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Il ritorno alla natura- Il papavero selvatico

(Papaver rhoeas)

Papaver origina dal celtico papa = pappa, allusione a una tipica usanza di mischiare il succo di questa pianta alla pappa, per fare dormire i bambini. Rhoeas dal greco reo = scorrere via, allude al fatto che i petali volano ad ogni soffio di vento.

Detto anche Papavero comune o Rosolaccio è una pianta delle Papaveracee considerata infestante nei campi di cereali. Il nome popolare “rosolaccio”, infatti, sta a significare proprio “rosa dei campi”. Ai giorni nostri il papavero sta diventando abbastanza raro, a causa anche dei diserbanti selettivi, e sempre più raramente lo vediamo rosseggiare tra le spighe dorate e i bellissimi fiordalisi. Ora lo possiamo trovare confinato nei terreni incolti e ai margini dei viottoli di campagna.

Pianta erbacea annuale, cresce nei campi di cereali, sulle scarpate e sui terrapieni di tutta l’Europa centrale e orientale, nell’Asia occidentale e centrale e nel Nord Africa. Il genere Papaver comprende più di 70 specie, di svariati colori e di dimensioni diverse. Alcune specie possono anche raggiungere il metro di altezza, mentre le varietà nane sono alte appena 20-25 cm.

I fiori dei papaveri rossi sono posti all'estremità di esili fusti pelosi e hanno petali vellutati, dalla bellezza effimera. Gli steli dal portamento eretto sono robusti e lunghi. Hanno una fitta peluria e sorreggono foglie allungate con bordi dentellati. Tutta la pianta emette un forte odore e produce un succo lattiginoso bianco e acre. I fiori iniziano a sbocciare da metà maggio fino a giugno ma esistono varietà tardive che protraggono le loro fioriture fino a ottobre. È proprio il fiore a contenere preziosi principi attivi che vengono adoperati nella farmacopea ufficiale.

 

COME SI UTILIZZA

I teneri germogli di papavero, raccolti all’inizio della primavera, sono squisiti in insalata, conditi semplicemente con olio e limone. Il papavero è eccellente in misticanza insieme ad altre erbe di campo spontanee, come ad esempio la cicoria, il tarassaco, l’ortica ecc.

Se intendete utilizzare i petali per le tisane, raccoglieteli prima che appassiscano e cadano, facendoli poi essiccare all'ombra, disponendoli su fogli di carta o su un telo, e metteteli in un luogo caldo e ventilato. Se è necessario, muoveteli in modo che non anneriscano o acquisiscano un colore troppo scuro a causa dell'essiccazione. Portata a termine l'essiccazione, conservateli in un barattolo di vetro a chiusura ermetica, premendoli leggermente in modo che resti la minor quantità di aria possibile all'interno del barattolo, che porrete in un luogo non esposto alla luce.

Se volete conservare le capsule intere oppure soltanto i semi contenuti nelle capsule, raccoglietele prima dell'essiccazione, che provocherebbe la fuoriuscita dei semini. Lasciate essiccare le capsule e conservatele in un barattolo a chiusura ermetica. Se invece intendete conservare solo i piccoli semi, aprite le capsule essiccate e prelevate i semi. Se non sono completamente essiccati, portate a termine il processo di essiccazione esponendoli al sole, ma attenzione all'umidità della notte e alla rugiada del mattino che comprometterebbero il processo.

Uso interno

I petali possono essere usati come infuso o decotto come blando lassativo. Le sue proprietà calmanti e leggermente narcotiche sono dovute agli alcaloidi presenti. Si rivelano utili contro l'insonnia, per la tosse insistente, la pertosse e l'asma bronchiale.

Tisana: uno dei modi più semplici per usare il papavero è sicuramente sotto forma di tisana. Per preparare l’infuso è necessario mettere in acqua bollente l’equivalente di circa un cucchiaino di petali essiccati per tazza d’acqua. Trascorsi 10 minuti filtrare e bere ancora caldo. Questa tisana è particolarmente indicata la sera per conciliare il sonno ma anche per sfruttare le altre proprietà del papavero, ad esempio per calmare la tosse.

Decotto (contro l'insonnia): portate a bollore un litro di acqua e aggiungetevi da 8 a 10 capsule di papavero rosso essiccate e fate bollire. Continuate a far bollire per 10 minuti circa e filtrate. Assumete il decotto tiepido. Proprietà: sedativo, antispasmodico, bechico, emolliente, sudorifero.

Tintura madre: è la formulazione erboristica più diffusa di questa pianta, dopo i petali essiccati. Può essere usata la sera per dormire meglio ma anche per calmare la tosse o ridurre l’ansia e lo stress. Sempre sotto forma di tintura madre è possibile trovare anche l’estratto di papavero californiano, detto anche “escolzia”, noto per le sue proprietà sedative e concilianti il sonno.

Sciroppo per la tosse: quando si parla di tosse, rimedi naturali come il papavero sono tra i più efficaci. Il procedimento è semplice, innanzitutto è necessario porre 35 grammi di fiori di papavero essiccati in mezzo litro di acqua bollente per almeno 10 minuti. Quindi unire 600 gr di zucchero di canna e scaldare nuovamente sul fuoco mescolando per alcuni minuti fino ad ottenere una miscela densa. Secondo la tradizione, bere uno o due cucchiai al giorno di questo scioppo facilita la guarigione dalla tosse.

