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Figli

In memoriam di Mattia Torre.

Roma, 10 giugno 1972 – Roma, 19 luglio 2019.

Care lettrici e cari lettori

I figli.

Siamo gioie. Dolori. Soddisfazioni. Delusioni. Amarezze. Dolcezze. Preoccupazioni. Spensieratezza. Arrabbiature. Pianti. Sorrisi. Silenzi pesanti. Notti insonni. Attese. Nostalgia. Ritrovi. Riconciliazioni. Abbracci. Baci.

Tutto.

Neanche la perfida morte ci toglie il titolo di «figli»:

«Essere figli è un privilegio che solo quando ti viene sottratto dalla vita comprendi perché è facile cadere nelle malinconiche assenze di volti, voci e abbracci che ti hanno fatto grande… anche se faresti di tutto per tornare bambino e ritrovarlo ancora lì quell’abbraccio con cui stringevi tutto il tuo mondo.” Una riflessione profonda del collega giornalista e scrittore Gianfranco Iovino che è diventata un Mantra.

L’essere figli e figlie è qualcosa che fa parte della nostra identità, da quando veniamo al mondo, il seme che è sbocciato, prendendo una sua forma unica, irripetibile, indipendente dal nostro nome e cognome, che ci vengono burocraticamente attribuiti. Restiamo figli, anche se poi diventiamo mariti, mogli, compagni di viaggio, padri o madri, donne e uomini in carriera o, mendicanti. Avremo, crescendo e maturando, delle responsabilità e non sempre sapremo, sappiamo prendere e gestirle. In questi momenti, ci sarà e c’è quella voce adulta che sentiamo come custode dei più bei ricordi regalati, a colori o in bianco e nero, quelli dell’infanzia e dell’adolescenza. Dei periodi brutti. Dei momenti belli.

Saremo e resteremo figli e figlie sempre e per sempre, perché quella specifica battuta, quel consiglio, quella preoccupazione con voce calda, quei litigi che ci hanno fatto stare male e quelle incomprensioni ce li porteremo e portiamo sempre con noi, nel profondo dell’anima.

Non ce li toglie niente e nessuno.

«Voglio fare i complimenti a mio padre che è riuscito a vincere questo premio anche se non c’è più. Dedico questo premio al mio fratellino Nico che mi fa ammazzare dalle risate e a mia madre che non si arrende mai e ringrazio le ostetriche che fanno nascere i bambini e ai medici che cercano di tenerli qua. Bravo papà!».

Non è possibile non avere una fitta al cuore per la commozione che suscitano queste parole dette con una dolcezza e gratitudine immensa da una figlia in tenera età. Una figlia.

Dal papà Mattia, con indubbiamente l’attento e immenso supporto e affetto della mamma Francesca, la piccola Emma Torre ha ereditato la capacità di arrivare dritta al cuore della gente. Ci è riuscita da figlia, stemperando con l’ ironia ogni possibile accenno di retorica e di tristezza. E, con la naturalezza di una figlia amata incondizionatamente, lo scorso giovedi sera la dodicenne, figlia dello sceneggiatore e regista Mattia Torre, scomparso nel 2019 dopo una lunga malattia, ha commosso il Teatro Delle Vittorie e i milioni di spettatori che la seguivano da casa, ritirando il David di Donatello vinto dal papà, autore della sceneggiatura del film Figli.

Onoriamo Mattia Torre andando a guardare il suo film che ci ricorda, anche se spesso facciamo i duri, il privilegio di essere figli…

Graziella Putrino

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