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Disdetta del contratto di lavoro

Le norme sono chiare, ma ci provano sempre!

Oggi vi propongo un caso che mi è capitato un mese fa e che ho risolto la settimana scorsa. Riguarda il diritto del lavoro e, più particolarmente, la disdetta.

Il mio cliente è stato licenziato. Durante il termine di disdetta (2 mesi) si ammala sul posto di lavoro e rimane assente per poco più di 15 giorni (certificato medico presentato al datore di lavoro). La situazione è semplice e già ricordata da queste colonne. La malattia che sopraggiunge dopo il licenziamento e nel corso del termine di disdetta fa si che il decorso di detto termine si interrompa e riprenda solo dopo la fine della malattia. Nel caso pratico questo fatto ha posticipato la fine del termine di disdetta dal 31 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021. Un caso di scuola direte? Ebbene no, il datore di lavoro e l’avvocato del medesimo, nonostante i ripetuti solleciti tendenti a far constatare lo slittamento della disdetta sono stati silenti, fatta eccezione di una breve lettera nella quale mi si comunicava che la disdetta era avvenuta in funzione di presunti giorni “netti” di disdetta???

Senza ripercorrere quanto già evidenziato in precedenti articoli, vi propongo il testo della mia ultima missiva alla controparte, epurato da qualsiasi riferimento a persone e luoghi.

“Il contratto di lavoro individuale che lega i nostri assistiti, per quanto riguarda la disdetta prevede esplicitamente che la medesima avvenga “secondo il C.O.” L’aggettivo “netti” è pertanto ininfluente sul calcolo e sull’interpretazione dei pertinenti disposti di legge. Del resto non vedo come possa essere altrimenti considerato, come vedremo in seguito, il modo di attuare della sua assistita in aperto e manifesto contrasto con l’opinione da Lei sostenuta.

De lege e da costante giurisprudenza cantonale e federale, in assenza di esplicite disposizioni contrattuali che derogano al C.O., ciò che non è il caso, un contratto di lavoro “termina sempre per la fine di un mese”. In questo contesto poco importa se il mese in questione è di 30, 31, 29 o 28 giorni. Visto l’art. 335 C cpv. 1 CO, non è sufficiente che il contratto individuale specifichi che si tratta di giorni netti, quando nei confronti di altri principi fondamentali della disdetta (l’art. 335 C cpv. 1 è appunto uno di questi) il menzionato contratto individuale di lavoro è silente e soprattutto privo di qualsivoglia deroga. Non derogando al C.O. il contratto del Signor …….. può pertanto essere disdetto solo per la fine di un mese.

Come se questo non bastasse, anche la “notifica di fine rapporto d’impiego” del ………, redatta esclusivamente dalla Sua cliente, non applica il fantasioso calcolo dei giorni netti, visto che, nei confronti di una disdetta data il ……… (raccomandata a mano notificata quindi lo stesso giorno) certifica che la data di fine rapporto d’impiego è il 31.12.2020. Appare pertanto poco sostenibile che si faccia astrazione dei giorni netti in questo contesto ma che si voglia ricorrervi solo per non pagare un mese i più di salario dovuto de lege. Lo stesso dicasi della menzionata raccomandata a mano, il cui testo, così recita:

In ossequio ai termini di legge, il suo contratto con ……., terminerà il 31 dicembre 2020, lo stipendio le sarà versato alle scadenze naturali fino a fine dicembre 2020

Dopo questi due esempi di “venire contra factum proprium”, non penso occorra aggiungere altro!!!

Constatata l’assenza di una specifica deroga al principio secondo il quale “un contratto di lavoro termina sempre per la fine di un mese e confermato, da parte della sua assistita, la valenza di tale principio (notifica di fine rapporto d’impiego e disdetta), richiamato inoltre il principio della fiducia, qualsiasi altra interpretazione della clausola contrattuale relativa alla disdetta appare manifestamente insostenibile e arbitraria.

Il salario ancora dovuto è stato versato prima della fine del mese di gennaio u.s.. Cliente e avvocato soddisfatti!! Malgrado le norme di diritto siano chiare, c’è sempre chi ci prova. Se vi dovesse capitare, controllate bene i termini e al primo dubbio non esitate a chiedere consigli rivolgendovi ad un sindacato o anche all’ufficio della disoccupazione o ad un avvocato di vostra fiducia. Buona settimana a tutti i lettori dell`Eco.

Mauro Trentini

 

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