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A domanda rispondo

Cari lettori, questa settimana voglio tornare ad occuparmi dei vostri quesiti. Devo dire che, nel corso degli anni, a volte le domande possono ripetersi, il che mi fa credere che riaffrontare un tema già trattato in passato potrebbe tornare utile a molti di voi.

Ecco dunque quanto mi si chiede:

Il Signor E.L. mi ha scritto una email domandando quanto segue:

Egregio Dottor Ferri, leggo la Sua rubrica economica ormai da parecchi anni. In un suo articolo, Lei dice che in passato le banche centrali dovevano avere, per esempio, per  1000 franchi, altri 1000 franchi di riserve in oro. Oggi tuttavia non è più così, quindi « ognuno fa quello che gli pare », non c’è più una regola che imponga alle banche centrali di avere riserve aurifere equivalenti ai soldi in circolazione... ma così  facendo non si rischia di creare una forte inflazione? Facciamo l`esempio in cui la Banca Centrale emette alle banche commerciali 1000 franchi che essa però non ha in riserve aurifere. A questo punto le banche commerciali pagano gli interessi dovuti alla Banca Centrale, ma così facendo la Banca Centrale si arricchisce, con tutti gli interessi che si prende dalle banche, ed essa poi che fa con tutti quei soldi? Ho capito bene, o altrimenti come funziona il sistema?

Saluti, E.L.”

Ecco la mia risposta:

Caro Signor L., noto con piacere che è tornato a scrivermi con altri quesiti riguardanti il rapporto tra Banca Centrale, inflazione e banche commerciali. Ebbene, benché sia verissimo che da svariati decenni le Banche Centrali di tutto il mondo civile non debbano possedere delle riserve aurifere uguali al valore del denaro in circolazione, ciò non significa che vi debba necessariamente essere una forte inflazione. Infatti, le banche centrali stesse controllano i tassi di interesse e la massa monetaria, i quali, a loro volta, hanno una forte influenza sul futuro livello di inflazione. In altre parole, se la banca centrale crede che vi sia un concreto rischio di elevata inflazione, essa può alzare i tassi di interesse, per “raffreddare l'economia” e prevenire quindi una forte inflazione. Se, al contrario, la banca centrale ha bisogno di “stimolare” l'economia, può fare il contrario; abbassare cioè i tassi di interesse. Esattamente come ha fatto negli ultimi anni, ed anche recentissimamente, in special modo negli Stati Uniti, dove i tassi a breve e medio periodo sono ormai allo zero per cento, proprio come nell’Unione Europea.

Una brava Banca Centrale sarà, sul lungo periodo, capace di bilanciare in modo efficace i rialzi dei tassi di interesse (quando pensa che ci sia un pericolo di inflazione) con i ribassi degli stessi (quando prevede che l'inflazione sia sotto controllo e che l'economia abbia bisogno di un “sostegno o stimolo”). Caro signor L., benché sia vero che fino a circa trent’anni fa il mondo occidentale fosse afflitto da un’elevata inflazione, non si deve preoccupare! Il mondo civile, sul lungo periodo, probabilmente ha imparato la lezione e se la caverà senza rischiare un'inflazione incontrollata ed incontrollabile. Certo, vi saranno periodi in cui l'inflazione sarà “un po' troppo alta” ma queste fasi saranno sicuramente superate! Per esempio, in Svizzera non vi è un consistente tasso elevato di inflazione da un'eternità... e questo non può che rassicurarci sulle capacità della Banca Nazionale Svizzera di tenere a bada l'inflazione! Inoltre voglio aggiungere che tutti i soldi “guadagnati” dalla Banca Centrale Svizzera vanno annualmente ridistribuiti ai Cantoni e alla Confederazione, quindi la Banca Centrale stessa non si arricchisce affatto!

Cari lettori, per tutti i vostri quesiti, come sempre, non esitate a continuare a scrivermi, la mia risposta non si farà attendere!

Alla prossima settimana.

 

Peter Ferri

 

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