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I paradossi della pandemia

Le regole valgono per tutti?

Si dice “paradosso” per descrivere un fatto che contraddice l’opinione comune o l’esperienza.

Orbene quello che vivrà il Ticino durante le festività pasquali è, a mio modo di vedere, un “paradosso” che ha come oggetto la pandemia di Covid.

A causa dell’epidemia vigono diversi provvedimenti , regole e divieti, tutti, apparentemente con lo stesso obiettivo: contenere il Coronavirus. In alcuni cantoni possono essere applicate regole più restrittive di quelle decise da Berna.

Per quanto riguarda le strutture della ristorazione (ristoranti e bar) le medesime sono chiuse. Esistono comunque delle deroghe poiché rimangono aperte le mense aziendali, quelle scolastiche e le strutture della ristorazione degli alberghi riservate ai propri ospiti. Le prescrizioni per ristoranti e bar a disposizione esclusiva degli ospiti degli alberghi prevedono che all’esterno e all’interno delle strutture alberghiere possano sedersi assieme al massimo quattro persone per tavolo; questa limitazione non si applica ai genitori con figli.

I gestori devono registrare i dati di contatto di almeno un ospite per ogni gruppo di ospiti al tavolo, tra i gruppi di ospiti deve essere mantenuta la distanza obbligatoria e devono essere istallate barriere. Cibi e bevande possono essere consumati soltanto stando seduti e vige l’obbligo della mascherina. Gli ospiti possono togliere la mascherina non appena siederanno al tavolo.

Il Ticino, si sa, è meta di turisti e vacanzieri che fanno la loro prima apparizione annuale proprio in concomitanza con le festività pasquali. Anche quest’anno, con una pandemia non ancora sotto controllo, è un vero e proprio boom di prenotazioni. Alberghi, campeggi e case di vacanza sono strapieni. Il Cantone e alcuni Comuni, nel tentativo di far coincidere le necessita della malattia con i bisogni dell’economia (l’eterno dilemma!!!), sono intervenuti con dei “cerottini”.

Nei principali Comuni a vocazione turistica (Ascona, Lugano, Morcote, ecc.) è stato introdotto l’obbligo della mascherina anche all’aperto. Il cantone, dal canto suo, senza invitare i turisti a non venire in Ticino (lo aveva fatto l’anno scorso) si è limitato a ricordare alcune delle regole di base che oramai conosciamo da diversi mesi (mascherina, distanziamento sociale ed evitare gli assembramenti). Se guardiamo le regole vigenti per gli alberghi ci accorgiamo subito di un primo paradosso. Perché i bar e ristoranti degli alberghi possono rimanere aperti, mentre tutti gli altri no? Con il bel tempo in arrivo, molte terrazze avrebbero potuto accogliere degli ospiti (turisti e locali) senza particolari problemi e nel pieno rispetto delle regole sopra evidenziate!!!

Se poi ci focalizziamo sui posti di villeggiatura che vanno per la maggiore (Ascona, Locarno, Morcote), cosa dire delle terrazze degli alberghi siti in queste località che a Pasqua, tempo permettendo, saranno strapieni di turisti intenti a sorseggiare un caffè o una bibita mentre tutti gli altri (locali e turisti che non hanno avuto la fortuna di trovare una sistemazione in un albergo) dovranno accontentarsi di una panchina o di un sasso in riva al lago dove sedersi per poter mangiare un sandwich e bere una bibita? Personalmente trovo questa soluzione un paradosso nel senso di cui sopra. Vero è che il turista è una boccata d’ossigeno per molte attività. Altrettanto vero è però che con queste regole vi sono delle disparità di trattamento che stridono con il buonsenso.  Molti ristoratori sono allo stremo e la perdita dell’indotto, generalmente creato dalla Pasqua è un’altra ulteriore mazzata difficilmente recuperabile.

Fa sorridere una battuta ripresa dai principali social che riguarda le mamme ticinesi intente ad accudire i bambini. Dalla classica frase “se fai il bravo poi ti compero un bel gelato!” siamo passati a “se fai il bravo a Pasqua ti porto a vedere i turisti che mangiano e bevono seduti ai tavoli degli alberghi!!”

Non sta a me giudicare, preferendo lasciare a voi, cari lettori dell’Eco, trarre le debite conclusioni.  Una Buona Pasqua a tutti, magari seduti su di una terrazza nel nostro bel Cantone.

Mario Trentini

 

 

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