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… 20-21 …

Care lettrici, Cari lettori,

Nella ricerca dell‘incontro e di relazioni casuali o durature tra noi persone, si mette in gioco uno degli elementi più profondi della personalità nello sforzo per maturare: l’umiltà.

Una virtù che determina la qualità del rapporto con se stessi e con gli altri, in una lotta per superare il male dell’orgoglio e le sue conseguenze, per scusare, comprendere o chiedere perdono, rendendo possibile il recupero di una storia comune e un’identità condivisa, facendo sbocciare affetto dal risentimento.

Si tratta della virtù più personale, perché ci permette di scoprire noi stessi nella nostra realtà più intima, per accettarci come siamo e superarci senza voler mai smettere di essere figlio, fratello, padre o madre, nonno, nipote, figlioccia, amico, vicini di casa, colleghi.

Umani.

Chi non lo vive così ha in genere molte carenze che arrivano a provocare serie disfunzioni a livello di personalità, perché siamo stati creati per amore e per amare, come dinamica essenziale della nostra vita. Per questo, di fronte a porte che rifiutano di aprirsi, senza desistere, resta ancora la risorsa di continuare a sperare con l’anima in pace e di aspettare, evitando l’oblio. Perserverando con amore.

Alla fine di un anno negativo, si è tentati di essere pessimisti sulla vita, e perfino di disperare. Questo accade particolarmente quando ci circondiamo ogni giorno di titoli negativi di fronte alla morte, alla distruzione e agli inganni interpersonali che si susseguono nel mondo.

È tuttavia importante ricordare che le cattive notizie, il dolore, non hanno l’ultima parola.

Non possiamo permettere ai titoli dei mass media, della politica, a litigi di famiglia, di dettare la nostra vita e di offuscare la nostra mente.

Abbiamo il compito di essere critici davanti ad ogni evento e di cercare in noi per trovare il significato ultimo dell’esistenza umana. Dell’esistenza di ognuno di noi. Del nostro contributor. E questo, vissuto al quotidiano.

I rapporti tra di noi sono «spesso governati da litigi, critiche, giudizi, condanne, piuttosto che dalla benedizione e dall’apertura del cuore», ci ricorda lo psicologo Yves Boulvin, studioso delle relazioni interpersonali.

Riscoprire il significato profondo degli auguri che ci facciamo a cavallo tra un anno che finisce e uno appena nato, sarebbe augurare il bene, parlare bene dell’altro: «bene dicere» in latino significa letteralmente “dire bene”. È entrare pian piano in una logica d’amore universale, che vede il bene, le cose belle, il lato buono di ciascuno, e ringrazia.

Evocare delle qualità o mostrare gratitudine ha spesso ripercussioni inaspettate su di noi e sulla nostra qualità di vita.

Usare parole personali tocca di più di una formula preconfezionata, purché queste parole siano scelte con cura, perché creano un rapporto con l’altra persona.

Il modo in cui le parole sono formulate è importante quanto il loro contenuto. Non c’è bisogno di scrivere a lungo, ma solo di avvicinarsi il più possibile a ciò che l’altra persona si aspetta, un modo per imparare il distacco è l’atto gratuito senza mai sapere se l’obiettivo è stato raggiunto.

Cosa farebbe bene all’altro? Quali sono i suoi desideri?

Allora gli auguri, al di là della formula educata, esprimeranno un affetto che può arrivare fino all’altro.

Formulare gli auguri non significa far credere che l’anno sarà risparmiato da qualsiasi sofferenza e da ogni difficoltà. Possiamo solo desiderare di accogliere con fiducia tutto ciò che accade. I momenti belli. I momenti brutti.

Tornando alle origini della tradizione, dobbiamo risalire ancora più indietro nell’Antichità, quando i Romani lanciavano uccelli dall’alto del Campidoglio perché portassero i loro auguri ai confini dell’Impero.

Il 1° gennaio di ogni anno, la liturgia della Messa ci ricorda la benedizione di Dio su Aronne (il fratello sconosciuto di Mosé) di oltre tremila anni fa, che conclude l’ufficio liturgico:

Che il Signore vi benedica e vi custodisca!

Che il Signore faccia risplendere il Suo Volto su di voi, che vi prenda in grazia!

Che il Signore volga il Suo Volto verso di voi, che vi porti la pace!

Nel testo originale, la triplice invocazione del nome di Dio assicura a Israele la presenza del Dio dell’Alleanza, fonte di ogni benedizione, di ogni parola di bene.

 

Tra le persone che ci passano per la mente abbiamo sicuramente cugini un po’ soli, una cognata in difficoltà, un figlio, una figlia arrabbiati, perchè non siamo delle mamme e dei padri perfetti, un’amica, un vicino, che hanno bisogno di un po’ di comprensione.

Scegliamo una persona specifica a cui vogliamo avvicinarci, riprendiamo i contatti con pazienza e dolcezza. Con speranza.

Magari, se manteniamo l’impegno almeno fino alla fine di quest’anno, non salveremo l’umanità, ma avremo abbattuto dei sentimenti negativi che ci tormentano il cuore.

A chi mi legge, giunga il mio pensiero e il mio grazie più caloroso.

Gabriella Putrino

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