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La mia professione

L'empatia verso il cliente non deve mai venir meno

Sono un avvocato che gestisce una rubrica settimanale consacrata al diritto, ma sempre di diritto per rapporto ad un caso particolare devo parlare? No, non devo. Oggi, a ruota libera, voglio parlarvi della mia professione. Oltre ad essere un avvocato sono, come tutti voi, un essere umano.

Vero è che mi piace il diritto, tanto d’averlo fatto diventare la mia professione. Ogni caso, anche il più banale, mi appassiona ancora oggi come se fosse la prima volta, come quando, da giovane giurista, ricevevo il primo cliente. Il bello, della mia professione e che non devi mai e poi mai dare tutto per scontato. Anche il caso di scuola che ti si presenta per l’ennesima volta è sempre diverso da tutti gli altri.

La curiosità, la voglia di capire non ti deve mai mancare. Come non deve mai mancare nemmeno l’empatia verso il cliente.

La sicurezza e il manco di attenzione, possono essere armi a doppio taglio. Ricordo sempre un caso, quando lavoravo presso un tribunale come stagista nell’ambito del quale, un rinomato studio legale aveva presentato una causa fondata su di un articolo di legge che era stato abbrogato anni prima. Perché? Perché il collega, troppo sicuro di se e poco attento, aveva costruito la sua teoria giuridica, nel caso concreto, affidandosi ad un codice delle obbligazioni edito dalla cancelleria federale molti anni prima del momento in cui è stato chiamato a risolvere il problema. Orbene, se pur utilissime, queste edizioni del Codice delle obbligazioni o del Codice Civile o di altre leggi non sono altro che una fotografia, in un dato momento (la data di edizione) del diritto e niente piu. Il diritto, e questo è il bello di questa materia, è in continua e costante evoluzione. Non è mia intenzione sminuire l’utilità del CO o del CCC o di qualsiasi altra legge, edite dalla cancelleria federale ma solo sottolineare che l’attento giurista, il dubbio (un sano dubbio) lo deve sempre avere. L’informatica e internet vengono in aiuto. Basta digitare su qualsiasi motore di ricerca codice delle obbligazioni svizzero per arrivare sul sito della cancelleria federale e avere davanti la versione attuale della legge che stai cercando evitando cosi degli errori imbarazzanti come quello sopra descritto.

Troppe volte ho sentito colleghi dire ai propri clienti. Se andiamo in tribunale, “vinciamo senza problemi”. Questo è un altro errore da non fare. Puoi e devi a volte rassicurare il tuo assistito ma non dovresti mai mettere la mano sul fuoco e promettere che sara cosi. Davanti ad un giudice le sfumature di una pratica possono stravolgerne l’esito. Quando affronti quelle pratiche dove intuisci già come potrebbero andar a finire, perché è sempre stato cosi fino al giorno prima, devi comunque prepararti sin nei minimi dettagli e raccogliere documenti e materiale che confermino ancora di più l’evidenza.

Prima ho parlato di passione per il diritto. Mi piace usare la parola passione quando parlo della mia professione. La passione, almeno come la intendo io, significa “amare” quello che fai e metterci tutto l’impegno possibile. Ancora oggi mi capita, quando sto trattando un caso, di pensarci in continuazione e di cercare tutte le sfumature possibili. Non di rado, di notte, se a letto mi balena nella mente una possibile soluzione, scendo subito in ufficio, accendo il computer e cerco, approfondisco quel tal dettaglio che mi impediva di prendere sonno. Ecco è cosi che io intendo la mia professione.

Anche la mentalità del luogo dove affronti un caso gioca un ruolo. Io ho iniziato, dopo gli studi a Ginevra, a lavorare a Zurigo. Orbene in quei periodi (parlo degli anni 80-90 del secolo scorso) si prediligeva la ricerca di un accordo con la controparte, in pratica la famosa mediazione che oggi, gli stessi tribunali propongono. Davanti ad una causa complicata che sai che impegnerà clienti ed avvocati per mesi se non per anni è sempre opportuno vagliare anche la strada della transazione bonale. Io e il mio cliente facciamo un passo indietro e la stessa cosa la fai tu con il tuo e ci troviamo, con buona pace per tutti, nel mezzo. Nei cantoni latini, questo processo è più difficile da portare a termine poiché ti scontri quasi sempre con risposte del genere “il mio cliente ha ragione e quindi dategli quello che vuole o non se ne fa niente”. Poiché “muro contro muro” non porta mai a nulla, non ti resta che affidarti all’adagio latino “iura novit curia” (il giudice conosce la legge) e attendere anche mesi prima di una sentenza che poi, il piu delle volte, porterai in appello (perché appunto “il mio cliente ha ragione”) in un procedimento senza fine

Mauro Trentini

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