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Abbandono del posto di lavoro

Nessuna lettera di disdetta se l'abbandono è ingiustificato

Caro Avvocato,

l’anno scorso avevo assunto una donna delle pulizie. Questa, dopo avermi annunciato le vacanze (previste da meta giugno fino a fine luglio) non è più rientrata. Oggi pretende da me una lettera di licenziamento. È giusto?

Antonio

Caro Signor Antonio quanto da Lei esposto è una situazione non proprio delle piû rare. Anzi si è presentata pure al sottoscritto. Di richieste a posteriori di licenziamento, in questi casi, proprio non se ne parla.

Una donna delle pulizie come qualsiasi altro lavoratore sottosta al diritto e più precisamente alle disposizioni del capitolo contratto di lavoro, del nostro Codice delle Obbligazioni (Art319 segg). Come tale la lavoratrice beneficia di diritti ma sottostà anche agli obblighi. Il contratto di lavoro, come già accennato da queste colonne è quel contratto nell’ambito del quale il lavoratore s’impegna a lavorare e il datore di lavoro a pagare un salario. Quindi l’equazione è molto semplice: se tu lavori e fai quello che ti viene richiesto io ti pago.

Il licenziamento o la disdetta del rapporto di lavoro è invece quella manifestazione di volontà (generalmente scritta) che fa capire all’altro che quel lavoro non lo voglio più fare (se viene dal lavoratore) o che quel lavoro non lo devi più fare (se viene dal datore di lavoro).

Orbene, se un lavoratore, dopo le vacanze, che tra l’altro deve annunciare a tempo, non riprende la sua attività, manifesta per atto implicito di non essere più interessato a quel preciso lavoro. Per atto concludente manifesta proprio questa volontà. Di licenziamento, quindi, non se ne parla poiché è già il lavoratore che si è per cosi dire licenziato non presentandosi più sul posto di lavoro. Quanto precede, fatti salvi motivi gravi che il lavoratore puó giustificare (ad esempio una malattia con tanto di certificato medico). Non sicuramente delle risposte, a domande precise, come quelle che seguono: buongiorno signora X quando rientra a lavorare? Posso contare su di una sua presenza per la settimana prossima? (quando è stato inviato questo messaggio alla signora X il periodo di ferie preannunciato dalla lavoratrice era già scaduto da alcune settimane)

No, guardi è cosí bello qui che forse rientro alla fine del prossimo mese. Poi mi si è rotta la porta di un armadio che sto riparando in questi giorni!

Può sembrare surreale questo dialogo ma è proprio quanto è stato risposto dalla signora X allo scrivente.

Ovviamente ho risposto per le rime: se non rientra per la fine di questo mese sarò costretto a cercare un’altra persona che svolga il suo lavoro, intesi? Buone vacanze comunque.

Quello appena descritto è un classico e purtroppo non raro “abbandono ingiustificato del posto di lavoro”. Abbandono che non è giustificato da nessun motivo grave che possa imporre al datore di lavoro di avere ulteriore pazienza e attendere i comodi del lavoratore. Anzi, il Codice delle obbligazioni al suo art. 337d, indica pure che in questi casi il datore di lavoro ha il diritto di chiedere un risarcimento al lavoratore corrispondente a ¼ del salario mensile più eventuali danni suppletivi. Questo danno lo si può far valere compensando quanto dovuto al lavoratore con quanto il datore deve al lavoratore. Se il salario invece è già stato pagato occorre rivolgersi ad un giudice entro 30 giorni dall’abbandono del posto di lavoro.

Ecco caro Signor Antonio, come si presenta la situazione da lei esposta. Essendo presumibilmente i 30 giorni dall’abbandono del posto di lavoro già trascorsi, il recupero del 25% del salario dovuto alla lavoratrice, oggi è impossibile. Spero solo che come il sottoscritto, lei abbia potuto nel frattempo trovare una nuova donna delle pulizie, più capace e professionale di quella che aveva prima.

Come sempre una buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

 

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