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Uno sguardo sugli ex tempore della penisola

Niente da fare, quel catalogo fra i tanti che conservo e che appartengono al mio passato, non lo ho trovato. La causa, se ve ne è una, sono le tante scartoffie cumulate nel tempo che mi dimentico di buttare.

Pensandoci sopra mi è sorto un dubbio: che non sia rimasto laggiù nel mio studio di Venezia? Chi mi ha messo questo grillo in testa è stata quell'accorta di Esther che, saputo al volo di tale impiccio, in pochissimo tempo me lo ha fatto comparire sullo schermo del computer.

Su quel catalogo che per me non ha risentito del lungo tempo trascorso, vi sono delle frasi di un noto critico d'arte alquanto scattanti su dei miei dipinti di quando il mio credo era un certo neo-futurismo.

Sapevo che quelle poche frasi, anche se scolirate dal tempo, sarebbero state utili, anzi avrebbero fatto buon gioco sulla mia biografia. Biografia tratta in parte dagli scritti, cioè accenni critici alla mia partecipazione a tante mostre sia collettive che personali.

E a proposito delle mostre collettive o ancora dei premi di arte figurativa quasi sempre nelle mani di piccole e grandi istituzioni pubbliche, vi sono anche i così detti Ex tempore che da come sono organizzati dovrebbero dare un certo lustro ai paesi che li organizzano.

Qualcuno si chiederà, ma cosa sono gli ex tempore? Il Grande Dizionario Italiano di Hoepli li definisce così: “All'improvviso, senza preparazione”. Nell'arte sono degli interventi a cielo aperto dove gli artisti, fatta timbrare la propria tela, dipingono con il loro “talento” - se vi è talento - uno scorcio o ancora i paesaggi del luogo dove si svolge questa particolare kermesse artistica con tanto di premi, riconoscimenti e coppette varie.

Per me gli ex tempore sono ormai degli episodi alquanto scoloriti di uno che ha continuato a fare il pittore.

Andrea Pagnacco

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