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Rendita di invalidità

Inabilità al lavoro per malattia o infortunio

Il marito della signora Luisa di Berna è da diversi mesi in malattia e, ogni tanto, il medico di famiglia lo manda a provare a riprendere il lavoro, ma dopo alcuni giorni, in alcuni casi dopo qualche settimana, deve interrompere nuovamente l’attività lavorativa perché non ce la fa a causa dei suoi dolori alla schiena. Luisa ci domanda se suo marito può aver diritto ad una rendita di invalidità e quale potrebbe essere il suo eventuale ammontare. Innanzitutto è evidente che se le condizioni di salute del marito della nostra lettrice non gli consentono di lavorare regolarmente, se non per qualche breve periodo, e questa situazione dura ormai da diversi mesi, egli deve presentare al più presto una domanda all’Assicurazione contro l’Invalidità federale svizzera (A.I.), dopo averne parlato ovviamente con il suo medico curante, qualora quest’ultimo non abbia ancora provveduto a farlo. Dopo di che, ammesso che venga riconosciuto invalido al lavoro - parzialmente o totalmente - potrà essergli assegnata una rendita che terrà conto del suo grado di invalidità: un quarto di rendita se il grado è minimo del 40%; mezza rendita dal 50%; tre quarti di rendita dal 60%, una rendita intera dal 70%. L’ammontare dell’importo sarà subordinato sia al grado di invalidità che gli verrà riconosciuto che al reddito percepito durante la sua vita lavorativa in Svizzera, ovvero all’ammontare dei contributi versati all’AVS. In ogni caso una rendita intera ammonterà al massimo a frs. 2.390 mensili. Inoltre dovrebbe scattare anche un diritto ad una ulteriore rendita da parte del Secondo Pilastro cioè della Cassa pensione aziendale. L’ammontare delle varie prestazioni economiche, erogate da quest’ultima, sono indicate nel Certificato che, annualmente, viene consegnato ad ogni assicurato da parte dell’Istituto previdenziale.

Giulio dell’Oberland zurighese è un lavoratore emigrato italiano del settore edile di 56 anni ed è rimasto parzialmente invalido a causa di un infortunio sul lavoro (ha perso due falangi del dito mignolo ed una rispettivamente dell’anulare e del medio della mano destra). Per il danno subito ha ricevuto un modesto indennizzo in capitale ed una piccola rendita mensile da parte della SUVA. Giulio desidera sapere se questa rendita mensile, che sta percependo già da alcuni mesi, potrà continuare a riceverla anche in caso di rimpatrio e se il diritto cesserà al compimento dell’età pensionabile di vecchiaia e cioè a 65 anni.

No, assolutamente. Infatti la rendita della SUVA gli verrà versata anche se Giulio trasferirà la sua residenza in Italia e continuerà a percepirla per tutta la vita. Peraltro, in caso di rimpatrio, l’importo della rendita di infortunio, per la normativa italiana, sarà esente da tassazione essendo una rendita risarcitoria di un danno fisico.

Alfredo del Cantone Zugo, da tempo in malattia, sta per ricevere una rendita di invalidità dall’AI il cui importo - ci informa - non è certamente sufficiente per vivere in Svizzera mentre “in Italia potrebbe permettere di avere una vita senza problemi economici, anzi!”. Tuttavia la moglie di Alfredo vorrebbe restare in Svizzera, anche dopo il suo pensionamento, per non allontanarsi dai figli e dai nipotini. Alfredo, però, è in dubbio su questa scelta e ci domanda se, essendo italiano, in caso di bisogno, potrà aver diritto anche lui ad un aiuto sociale da parte del Comune come alcuni suoi conoscenti svizzeri.

Anche tutti gli emigrati italiani titolari di una rendita dell’AVS-AI possono aver diritto, come i cittadini elvetici, alle prestazioni sociali del Comune. Cioè alle così dette “rendite complementari” (in tedesco “Ergänzungsleistungen”). Naturalmente queste prestazioni sono condizionate dal reddito e dal patrimonio del pensionato e, se coniugato, della famiglia ivi compreso eventuali depositi bancari/postali e beni immobili posseduti anche in Italia o, comunque, fuori della Svizzera. In parole povere, risiedendo nella Confederazione, il sistema sociale elvetico garantisce sempre - anche ai cittadini italiani - il minimo vitale attraverso le suddette Prestazioni Complementari che vanno a coprire la differenza tra il reddito computabile e le spese riconosciute che vengono fissate periodicamente dalla legge elvetica.

Dino Nardi

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