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Gli echi della robotica nelle pieghe dell’arte

La scoperta di qualcosa di veramente attuale

Con questa indicibile pandemia che in veste di uno dei cavalieri dell'apocalisse aleggia sinistramente sul genere umano, la scienza di questi primi anni del 2000, ossia quella priva di taroccamenti, ha fatto con un'insieme di vaccini dei significativi passi da gigante nel distruggere il famigerato Coronavirus.

È meditando sulla scienza e in parallelo alle conquiste legate alla tecnologia, che ho pensato alla robotica. Si, alla robotica e nello stesso tempo all'intelligenza artificiale che ho riversato da pittore, facendo spesso delle acrobazie mentali nel campo dell'arte figurativa.

Vergo queste mie frasi perché vi è un motivo e cioè quello che già nei primi anni di questo secolo ho interpretato, a modo mio, una certa realtà virtuale. L'ho fatto con un numeroso insieme di dipinti su tele, tavole e carte dove ho inserito tanti robot. Robot che formalmente ho visto e reso sotto delle più che discutibili vesti umane e i continui risultati così ottenuti sono stati quelli di una pittura dagli accenni social-simbolici e dalle atmosfere in chiave fantastica.

Sono rimasto ancorato per tanto tempo alla robotica e ai suoi affini e rovistando fra un mucchio di miei lavori ho scoperto qualcosa di veramente attuale, anche se lo ho concepito e reso più di 15 anni fa, ossia il volto di un robot coperto in parte da una mascherina come quelle che profusamente si usano oggi.

Andrea Pagnacco

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