L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Perché all`Italia non conviene uscire dall`Euro

Cari lettori, ormai da anni, e specialmente nelle fasi economicamente difficili, si paventa un’uscita dell’Italia dall’euro. Questo non può sorprendere, vista la pessima situazione economico/sociale in cui versa il Paese. Tuttavia, ciò sarebbe un gravissimo errore. Tanto per cominciare il Bel Paese è tra i soci fondatori dell`Unione Europea; cosa non da poco. Già questo, di per se, rappresenterebbe una “sconfitta europea” di enormi proporzioni. Inoltre, l`Italia è la terza economia più grande della zona euro (dopo Germania e Francia) ed ha un prodotto interno lordo (Pil) di ben nove volte più grande di quello greco! Quindi si tratta di dimensioni e proporzioni del tutto diverse, ed un paragone con la grecia, anch’esso piuttosto sovente, è fuori luogo. Se un`eventuale uscita della Grecia avrebbe delle ripercussioni, immaginate cosa succederebbe se ad uscire fosse l`Italia!!Inoltre, cosa da non sottovalutare assolutamente, si pensi ai tempi ed ai costi procedurali dell’eventuale dissociazione di un Paese dall’euro.

Sarebbe necessaria, in effetti, una prolungata fase di gestione, in termini di riconversione dei salari e dei redditi, ridenominazione dei debiti e crediti, riprogrammazione dei computer e registratori di cassa, e così via. Come non ricordare la prolungata e estesa fase di operazioni, anche di carattere squisitamente tecnico, messe in atto nella seconda metà degli anni Novanta per poter procedere al varo della moneta unica nel 1999. A questo riguardo, le ipotesi di chi disegna un piano d’uscita dall’euro senza traumi perché attuabile “tecnicamente durante un fine settimana”, a mercati chiusi, appaiono del tutto irrealistiche. La fase di transizione sarebbe in realtà molto più lunga di un fine settimana. E forse durerebbe troppo a lungo per mantenere le misure restrittive necessarie, ad esempio, a scongiurare la classica corsa agli sportelli quali il congelamento dei conti bancari, o imbrigliare investitori desiderosi di sottrarsi alle perdite di una svalutazione attraverso il divieto dei trasferimenti di capitale. Tali restrizioni creerebbero il caos, ed una situazione quasi da “guerra civile”. Del tutto inaccettabile, quindi.

Proprio la complessità delle procedure fa capire come in tema di un’uscita dalla moneta unica non vi siano precedenti (tranne in Grecia) a cui far riferimento con una qualche attendibilità. Certo non l’abbandono di un accordo di cambi fissi. Di qui il fondato timore, da me condiviso, che un`uscita dell`Italia dalla zona euro e un ritorno alla lira finirebbe per spingere verso una crisi di proporzioni inusitate e per molti aspetti drammatiche, soprattutto sui mercati finanziari.

Per riassumere, pur riconoscendo che la fase attraversata oggi dall’Unione Monetaria presenta tuttora criticità e difficoltà – come da me ripetutamente messo in luce su queste pagine nel corso degli anni – tali da poter portare a un ulteriore deterioramento della situazione economica, non ritengo che, per l`Italia o per l`Europa, un`uscita del Bel Paese dall`euro sarebbe positiva. Bisogna essere consapevoli, allo stesso tempo, che uscire dall’euro a questo stadio così avanzato del processo di integrazione rappresenterebbe un’alternativa (tra varie diverse possibili) dai costi e rischi elevatissimi, sia per l`Italia, sia per l’Europa tutta!!

Peter Ferri

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com