Uso esterno

Infuso per la pulizia del viso: porre una manciata di petali di papavero in 300 ml di acqua bollente, lasciare in infusione per 10 minuti e quindi filtrare. Utilizzare l'infuso cosí ottenuto per fare una pulizia del viso prima di applicare i prodotti solitamente utilizzati.

Impacchi contro le rughe e infiammazioni della pelle: si fanno macerare 50 gr di fiori in mezzo litro d'acqua bollente per mezz'ora, quindi si filtra e si spremono bene i fiori. Con il liquido ottenuto si fanno degli impacchi mattino e sera per alcuni giorni. Non è necessario prepararlo nuovo ogni volta: basta consevare la parte rimanente in frigorifero. Anche i cataplasmi caldi degli infusi dei fiori sono ottimi applicati sulle palpebre come antinfiammatorio.

In cucina

Un tempo le contadine, all’inizio della primavera, insieme agli altri ortaggi selvatici di cui erano ricchi i campi, amavano cogliere anche le rosette fogliari di questa pianta che, lessata e condita, costituivano una buona verdura di contorno.

I semi di papavero erano utilizzati in cucina già nell’antichità. I Romani li adoperavano per dare sapore a moltissimi piatti e li consideravano anche dei potenti afrodisiaci. I Galli, invece, li spremevano per ottenere l’olio. Molto diffusi sulle tavole del Nord Europa, in Italia sono presenti in ricette tradizionali del Trentino Alto Adige. Neri o bianchi, aromatici e gustosi, contengono innumerevoli oli essenziali, e vengono utilizzati soprattutto per condire e regalare un particolare sapore ai piatti.
I semi di papavero sono usati soprattutto per arricchire prodotti da forno come pane, grissini, cracker, schiacciate e dolci come lo strudel. Ma il loro utilizzo non si esaurisce qui. Ottimi nel curry
, nelle insalate e nelle zuppe, possono insaporire, in sostituzione o in aggiunta al muesli, latte o yogurt a colazione.

 

PROPRIETA`

Azione sedativa ed espettorante: gli alcaloidi presenti nel fiore calmano il sistema nervoso e favoriscono il sonno. Quindi, è efficace in caso di ansia, stress e insonnia. Inoltre il papavero comune è un ottimo antitussivo utile nel trattare la tosse ostinata e favorire l’espulsione del muco. Si rivela anche utile in altre affezioni dell'apparato respiratorio come bronchiti, tubercolosi e pertosse.

Azione diaforetica: la presenza di una percentuale minima di codeina, attraverso l’aumento della sudorazione, fa scendere la temperatura corporea ed aiuta ad abbassare la febbre. 

Lassativo naturale: le mucillaggini e le fibre esistenti nel rosolaccio ammorbidiscono le feci favorendo l'evacuazione. Grazie al loro contenuto in fibre presenti nella cuticola (la pellicina che ricopre i semi), regolano la motilità intestinale e migliorano l’assorbimento di nutrienti, mantenendo sano l’intestino.

Azione lenitiva: viene impiegato per lenire scottature e infiammazioni della pelle.

Per il colesterolo alto: i semi di papavero, grazie alla presenza di fitosteroli, come pure l’acido oleico e l’acido linoleico, riducono la concentrazione di colesterolo cattivo (LDL) e aumentano quello buono (HDL), oltre a tenere sotto controllo il livello degli zuccheri. Il consumo di semi di papavero è utile, dunque, per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Contro l'osteoporosi: il calcio contenuto nei semi di papavero, poi, contribuisce alla buona salute delle ossa, per cui se ne consiglia l’assunzione soprattutto agli sportivi e agli anziani, in particolar modo alle donne per  contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi.

La ricetta

Strudel ai semi di papavero

Per l'impasto:

  • 80 g di burro
  • 120 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 1/8 l di latte
  • 500 g di farina
  • 1 bust. di lievito per dolci
  • 1 bust. di zucchero vanigliato

Per il ripieno:

  • 60 g di zucchero
  • 60 g di miele
  • 1/8 l di latte
  • 80 g di pangrattato
  • 150 g di semi di papavero macinati
  • 30 g di uva sultanina e un po‘ di scorza di limone grattugiataMescolare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e lavorarlo bene. Per il ripieno, portare il latte a bollore, unire zucchero e miele, incorporare poi lentamente i restanti ingredienti, fino ad ottenere un massa spalmabile. Stendere l‘impasto su un canovaccio infarinato e distribuirvi il ripieno al papavero. Arrotolare lo strudel e spennellarlo con un tuorlo d‘uovo sbattuto. Cuocerlo infine per 60 minuti in forno a 180°C. Spennellare ancora caldo con acqua zuccherata.  

CURIOSITA'

I papaveri sono protagonisti di alcune delle più famose canzoni della musica italiana. Al Festival di Sanremo del 1952, la cantante e attrice Nilla Pizzi si aggiudicò il secondo posto della kermesse con“Papaveri e papere”. Il brano, apparentemente leggero e infantile, in realtà era carico di satira politica con i potenti indicati come i “papaveri alti, alti” e le papere a rappresentare tutti coloro che il potere lo subiscono. La canzone riscosse un successo così grande che venne tradotta in quaranta lingue e fu incisa da artisti del calibro di Bing Crosby, Eddie Constantine, Yves Montand e Beniamino Gigli. La guerra di Piero, del cantautore genovese Fabrizio De Andrè, è un’altra celebre canzone in cui compaiono i papaveri. Contenuto nell’album Tutto su Fabrizio De Andrè del 1966, il brano è considerato un inno contro la guerra e l’attacco recita: “Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma son mille papaveri rossi”.

Stefania Calzà Santoni

 

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