vita serena, fino all'abbandono del tetto coniugale della mamma. Un andarsene via, senza ritorno. Una sorte di punizione, come se la responsabilità del funzionamento di una coppia fosse dei figli.

Segue dopo anni di guerra tra la coppia il divorzio dei genitori e il trasferimento con la sorella Alline a St.Louis. Trasferimento fatale. Qui incontra il futuro marito e collaboratore: Ike Turner.

Ike rimane subito folgorato dalla voce e dal carisma della 17enne Anna. Nel 1960 registrano insieme il brano „ A Fool in Love“, diventando la coppia più celebre del rock degli anni Sessanta. Si sposano. Ma quello che sembra una favola d’amore, in realtà si trasforma in un vero incubo. In un’ossessione. In distruzione dell’essenza di Tina. Nel possederla e nel sentirsi in diritto di farlo.

A 40 anni Tina chiude definitivamente il capitolo Ike e comincia una nuova vita. Non ha un soldo in tasca e riparte dai piccoli locali di periferia, suonando e cantando quasi ogni sera per una manciata di dollari. Ma il successo, stavolta come solista, non tarda ad arrivare.

Nel 1983 pubblica il singolo Let’s Stay Together e ottiene un incredibile successo. Due anni dopo trova anche l’amore: a stregarla è il compositore tedesco Erwin Bach. Lei ha 46 anni, lui 30.

Nel 2018, un altro tsunami fa a pezzi il cuore di Tina: il figlio Craig, 59 anni, si suicida sparandosi con la pistola di famiglia nel suo ufficio di Los Angeles. „Ho pensato di togliermi la vita anche io“, ha confessato di recente la Turner parlando della morte del suo „bambino“. Per una mamma, i propri figli restano sempre „i suoi bambini“. In barba ai paragrafi, alla regolamentazione della maggiore età. In barba alle regole sociologiche.

E, dopo uno tsunami, quale la brutale ferita di una parte del proprio cuore, la perdita del suo „ bambino“, da guerriera quale è, Tina è andata avanti. Più forte del dolore. Resta l’amore. Con la A maiuscola. Senza catene. Girovagante nell’universo.

Sono uscita dal cinema carica. Ho sempre adorato Tina Turner. Riesce a coinvolgere tutti. Parla senza parlare. Esprime con il suo corpo. Con la sua voce. Con il suo sorriso. Carica. Accarezza. Riscalda.

Una vera forza della natura. Grazie Tina Turner.

Graziella Putrino

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