L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Oltre la cura…

Franco Battiato 23 marzo 1945 - 18 maggio 2021

Care lettrici e cari lettori,

Molti siciliani hanno fatto notare che i due vulcani, l’Etna e lo Stromboli, sono tornati in attività in contemporanea con i funerali del maestro Franco Battiato. Un modo consone per salutare la dipartita di „un artista“, figlio della Sicilia. Franco Battiato ci ha lasciati fisicamente a 76 anni, martedi scorso, il 18 maggio.

E così vogliamo pensare che anche la mamma di tutto il popolo etneo, la nostra montagna viva che ci accudisce e ci bastona tutti, abbia voluto piangere oggi uno dei suoi figli più vulcanici con questa fontana di lava all’alba che illumina il primo giorno buio – si legge sul post a firma di Alessandro Bonforte ed Eugenio Privitera -. „Per noi, e speriamo per tutti, questa del 19 maggio 2021 resterà la ‚Fontana di Franco Battiato‘. Ciao Maestro“.

Franco Battiato non ha mai amato le definizioni, le etichette. In più di una intervista disse di non sentirsi racchiuso all’interno di una casella, scrittore, compositore, musicista, cantautore, regista.

Lui diceva di essere solo “un Artista“. Un Artista che nel corso della sua carriera ha esplorato tante forme di espressione, restando sempre ancorato alla Musica, “la disciplina a cui appartengo“, sottolineava fino a qualche anno fa.

Non amava le etichette, cosi come Franco Battiato non ha mai amato nemmeno che lo si indicasse come Maestro. Forse lui non amava questa definizione, ma rimane un faro. Basta solo guardare cosa è stato capace di fare con la sua vita, trasformando le sue ansie, il suo dolore umano, la sua lotta da rivoluzionario. Da visionario a grande esploratore dell’esistenza umana. E le sue canzoni raccontano proprio il modo in cui lui vedeva l’uomo. Percepiva sé stesso. E voleva, vuole essere percepito.

Si può essere estremamente pop ed estremamente colti? Si può coniugare l’alto di una citazione filosofica, di un luogo mitologico al basso di un dancefloor di una discoteca e di una sagra di paese?

Fino al 1981, avremmo pensato che sarebbe stato impossibile, di fronte al netto steccato, un muro elevatissimo, che fino ad allora divideva il cantautorato più impegnato e intellettualistico dal novero del nazionalpopolare più spiccio.

Fino al 1981 appunto, quando uscì „La voce del Padrone“ di Franco Battiato: sette canzoni rivoluzionarie, una dietro l’altra, che introiettavano tutti i nuovi ritrovati dell’elettronica (con cui Franco aveva sperimentato non poco negli anni precedenti) a testi ricercatissimi eppure ballabilissimi. E a una critica sulfurea di quel presente consumistico ed edonistico che si annunciava all’alba degli anni’80: di sinistra? Di destra?

Battiato non l’avrebbe mai dato ad intendere in termini di proclama, di sbandieramento, giocando sempre sull’equivoco.

Non che non si fosse annunciata, negli anni precedenti, la rivoluzione: già dall’Era del Cinghiale Bianco, anno 1979, Battiato aveva mollato i lidi della avanguardia assoluta, praticata negli anni precedenti di Pollution, le formule chimiche diventate strofe, sul pop, appunto, colto ma era l’inizio di un percorso. Compiuto appunto con La voce del Padrone : la linea da allora era tracciata.

Arrivarono i dervishes turners , i treni di Tozeur. Da misteriosi sarebbero entrati a far parte del linguaggio di ognuno accompagnando un viaggio a tappe nella memoria di Battiato: l’infanzia in Sicilia e poi l’arrivo a Milano con quella «linea tre che avanza». E regalandoci, oltre alla velocità, della memorabile e anche amara lentezza, quella di Povera Patria o di Ti vengo a cercare: una rivoluzione «internazionalista» peraltro, perché anche all’estero si sarebbero innamorati di lui, scoprendo che la via italiana alla musica non era solo il neomelodico standard.

Forse provato dalle sofferenza fisiche, appariva meno rivoluzionario negli anni della vecchiaia, meno spietato, ma non per questo meno lucido.

Anche nell’addio, lento e silenzioso, nella sua casa sull’Etna, a Milo, con l’ultimo struggente saluto, Torneremo ancora, un requiem quasi scritto per sè stesso. Un novello Mozart.

Iniziavo scrivendo che Battiato ci ha lasciati fisicamente. Con il saggio su „La cura“, la canzone che definisce Battiato, Maurizio Macale, ci invita a guardare oltre la cura.

Con il presente saggio su „La Cura“ di Franco Battiato /M.Sgalambro, Maurizio Macale ha inteso rendere un doveroso tributo ad una canzone-sinfonia davvero unica al mondo… Sintesi perfetta di tutto ciò che Battiato è andato ricercandone nei suoi vari decenni di intensa creazione Spirituale, artistica ed umana, esempio ideale di fusione impegno interiore, di ricerca, di altruismo, di premura verso il proprio simile, di amore senza condizioni, di supremo interesse verso la vita e gli inciampi di qualunque Creatura si trovi, per avventura o per missione o, ancora, per decisione transcendente. Battiato spaziava in tutte le religioni.

La preghiera “preferita” di Battiato era quella di Charles De Foucauld

Lo ha detto Padre Orazio, uno dei due sacerdoti che ha celebrato i funerali del cantautore siciliano. „La lesse nel 2017 agli studenti di Linguaglossa. La recitava tutte le mattine“.

Franco Battiato recitava una preghiera del beato Charles de Foucauld, l’ “apostolo del deserto” che, secondo quanto deciso lo scorso 3 maggio da papa Francesco, verrà presto canonizzato.

Quella preghiera – che nel suo incipit recita “Padre mio, io mi abbandono a Te” – è stata donata nel giorno die funerali di Franco Battiato ai giornalisti dal sacerdote di Linguaglossa, Orazio Barbarino, caro amico del cantautore siciliano.

Mi piace immaginare Franco Battiato, tra gli odori e colori delle pendici dell Etna, in simbiosi ca muntagna, mentre recita la sua preghiera:

Padre mio, io mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace

Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto,

la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature.

Non desidero altro, mio Dio; affido l’anima mia alle tue mani

Te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.

Ed è un bisogno del mio amore di donarmi, di pormi nelle tue mani,

senza riserve, con infinita fiducia, perchè Tu sei mio Padre.

Alla ricerca di quel padre, senza il quale ha dovuto affrontare tutto e tutti.

Alla ricerca di una cura contro il sentirsi abbandonati e altro. Ecco come Battiato, in modo sottile e confortante resterà presente

oltre la cura“…

Graziella Putrino

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com