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Non sono un negazionista, ma…

Perché esistono i negazionisti?

Anche oggi non vi parlo di diritto, preferendo alcune riflessioni che ruotano attorno alla pandemia di Coronavirus.

Quante volte sulla stampa, sui social o nelle discussioni da bar (quando si poteva farle ed i bar erano aperti) si è sentito parlare di negazionismo in ambito di Covid. Il negazionista è quella persona che per motivi piû o meno discutibili dal punto di vista scientifico, afferma che il Coronavirus o non esiste o è poco piú di una semplice influenza.

Che il Coronavirus sia una malattia da non sottovalutare penso che sia un’evidenza. Basta, infatti, guardare il numero di morti che ogni giorno i differenti telegiornali snocciolano per renderci conto che è forse più di una semplice influenza stagionale. Ma allora perché esistono questi negazionisti?

Beh, i motivi possono essere tanti e taluni persino condivisibili. Che dire ad esempio delle misure restrittive comunicate ieri, 12 marzo 2021, dal Consiglio Federale in vista della Pasqua. Ci viene detto che potranno riaprire alcune manifestazioni sportive con la presenza di 50 persone al chiuso e 150 all’aperto, ma i ristoranti resteranno chiusi. Che differenza esiste tra un ristorante con una capienza di 40 persone, tutte sedute, con mascherina, per un massimo di 4 persone al tavolo ed un cinema o un teatro dove sono presenti 50 persone? In casa potremo essere in 10 ma al ristorante, come visto, non potremo nemmeno entrare.

A molti queste soluzioni, apparentemente poco lineari, hanno fatto storcere il naso. Perché i negozi hanno potuto aprire ed i bar e ristoranti no. Statisticamente si è persino sentito dire che i bar avrebbero contribuito ai contagi nella misura del 2% mentre i negozi addirittura dell’8-10%. Allora perché tenerli chiusi?

Difficile vero capire la logica di queste misure? Si ha quasi l’impressione che la mano destra decida senza guardare e preoccuparsi di cosa stia facendo la sinistra. Altrettanto difficile è essere al “potere” e dover conciliare le richieste, più che legittime, di diverse categorie professionali ridotte sul lastrico dalle differenti chiusure che da un anno a questa parte stiamo vivendo. Difficile è pure trovare la quadratura del cerchio tra economia e salute.

Quanto sin qui riportato è una semplice carrellata di situazioni che possono far gridare al negazionismo di cui sopra. Chi lo fa è forse anche angosciato dal futuro, dal non poter intravvedere la famosa “luce alla fine del tunnel”e quindi preferisce negare l’esistenza di un virus pericoloso.

Luce che altri invece vedono nei “vaccini” e nei “test”. Anche qui pero la situazione non è chiarissima. I vaccini scarseggiano e le forniture vengono rimandate alle famose calende greche. I “test fai da te” esistono in paesi a noi vicini dove vengono venduti anche nei supermercati e non esistono ancora da noi. Il governo assicura la presa a carico dei test per tutta la popolazione.

Altri motivi per portare acqua al mulino dei negazionisti che davanti ad una prevenzione ed organizzazione che lascia spazio a critiche, intravvedono motivi per prendere sotto gamba la pandemia.

Non dico che non credo più a nulla e che vivo nel terrore ogni qualvolta accendo la televisione o apro un giornale (i motivi ci sarebbero). Nonostante tutto sono ancora positivo e non sono un negazionista. Capisco le difficoltà dei due campi, da un lato di chi cerca di sopravvivere e dall’altro di chi ci governa. Ciò nonostante, nel mio piccolo, cerco di applicare alla lettera quelle poche raccomandazioni che conosciamo da marzo del 2020 (mascherina, distanza sociale e lavarsi le mani) senza peró portare queste semplici misure, che oggi sono diventate il nostro pane quotidiano, all’esasperazione. Non vi nascondo che a volte, girando per la città, mi fermo ad osservare questo nostro nuovo mondo che assomiglia sempre di piú a quei film americani che raccontano di epidemie sconvolgenti che portano sull’orlo del baratro l’intera umanità. Dove volgi lo sguardo vedi persone con mascherine, code davanti a chioschi e negozi, locali desolatamente chiusi. Poi continuo a pensare che non sono un negazionista, che il virus esiste e che ci dobbiamo proteggere. Penso anche che ne usciremo, non necessariamente migliori di prima, ma ne usciremo!!! Chi ci ha preceduto ha vissuto tragedie comparabili se non peggiori (spagnola, prima e seconda guerra mondiale, depressione del 1929 per citarne alcune) ma ha continuato a vivere con un minimo di spirito critico senza essere negazionista.

Questo è, insomma, quello che voglio fare pure io e che auguro ai lettori dell’Eco. Buona settimana a tutti.

Mauro Trentini

 

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