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I tempi sono cambiati

sarà che sono all'antica, ma non riesco proprio a spiegarmi perché in tanti ricorrono a espressioni volgari anche in contesti pubblici che un tempo ne erano esenti.
Non ho spiegazioni da dare se non quelle limitate a registrare che i tempi sono cambiati a tal punto da sdoganare tante di quelle parolacce che prima erano motivo di censure mentre oggi fanno parte del "vocabolario moderno". Tra un pisolino e l'altro, visto che il mio metabolismo è tarato per addormentersi al più tardi a mezzanotte (ma a mezzanotte e un quarto mancavano ancora almeno una mezza dozzina di
cantanti) ho “seguito” il Festival di Sanremo. Di tanto in tanto sveglia, afferravo qualche parola contenuta in questo o in quell'altro brano, non capendo esattamente se effettivamente si trattasse del Festival della canzone italiana. Ora, o io mi svegliavo soltanto per effetto delle parolacce e delle allusioni “hot” oppure sono tanti i cantanti che ricorrono ad un linguaggio volgare per dare risalto al messaggio canoro. E questo succede già da tempo. Ricordo molto bene alcune canzoni di Marco Masini: «Vaffanculo» e «Bella Stronza» che hanno persino guadagnato posizioni nella classifica delle canzoni più ascoltate negli anni novanta. Ma, come se le canzoni piene di parolacce e allusioni non bastassero, di questi tempi anche le librerie mettono in bella vista libri, i cui titoli riportano parolacce. Pare che vadano di moda. E non basta... parolacce mentre ascolti la radio, nello scambio di battute tra ragazzi, parolacce tra genitori e figli, tra adulti, parolacce in ogni luogo e per ogni età. Così anche per i genitori diventa sempre più difficile trasmettere ai figli l’importanza di “non dire le parolacce” contornati come siamo da una società che sembra confermare il contrario e che considera “antiquato” tutto ciò che è sinonimo di “educato”. E voi che nene pensate?
Maria Bernasconi

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