L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Il ritorno alla natura – Il tarassaco

(Taraxacum officinale)

Noto da sempre per il suo effetto depurativo e diuretico il tarassaco è una delle piante “detox” per eccellenza!

Più comunemente conosciuto come “dente di leone” o “soffione”, il tarassaco è una delle piante erbacee europee più utili e più comuni, benché generalmente sia considerata come una pianta infestante. Appartenente alla numerosa famiglia delle Composite è originario dell’Europa e dell’Asia. Tutte le parti della pianta possono essere impiegate: in campo medicinale, offrono un’efficace e sicura azione diuretica, paragonabile a quella dei farmaci chimici, mentre in campo alimentare è utilizzata come erba da insalata e sostituto del caffè.

Pianta già nota a Teofrasto e Plinio, conserva peró il nome assegnatole dai medici arabi nel Medioevo “Taraxacon” che deriva, secondo alcuni, dal verbo greco “tarasso” che significa “io guarisco”, chiara allusione alle considerevoli proprietà curative dei succhi lattiginosi contenuti nel rizoma della pianta. La pianta venne poi chiamata con diversi nomi, tra cui quello di “Dens Leonis” cioè dente di leone, a causa della forma delle foglie profondamente dentellate, sotto cui si trova menzionato in tutte le lingue d’Europa.

La storia e l’utilizzo della pianta in Europa è relativamente recente; non sembra infatti che l’uso del Tarassaco fosse molto diffuso presso greci e latini. Fu solo a partire dal Medioevo, che, in virtù del colore giallo del fiore paragonabile a quello della bile, si iniziò ad usare come rimedio depurativo per il fegato. L’antica medicina cinese invece aveva scoperto il tarassaco da millenni e lo prescriveva per trattare numerosi disturbi (raffreddore, bronchite, polmonite, epatite, ulcere, sovrappeso) e come cura di bellezza, per rendere luminosa la pelle e limpidi gli occhi. La Medicina Araba del X secolo fu la prima a riconoscerne le proprietà diuretiche .

Il tarassacum officinale, è una erbacea perenne tra le più comuni, diffusa dal piano fino a 1600 metri. Cresce fino 30-50 cm di altezza, compresi gli steli fiorali. Ha radici fittonanti di color marrone provviste di piccole radichette secondarie. Le foglie basali sono dentellate, disposte a rosetta, lunghe fino a 20 cm. Sono di un bel verde medio con la nervatura centrale ben in evidenza. I fiori, tipici delle Asteraceae, sono composti da ligule di un bel giallo oro e sono portati da lunghi steli a sezione tonda da cuifuoriesce un liquido bianco. Con l’avanzare del tempo vengono prodotti i frutti, acheni, collegati ad un “pappo”, un piumino a forma di ombrello che permette il trasporto ad opera del vento.

Parti utilizzate e periodo di raccolta

Del Tarassaco si utilizza veramente tutto: le foglie, la radice (rizoma), i fiori e gli steli. Le radici si raccolgono in primavera o in autunno. La pianta intera si raccoglie al tempo della fioritura, quando però i fiori sono ancora in bocciolo, dalla primavera all’autunno, ma il tempo balsamico ideale per la raccolta è da aprile a giugno. Le radici essiccate, tagliate e abbrustolite danno il miglior sostituto del caffè. Anche i bottoni (boccioli) dei fiori del Dente di leone sono perfettamente commestibili.

Se vogliamo consumare il tarassaco crudo in insalata è bene limitare la raccolta ai primi mesi primaverili, con piante ancora giovani e tenere. Raccogliamo tutta la rosetta inserendo il coltello in profondità. Anche i fiori possono essere utilizzati, aggiungendo così un tocco di colore ai nostri piatti. Se il nostro scopo è invece la cottura possiamo procedere tutto l’anno prelevando l’intera pianta o tagliandone solo delle parti.

COME SI UTILIZZA

Infuso: portare a bollore un litro di acqua, togliere dal fuoco e mettere a macerare 25 g di foglie. Lasciare raffreddare quindi filtrare.

Decotto di radici: bollire, per 15-20 minuti circa, 10 g di radici, lasciare raffreddare e colare. Per disturbi al fegato, insufficienza epatica, itterizia, cirrosi epatica, ipercolesterolemia, calcoli renali, calcoli biliari: assumere ogni giorno due tazze di decotto di radice lontano dai pasti.

Succo di radice: strizzare con una tela pulita alcune radici raccolte in autunno fino a ottenere 100 g circa di succo delle stesse. Il succo così ottenuto può essere consumato fresco, addolcito, se si desidera, con un poco di zucchero o miele. In alternativa per conservarlo aggiungere 20 g di alcool a 90°, 15 g di glicerina e 18-20 g di acqua, travasare in una bottiglietta a chiusura ermetica e conservare in un luogo fresco e asciutto. Nel caso di emorroidi, verruche, dermatiti squamose e xantelasma (affezione della pelle localizzata a livello delle palpebre con escrescenze giallastre): applicare direttamente sulle zone interessate cataplasmi o compresse preparate con il succo fresco di radice, lasciare agire per 15-20 minuti, quindi sciacquare con acqua tiepida, nel caso di verruche, dopo l’impacco, se si sono ammorbidite, provare a rimuoverle con una spatola.

Tintura: mettere a macerare 20 g di radici essiccate e sminuzzate in 80 g di alcool a 20°. Lasciare a macero per 10-15 giorni quindi colare e filtrare. La dose consigliata è 50-60 gocce 3-4 volte durante la giornata.

