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Unioni omosessuali e benedizione sacramentale

Recentemente i media hanno informato che in diverse parti del mondo coppie omosessuali sono state benedette da un sacerdote cattolico. Interpellata sulla liceità di queste benedizioni, la Congregazione per la dottrina della fede (CDF) ha risposto che «non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso». La discussione tra sostenitori e oppositori non si è fatta attendere. In questo articolo se ne parla non per darne conto, ma perché il fenomeno concerne anche la Svizzera e, soprattutto, perché pone diversi interrogativi, che riguardano non solo i cattolici ma l’intera società.

Le coppie omosessuali sono discriminate?

Non molti anni fa, in molti Paesi si discuteva sui diritti civili fondamentali delle coppie omosessuali rispetto alle coppie eterosessuali. Nel frattempo, in quasi tutti i Paesi liberali e democratici, Svizzera e Italia comprese, le coppie omosessuali hanno ottenuto il riconoscimento giuridico, che comporta diritti e doveri simili a quelli delle coppie eterosessuali sposate, anche se l’estensione dei diritti non è ovunque la stessa. In alcuni Paesi, per esempio, possono adottare, in altri no. Alcuni Stati consentono la «maternità sostitutiva» (una donna provvede alla gestazione del nascituro per conto di una o più persone, che saranno il genitore o i genitori), altri invece la vietano.

In punto di diritto, dunque, le coppie omosessuali non sono in generale discriminate rispetto alle «coppie eterosessuali», perché non vengono private di alcun diritto fondamentale loro spettante per legge, a meno che sia considerata discriminatoria la stessa legge e in tal caso bisognerebbe battersi per cambiarla.

Per quanto riguarda la Svizzera, le coppie omosessuali possono farsi registrare come «unione domestica registrata» (in tedesco: Eingetragene Partnerschaft). In tal modo la legge conferisce loro gli stessi diritti e le stesse protezioni riconosciute alle coppie eterosessuali, ad eccezione dell’adozione di bambini e della «maternità sostitutiva» (vietata dalla Costituzione federale). La situazione è però in evoluzione.

L’anno scorso, infatti, il Consiglio nazionale ha approvato un disegno di legge che prevede per le coppie omosessuali il diritto all’«unione matrimoniale» (e non solo all’«unione domestica registrata») e alla «procreazione medicalmente assistita» per le coppie lesbiche. Per diventare legge, però, il testo dovrebbe essere approvato anche dal Consiglio degli Stati e, soprattutto, superare l’incognita del referendum.

La problematica nel campo cattolico

La problematica relativa alle coppie omosessuali non si limita al terreno sociale e politico, perché da qualche tempo ha investito anche la Chiesa cattolica, soprattutto quando concerne cattolici «che manifestano la tendenza omosessuale» ai quali la Chiesa non può rifiutare «gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (papa Francesco).

D’altra parte, la Chiesa non può stravolgere il Magistero tradizionale che considera il matrimonio un patto «con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole» e per questo «tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento» (Catechismo della Chiesa Cattolica). E poiché le benedizioni sulle persone «sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita» (CDF).

Ciononostante, ci sono sacerdoti, soprattutto in Germania ma anche in Svizzera (e in altri Paesi), che continuano a benedire coppie omosessuali, talvolta in pubblico davanti alle telecamere, quasi volessero inviare un chiaro messaggio di dissenso al Vaticano.

Non sta a chi scrive giudicare quel che fanno questi sacerdoti, ma è perlomeno sorprendente che una manifestazione del genere, in Germania, con centinaia di sacerdoti e coppie omosessuali si sia svolta nell'ambito di un'iniziativa chiamata «l’amore vince». Come se anche la Chiesa di cui dichiarano di far parte non meritasse amore e rispetto, come se l’amore cristiano non avesse un’estensione universale, come se il mondo dei poveri, dei profughi, dei veri discriminati, dei minori abbandonati, delle persone che dipendono dalla solidarietà degli altri non meritasse un grande amore.

Probabilmente bisognerebbe relativizzare la portata di questi episodi perché se le coppie omosessuali registrate sono un’esigua minoranza (in Svizzera meno del 2% rispetto alle coppie eterosessuali) quelle che chiedono una benedizione sacramentale sono davvero una percentuale minima. Ma fa bene la Chiesa ad occuparsi anche di loro perché nessuno si senta escluso dall’amore di Dio.

Giovanni Longu

 

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