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La privacy di un collezionista

Nei primi giorni di aprile, e sottolineo primi e non il primo, ho approfittato di un'occasione molto stimolante, quella di visitare una villetta nel cantone di Soletta dove risiede un imprenditore di origini italiane che ho frequentato a suo tempo per un motivo che ci univa entrambi, amava l'arte moderna, soprattutto quella veneta.

Come mi accolse in ”pompa magna” subito sfoderò il suo credo e cioè far conoscere solo a una ristretta cerchia di amici la sua collezione d'arte figurativa comprendente un'insieme ben calibrato di disegni, incisioni e dipinti di piccole dimensioni di artisti italiani dell'altro secolo.

Vittorio, questo è il suo nome di battesimo e non di più, è un imprenditore nel campo delle carni da macello e il suo business sono certi maiali italiani che ricordano alla lontana quelli di San Daniele del Friuli.

Eh si, questo signore con il tempo, vivendo all'estero, fece fortuna tanto che decise di farsi una collezione d'arte moderna. Una collezione a suo dire “segreta” e non sbandierata ai quattro venti con delle clausole precise: che non si sapesse assolutamente l'identità del proprietario.

Il clou della sua collezione è un piccolo paesaggio ad olio di un noto artista abruzzese e cioè Francesco Paolo Michetti, nato in provincia di Pescara nel 1851 e spentosi nel 1929. Paolo, dai saggi e testi critici scritti su di lui è stato un maestro di grande tempra, a volte religioso-visionaria e quel che conta, un fine materico, raro da trovarsi nella sua epoca.

Altri lavori della collezione, tutti di misure modeste, che ho apprezzato sono stati un provocante solare nudo di Renato Guttuso, una marina increspata e coloristicamente costante nei colori di Carlo Carrà, un frammento metafisico di Giorgio De Chirico e una toccante e ardita composizione di suo fratello Savinio. Di veneti poi, ossia della mia regione, ho notato con piacere la felice presenza di un “lirico” Giuseppe Santomaso e la forza nelle pennellate di un maestro come è stato Emilio Vedova.

Prima di uscire, dopo averci scolato una mezza bottiglia di ottimo Amarone, Vittorio mi ricordò di rispettare alla lettera la sua privacy.

Andrea Pagnacco

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