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Povertà a confronto

Come viene affrontata la povertà in Svizzera e in Italia

Giacomo di Coira, un fedele lettore di questa rubrica, ci informa che, ogni volta in cui soggiorna nel suo paese di origine in Basilicata, da parte di familiari, parenti ed amici di gioventù, sente sempre dire che in Italia ci sono milioni di poveri che non riescono a sbarcare il lunario anche se, poi, a lui - guardandosi intorno e vedendo il tenore di vita che hanno i suoi compaesani - non sembra che sia proprio così come gliela raccontano. Infatti gli unici poveri in paese, che lui può vedere con i suoi occhi, sono solo un paio di famiglie originarie dal nord Africa, entrambe con una prole numerosa. Ma, a parte ciò, quello che indispone Giacomo è che non viene creduto quando lui li informa che “anche in Svizzera vi sono molte persone che vivono grazie agli aiuti sociali pubblici e che lui stesso, essendo ormai pensionato dopo quaranta anni di lavoro, riceve una rendita dell’INPS locale (l’AVS) insufficiente per arrivare alla fine del mese per cui ha dovuto fare una domanda al comune per ottenere un aiuto finanziario che gli consenta di avere un reddito minimo vitale per coprire il fabbisogno mensile della sua famiglia”. Fatta questa premessa, Giacomo ci domanda se possiamo pubblicare qualche dato statistico sull’aiuto sociale che viene erogato nella Confederazione ai suoi abitanti in modo che la prossima volta che si reca al suo paese di origine in Italia possa documentare quanto lui ha raccontato senza essere creduto.

Si, in effetti, anche i media italiani periodicamente puntano i riflettori sulla povertà che esiste in Italia, magari a seguito dei dati statistici pubblicati dall’ISTAT oppure dalla Caritas secondo i quali la povertà in Italia (prima dell’arrivo della pandemia) riguardava circa il 10% della popolazione. Una percentuale, quella indicata dall’ISTAT e dalla Caritas, che è più o meno analoga a quella che risulta in Svizzera in base al numero dei beneficiari di un aiuto sociale pubblico (a carico di Confederazione, Cantoni, Comuni). Infatti, secondo i dati più recenti forniti dall’Ufficio Federale di Statistica, vi sono in Svizzera 806.000 persone che hanno ricevuto una prestazione di aiuto sociale, ovvero il 9,5% della popolazione. Di queste il 46% - titolari di una rendita dell’AVS/AI (Assicurazione vecchiaia/superstiti/invalidità del sistema pensionistico pubblico elvetico) tra cui va annoverato lo stesso Giacomo - ha beneficiato di una prestazione complementare all'AVS/AI. Queste prestazioni, previste e regolate da una specifica normativa della Confederazione, sono fornite in funzione delle esigenze finanziarie della persona interessata e sono concesse ai beneficiari di una rendita dell’AVS/AI a condizione che siano domiciliati in Svizzera ed il cui reddito complessivo non copra il fabbisogno vitale. Mentre il 34,2% è stato sostenuto con una prestazione di aiuto sociale finanziario ed è erogato sempre da parte dell’Istituzione pubblica, in genere dai comuni. E, infine, il 19,8% ha ottenuto una o più prestazioni, come gli aiuti per le famiglie (p.es. assegni di maternità, prestazioni complementari per le famiglie), gli anticipi degli alimenti, gli aiuti per l’alloggio, gli aiuti per la vecchiaia e l’invalidità e gli aiuti ai disoccupati.

Ovviamente, per onestà intellettuale, va ricordato che la povertà, sia pure con percentuali analoghe in Italia e Svizzera, viene affrontata e gestita in maniera totalmente diversa nei due Paesi. Infatti in Italia si cerca di aiutare gli indigenti con iniziative caritatevoli di singoli e/o di associazioni ed organizzazioni umanitarie che fanno quello che possono nei limiti delle loro risorse finanziarie avendo, peraltro, anche una massa notevole di immigrati clandestini, privi di tutto, a cui offrire un minimo di sostentamento e solo recentemente si è cercato di affrontare questo problema a livello istituzionale con l’introduzione del reddito di cittadinanza che, tuttavia, ha mostrato molte pecche ricevendo critiche diffuse. Mentre in Svizzera, come ho ricordato nel paragrafo precedente, l’aiuto sociale è finanziato e gestito da strutture pubbliche (Confederazione, Cantoni, Comuni) che applicano rigidamente le relative norme di legge che consentono, a chi ne ha diritto, di avere garantito un minimo vitale per poter vivere dignitosamente in questo Paese.

Dino Nardi

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