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Dove ci siamo persi?

Dove ci siamo persi? Com’è possibile che l’egoismo abbia preso il posto di ogni briciola di umana compassione? Siamo incapaci di metterci col cuore aperto davanti all’altro. Lo si capisce dal totale disinteresse che trasuda dallo sguardo degli interlocutori, dalla velocità delle parole che finiscono sempre e soltanto per ritornare a parlare di sé. Sono persone che ti chiedono come stai solo come convenevole e che se, per ipotesi, tu rispondi che no, non va molto bene, ti dicono che anche loro stanno davvero male. E iniziano a parlarti a lungo dei loro tanti malanni, dei loro problemi e delle loro preoccupazioni. Cosa vuoi che sia il tuo banale mal di schiena, la tua insignificante sofferenza? Sono talmente abili a “rigirare la frittata” che, alla fine, chi ha l'abitudine di immedesimarsi nell'altro, finisce per dimenticare i suoi acciacchi, i suoi problemi e inizia a pensare a come può essere d'aiuto a loro. Abbiamo bisogno di ri-trovare l’empatia. Quella capacità di immedesimarsi nell’altro fino a comprenderne lo stato d’animo e la situazione emotiva, senza bisogno di parole, attraverso una partecipazione intima… una sorta di comunicazione interiore. Oggi, facilmente, ci definiamo tutti come persone di buon cuore, altruiste, sensibili, soprattutto verso i più deboli… Ma lo siamo davvero? Abituati ad una vita frenetica e ad una società che punta i riflettori sull’individuo più prestante, diventa ancora più necessario ritrovare dentro di noi la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di accoglierne le paure, la sofferenza ma anche la gioia e l’entusiasmo se non vogliamo perderci defintivamente. Non basta professare a parole l’affetto verso gli altri, ma bisogna essere intimamente pronti a provarlo… e l’affetto non si sposa con l’egoismo. A maggior ragione in questo difficile periodo!

Maria Bernasconi

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