L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

La banca deve pagare

Un'interessante sentenza del Tribunale di Appello

Un’interessante sentenza è stata pubblicata negli scorsi giorni sul sito del Cantone Ticino. Si tratta di una decisione del Tribunale di Appello (istanza di secondo grado a livello cantonale) dello scorso mese di novembre che riguarda una richiesta di risarcimento, presentata da un cliente che ha subito un danno a seguito del furto di informazioni da parte di un ex consulente della banca che le aveva poi vendute al fisco di alcuni stati. Il fatto, avvenuto nel 2007, aveva fatto parlare molto la stampa nazionale e mondiale alcuni anni orsono.

Poiché il conto cifrato non era stato dichiarato al fisco, il cliente francese ha iniziato le pratiche per “scudare” detti averi. Lo scudo fiscale, organizzato all’epoca dal governo italiano, permetteva,infatti, pagando tutta una serie di importi, di regolarizzare la posizione fiscale con lo stato della penisola.

Davanti alle autorità giudiziarie ticinesi il cliente ha chiesto di essere risarcito dell’importo, pari al 7% dell’avere sul conto (poco piú di 1 milione di euro), versato al fisco italiano.

Il cliente aveva anche sostenuto, facendo valere il danno subito, che se la banca lo avesse avvertito del furto prima di quanto l’informazione era stata effettivamente comunicata, egli avrebbe potuto scudare i suoi avere ad un tasso preferenziale del 5% e non del 7% come avvenuto

L’istruttoria ha permesso di accertare che la banca, nell’estate del 2008, aveva innanzitutto segnalato al Ministero pubblico l’esistenza di un possibile furto di dati bancari dei clienti. Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 tutti gli organi della sede centrale della banca sono stati informati del furto. Subito la banca ha poi istituito una task force incaricata di determinare cosa fosse successo e soprattutto quanti clienti erano effettivamente implicati. Solo a fine 2009 la banca comunica, via stampa, che i clienti interessati dal furto dei dati erano “meno di 10”. A marzo 2010, una volta ricevuta una copia dei dati trafugati si è potuto appurare che in realtà tutti i 24'000 clienti della banca erano stati toccati dal furto di dati.

Quello che ha fatto storcere il naso al tribunale e ha motivato la responsabilitâ della banca è il fatto che gli organi dell’istituto bancario a far tempo dall’inizio del 2009 fino a marzo del 2010 si sono ben guardati dall’informare compiutamente i clienti sul grande numero di dati sottratti. È stato appurato che la banca ha sempre sostenuto il furto di dati per un massimo di 10 clienti e che a molti clienti che avevano chiesto informazioni, tra i quali anche il cliente francese, era stato comunicato che il loro nome non appariva nella lista ristretta appena indicata. Era in pratica stato deciso, dai vertici bancari, per evitare il panico nella clientela che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose per la stessa banca, di omettere qualsiasi informazione ai clienti fintanto che l’entità esatta del furto di dati non fosse stata stabilita.

Come visto tra i clienti rassicurati vi era anche il cliente francese che, proprio a causa di questo ritardo, ha potuto scudare i propri averi solo ad un tasso del 7%, invece del 5%, se l’informazione fosse stata data a tempo.

Per la Corte, attuando come hanno attuato, “gli organi dirigenti della banca hanno interposto i loro interessi a quelli dei clienti”.

Dopo aver disquisito sulla giurisprudenza del Tribunale Federale secondo la quale “un debito fiscale e/o una multa fiscale non sono scaricabili su terzi” i giudici arrivano alla conclusione che anche se si tratta di una multa fiscale, il risarcimento è comunque dovuto. Fondamentalmente i giudici cantonali hanno cercato di proporre un’eccezione al principio di non rimborso del debito fiscale ai sensi della giurisprudenza del Tribunale Federale, insistendo sulla seguente ragionamento: le violazioni contrattuali della banca hanno indotto il cliente francese a credere di essere protetto dal segreto bancario e a non usufruire subito dello scudo fiscale.

Molto verosimilmente la banca avrà ricorso al Tribunale federale che in Svizzera ha sempre l’ultima parola. In attesa di vedere cosa decideranno i nostri massimi giudici una buona settimana a tutti.

Mauro Trentini

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com