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La spontaneità nell’arte

Un valore prezioso purché se ne faccia un uso adeguato

Si sa che un termine cosi meraviglioso come la spontaneità nelle arti figurative è un pregio prezioso, sempre che se ne faccia un uso adeguato senza strafare.

E' risaputo che chi la possiede più o meno in larga misura sono i bambini. Si, i bambini sino a quando i loro genitori, con un facile entusiasmo apprezzano i loro lavoretti. I lavoretti in bianco e nero o a colori non sono altro che copiature riuscite o meno dei fumetti delle avventure dell'indistruttibile Topolino, del simpatico, spesso sfortunato e a volte impacciato Paperino, del bizzarro Pluto, della mucca Clara e di tanti altri personaggi che pullulano il fantasmagorico mondo di Walt Disney.

Non dimentichiamo che nel mondo dell'arte convivono appieno con uguale dignità degli “ismi” che nei loro dettami hanno fatto a meno della spontaneità. Penso a quell'ampio settore legato all'iperrealismo soprattutto targato USA dove tutto è calcolato nei minimi dettagli e niente si richiama al caso, vedi l'arte concreta o certo astrattismo geometrico.

E' gradevole ricordare che l'artista catalano Joan Mirò, nato a Barcellona nel 1893 della spontaneità ne abbia fatto la sua bandiera. Su questi versanti artistici dove il più pregevole infantilismo ha la sua reggia citerei di buon diritto certe opere di un altro geniale artista come Picasso o ancora di Jean Dubuffet, il fantasmagorico inventore di ciò che è stata l'”Art Brut”.

Anche l'Action Painting, cioè l'arte del gesto o ancora dell'azione non accetta le gabbie del rigore delle perfezioni formali, il tutto per una meta in comune, la libertà permeata a volte di spontaneità.

Andrea Pagnacco

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