In cucina

Il tarassaco può essere utilizzato in svariati modi e della pianta si possono utilizzare tutte le parti. Le foglie, raccolte in primavera quando sono piccole e tenere, possono essere aggiunte alle insalate o alle frittate, mentre quelle più grandi e coriacee, sono ottime per minestre e zuppe. I boccioli dei fiori, messi sotto aceto e sale, sostituiscono i capperi nelle varie preparazioni e le radici, che sono la parte della pianta più ricca di proprietà benefiche, tostate sono un buon surrogato del caffè. Con i fiori freschi, infine, può essere realizzata un’ottima marmellata. Tritati con la maionese sul vitello tonnato, i capperi di tarassaco sono un’alternativa poco nota ai classici capperi. Con i petali delle sue belle margherite gialle e tanto zucchero si può preparare un ottimo sciroppo utile contro tosse e raffreddore invernale.

PROPRIETÀ

Azione depurativa, diuretica: è in grado di stimolare i reni e il sistema digerente esplicando una potente azione depurativa e diuretica, utile anche a combattere il sovrappeso. Agendo come diuretico è utile nel controllo della pressione sanguigna in quei soggetti che presentano ipertensione, grazie alla presenza del potassio, un elettrolita che svolge un’azione vasodilatatoria sui tessuti e sulle arterie e che produce quindi un aumento del flusso ematico all’interno del lume. In caso di diabete e controllo della glicemia il succo di tarassaco stimola l’eliminazione degli zuccheri attraverso le urine.

Azione epatoprotettiva: Il dente di leone stimola la cistifellea e agisce sul fegato. Si raccomanda nel trattamento di insufficienza epatica, attacco epatico doloroso e ittero. Come agente corroborante che "purifica" il fegato e il sangue, il succo di tarassaco è talvolta consigliato crudo per rafforzare il corpo, bevendo diverse tazze al giorno per una settimana. È particolarmente indicato nella cura dei disturbi epatici, specialmente itterizia, colecistite, ipercolesterolemia e nei primi stadi della cirrosi epatica. Può essere utile anche in caso di ittero e problemi legati al fegato, poiché favorisce il passaggio della bile dal fegato all’intestino.

Azione digestiva e anti-colesterolo: il dente di leone fa miracoli per problemi di digestione e costipazione difficili. Aiuta anche a combattere l'eccesso di colesterolo.Il tarassaco stimola la produzione di succhi gastrici, interviene su stitichezza e colon irritabile, e regola il tratto intestinale grazie alla presenza di fibre. Eccellente purgante naturale, questa pianta regola le funzioni del tratto digestivo.

Azione immunostimolante e antitumorale: Il dente di leone crudo, ha alti livelli di vitamina A, vitamine, B6 e B9 e vitamina C, che lo rende una pianta che rinforza il nostro sistema immunitario e aiuta il nostro corpo a combattere batteri e tossine. Potrebbe anche contribuire a ridurre i rischi di malattie cardiovascolari e alcuni tumori, rinforza la nostra pelle, i tessuti e le ossa. Secondo diversi studi, l’estratto acquoso fermentato di Taraxacum officinale ha mostrato effetti anti-proliferatvi sia sulle cellule tumorali degli adulti che dei bambini, da solo o in combinazione con estratti di vischio. Gli effetti anticancro si hanno nei neuroblastoma e nelle leucemie.

Azione antiossidante e antinfiammatoria: è una buona fonte di ferro e potassio che agisce sulla regolazione del sistema nervoso e delle funzioni muscolari e aiuta a combattere l’esaurimento. Con un alto contenuto di polifenoli, il dente di leone è un eccellente antiossidante, un alleato nella lotta contro l’invecchiamento del corpo.

Per la bellezza: tutti gli antichi erbari riferiscono che le donne si servivano della tisana di foglie e di radici come cosmetico. Con essa erano solite lavarsi occhi e viso “sperando in tal modo di ottenere un volto puro”. Si rivela utile nei trattamenti viso in caso di acne, dermatiti batteriche e funghi: la presenza di elementi antiossidanti assicura un’azione antinvecchiamento sui tessuti e l'azione antibatterica aiuta a combattere tutte le infezioni della cute.Il dente di leone è anche raccomandato nei trattamenti contro la dermatite, la psoriasi e altri disturbi cutanei. Il decotto di radice di tarassaco, pulisce le impurità dalla pelle e aiuta il viso a recuperare il suo splendore.

 

CURIOSITA'

Nel 1500 si riteneva che indossando una collana formata da pezzi di radici di tarassaco si migliorassero i rapporti sociali e si acquisisse maggior serenità mentale mentre chi si ungeva il corpo con il lattice della pianta misto ad olio poteva accattivarsi i favori dei potenti e chiedere loro tutto ciò che desiderava. In numerose località c’è ancora l’usanza di soffiare sulle setole del soffione e trarne auspici, magari matrimoniali, dal numero che se ne stacca. I bambini si divertono molto a coglierne le infruttescenze e a soffiarle dallo stelo per vederne i semi trasportati in balia del vento.

La ricetta

Capperi di tarassaco sott'olio

Per preparare un insolito sottolio agreste, i boccioli, raccolti quando sono ancora ben chiusi, senza che ancora si intravveda il giallo dei petali, vanno lavati e lasciati asciugare molto bene, poi sbollentati in acqua (o vino) e aceto (di vino o di mele) e poi inseriti nei vasetti di vetro per conserve, intervallati da fettine d’aglio e foglie di alloro, che vanno riempiti con olio extravergine d’oliva, premendo bene per evitare che rimangano sacche d’aria. Dopo circa un mese conservati al buio, saranno ottimi da gustare.

Stefania Calzà Santoni

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com