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Informarsi è un piacere!

… influenze …

Care lettrici e cari lettori,

Lo so, ne abbiamo abbastanza di sentire, parlare e leggere di virus, batteri e influenze. Non ne possiamo più. Come non essere d’accordo con voi. Perdonatemi.

E, quindi, perchè io ho deciso di parlarvi di «influenze»?

Si dice che la Befana viene con le scarpe rotte… da me è venuta con un libro. Consegnandomelo, mi ha apostrofata di «influencer»… e il libro s’intitola «influencermania»!

Certo che scrivendo e pubblicando si raggiungono molte persone e in qualche sottil modo le si «influenzano» nel pensiero, nelle abitudidini, nel comportamento, nel linguaggio e forse anche nella scrittura. Allora, tutti i redattori, giornalisti, pubblicisti siamo influencer?

Sulla copertina del libro che ho ricevuto si legge: «La storia, le novità e le strategie della più proficua attività media degli ultimi anni».

Scritto a quattro mani da Omar Rossetto e Mariaisabella Musulin, il libro esce a metà dello scorso luglio, pubblicato da Hoepli. Dei due autori apprendiamo che il primo, dopo un’esperienza come e-commerce e social media manager presso la vendita al dettaglio nel mondo della moda, è arrivato nell’agenzia Velvet media Italia, dove si occupa di social media e di influencer marketing. La seconda, dopo aver seguito il corso Economics and management of innovation, dunque studio in economia e commercio, giunge in Velvet media per occuparsi di marketing,Instagram e influencer marketing.

Musulin e Rossetto raccontano il mondo dei social network a 360 gradi, provando a fare chiarezza su definizioni, strategie digitali, influencer e nuove sfide.

 

L’origine della parola va, chiaramente, ricercata nell’inglese, dove il sostantivo si forma dal verbo to influence, francese influencer, su cui si è modellato anche l’italiano influenzare. Scopro, per intanto che, con il significato più generico di “persona che esercita un’influenza su qualcosa” sin dal 1664 si utilizza questa parola.

Gli Oxford Dictionaries riportano inoltre l’odierno significato specifico del marketing, ‘A person with the ability to influence potential buyers of a product or service by promoting or recommending the items on social media’. In parole povere: chi ha l’abilità a vendere un prodotto e a guadagnarci!

Pare che in ambito anglofono la parola, pur esistendo, non abbia affatto la popolarità che sta avendo in Italia, e soprattutto non venga usata nel senso specifico con cui la si impiega nel nostro paese. Sulla specificità di significato che ha oggi il termine in italiano si veda, ad esempio, questa spiegazione:

«Un influencer è un utente con migliaia (se non milioni) di seguaci sparsi sui vari social network; può essere un YouTuber, un Instagramer, un blogger o avere semplicemente una pagina su Facebook dove condivide foto, video e contenuti vari. Fin qui è come un qualsiasi utente nella rete, ma a differenza degli altri, l’Influencer è in grado letteralmente di influenzare i suoi followers (Stefano Gallon, 2014, “Influencer”: chi sono e cosa fanno, “Social media expert”).

A oggi, la parola è diffusa in italiano in vari contesti: oltre al marketing, la incontriamo nel giornalismo, sui mass media, sui nuovi media e anche nel linguaggio della politica, gli influencer qui sono ovviamente coloro che spostano voti.

La traduzione letterale del termine è influenzatore. Questa parola è registrata oggi nei dizionari aggiornati, indicando una persona che influenza; che esercita un influsso determinante sul pensiero o sulla volontà altrui.

A questo punto, ci si può chiedere come il possesso da parte dell’influenzatore di certi attributi incida sulle sue possibilità di convertire gli influenzati alle sue vedute.

Tre condizioni appaiono allora essenziali. L’influenzatore deve essere informato o per lo meno sembrarlo. Egli deve poi essere percepito dall’influenzato come rispettoso dei compiti che ricadono su di lui. Per consolidare la propria influenza, l’influencer dev’essere percepito come devoto a chi lo segue.

Spiegato in questo modo, gli influencer sono sempre esistiti, solo che non venivano chiamati con questo nome. Sono cambiati le modalità e i canali. Il web ha dato a molti una possibilità che prima era di pochi.

L’idea di utilizzare la credibilità di qualcun altro per aumentare la consapevolezza o la sperimentazione di prodotti e servizi risale al 1760 quando, in Inghilterra, s’iniziò a utilizzare le referenze dei membri della Royal Family per aumentare le vendite delle porcellane Wedgwood. Una storia lunga.

Era il 1958 quando Virna Lisi, icona di bellezza del cinema italiano, venne scelta per interpretare il sorriso più bello della televisione nello spot del dentifricio Chlorodont. Il divo, o la diva per la sensibilità delle signore, era convincente, a prescindere. E così Mike Bongiorno per la grappa, Nino Manfredi per il caffè o le gemelle Kessler per le calze divennero i testimonial garanti dei prodotti reclamizzati. Oggi sono cambiati i modi, ma il fine rimane lo stesso.

Mettono nero su bianco l’esperienza accumulata in anni di marketing e web marketing, social media e strategie di comunicazione, gli autori di Influencermania – classe 1991.

Il libro comprende alcuni contributi di noti specialisti del settore digitale in Italia, un capitolo dedicato all’etica e una riflessione sul futuro sempre più prossimo, perché, in attesa di una forma più stabile, ci sono già le prime certezze: l’influencer deve superare la logica di piattaforma a favore delle comunità.

Se è vero che oggi la piattaforma per eccellenza è Instagram, bisogna esser consapevoli che tutto può cambiare repentinamente.

Completano il volume numerose interviste agli influencer – da Tony Cairoli, pilota di motocross, a Paolo Stella, attore e scrittore, da Andrea Rock, conduttore radiofonico, a Andrea Bini e Luca Valentino, fondatori del gruppo Facebook Serie A Operazione Nostalgia –, le vere star della rete, per una panoramica completa di questa “mania”, a cui tutti i brand, I marchio, le Firmen, devono iniziare a prestare molta attenzione.

Entrambi gli autori hanno rinunciato ai proventi della vendita del libro in favore dell’Associazione Vicenza for Children.

Ebbene, se ho suscitato in voi la curiosità di leggere questo libro, aiutando a collezionare dei fondi per l’Associazione per i bambini, allora, avete subito la mia influenza…

Graziella Putrino

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