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… regina Oliva e re Olivo…

Care lettrici e cari lettori,

Siamo in guerra.

In una guerra psicologica.

Fisica.

Mentale.

Non sappiamo più a chi avvicinarci senza temere per la nostra integrità psicofisica.

Cerchiamo di attribuire questa neurosi di massa a un virus che ci sta schiavizzando e obbligando a portare delle maschere visibili, mentre alcuni di noi erano abituati a portarle di nascosto. Di apparire. Di non scoprirsi.

Parliamo del desiderio di pace, di serenità e cerchiamo freneticamente questo angolo di paradiso terrestre in cose materiali.

Stiamo dimenticando il calore dei piccoli gesti e la simbologia che ci offre in questo periodo dell’anno la natura.

Sto pensando alla „regina“ Oliva. Al „re“ Olivo.

L’olivo è presente nella simbologia e nei miti fin dalla preistoria, oltre ad essere oggi emblema di pace, forza, fede, trionfo, vittoria, onore.

Dell’ulivo si parla già nel libro della Genesis. La magnificenza dell’olivo è cantata dai poeti dell’Antico Testamento. Nelle loro metafore l’ulivo simbolizza salvezza e prosperità.

Il salmo 128, nell’esaltare “l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie”, dice: “la tua sposa è come vite feconda nell’intimità della tua casa, i tuoi figli come virgulti d’olivo intorno alla tua mensa”.

Il profeta Osea canta la forza e la bellezza dell’ulivo così: “sarà come rugiada per Israele, esso fiorirà come un giglio e metterà radici come il cedro del Libano. Si espanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’ulivo e la fragranza del Libano” (Os 13, 67).

Nella descrizione che nel Primo Libro dei Re viene data del Santo dei Santi del tempio di Gerusalemme si precisa che “Salomone nella cella fece due cherubini di legno d’ulivo, alti dieci cubiti … fece costruire la porta della cella con battenti di legno d’ulivo … lo stesso procedimento adottò per la porta della navata, che aveva stipiti di legno d’ulivo” (cfr 1Re 6, 3133).

Quando si volle rendere onore a Giuditta, la si “incoronò di fronde d’ulivo ed ella precedette tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne” (Giuditta 15, 13).

Sono circa settanta le citazioni che se ne fanno solo nella Bibbia.

Lo stesso nome di Gesù, Christos, vuol dire semplicemente: unto di olio di oliva.

Anche Omero nei suoi poemi citò l’olivo come associazione a simbolo di pace e di vita.

Era d’olivo il gigantesco tronco per mezzo del quale Polifemo venne accecato da Ulisse e dai suoi compagni.

Il re di Itaca costruì per sè e per Penelope il letto nuziale, scavandolo nel tronco stesso di una possente pianta d’olivo, simbolo di un’unione salda e duratura.

A conferma della millenaria storia dell’ulivo ricordiamo come la simbologia ci riporta all’antica Gerusalemme con il “Monte degli Ulivi”.

Nell’antica Grecia era considerato una pianta sacra al punto che chiunque fosse sorpreso a danneggiarla veniva punito con l’esilio.

Alle stesse Olimpiadi, ai vincitori venivano offerti una corona di ulivo ed un’ampolla d’olio. Ad Atene esisteva un ulivo ritenuto, il primo ulivo del mondo, nato dalla lancia della stessa Atena e per questo considerato sacro e protetto da guardie.

I nostri antenati Romani, invece, intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi, oltre al fatto che, secondo tradizione, i gemelli Romolo e Remo nacquero sotto un albero d’olivo.

Nella religione cristiana la pianta d’olivo ricopre molte simbologie. Dal ritorno della colomba liberata da Noè, all’arca con un ramoscello d’ulivo nel becco, l’olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire.

Divento' anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini.

In questa ottica l’olivo diventa una pianta sacra e sacro è anche l’olio che viene dal suo frutto, le olive.

Infatti l’olio d’oliva è il Crisma, usato nelle liturgie cristiane dal Battesimo all’Estrema Unzione, dalla Cresima alla Consacrazione dei nuovi sacerdoti.

La simbologia dell’olivo si ritrova anche nei Santi Vangeli.

Gesù fu ricevuto calorosamente dalla folla che agitava foglie di palma e ramoscelli d’olivo. Nell’Orto degli Ulivi egli trascorse le ultime ore prima della Passione.

Pure nella tradizione ebraica, l’olivo ha un posto di riguardo. Secondo la leggenda, citata anche nella Genesi, prima di morire Adamo inviò suo figlio Seth a chiedere ai cherubini tre semi dell’ ”albero della Conoscenza del Bene e del Male”. Seth, tornò con quanto chiesto e quando il padre morì, piantò sulla sua tomba i tre semi, dai quali nacquero:

un cipresso, un cedro e, appunto, un olivo.

L’olivo continua, tra miti, leggende e aneddoti, ad animare la cultura dell’umanità, prima fra tutte quella cristiana.

In un boschetto di olivi piantati durante il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Terra Santa nel 2000, solo l’albero che era stato benedetto dà frutti. Lo ha riferito nel 2008 il giornale Yediot Ahronot. Al termine di una preghiera collettiva sul Monte delle Beatitudini, che domina il Lago di Tiberiade, il pontefice aveva benedetto un olivo offerto da un fondo israeliano per la salvaguardia della terra.

Papa Benedetto XVI è indicato dal frate profeta Malachia (1139 d.C.) col motto De gloria olivae che tradotto letteralmente significa «la gloria dell’olivo».

Il riferimento a Benedetto può essere spiegato dal fatto che gli appartenenti all’ordine benedettino sono anche chiamati gli Olivetani, sul cui stemma compare proprio il ramo d’olivo e, Papa Ratzinger è nato il 16 Aprile 1927, il sabato santo, il punto più significativo del periodo pasquale che è appunto caratterizzato dal simbolo dell’olivo.

Molto più recentemente Papa Francesco ha utilizzato un pastorale in legno di olivo fatto dai detenuti del carcere di Sanremo.

Oggi, a differenza del passato, abbiamo la fortuna di conoscere le ragioni fondanti di ciò che si è definito essere, con un’espressione calzante, l’anima dell’olio. Ed è un vantaggio notevole, che reca utili riscontri in termini di conoscenza del prodotto. Vantaggi che un tempo non esistevano, visto che ci si affidava alla pura percezione di un dato di fatto, consistente nel riconoscere le svariate virtù di quel tanto decantato liquor d’ulivi, come amava definirlo Dante Alighieri, sulla base della sola immaginazione.

L’approccio con il prezioso liquor d’ulivi era basato espressamente sul frutto delle esperienze maturate in prima persona, sulla propria pelle. E così, l’olio guaritore che sana le ferite e nutre il corpo ha permesso infine all’uomo di elevarlo al ruolo di simbolo più alto e nobile delle civiltà.

Vi sono frequenti rimandi al mito e alla religione, tali da far innalzare l’olio di oliva a simbolo di una robusta e potente forza evocativa.

Persino in paesi lontani, laddove la coltura è solo un’acquisizione recente, l’olivo ha lasciato di sé un segno indelebile e significativo.

In Giappone, per esempio, è divenuto simbolo di amabilità, tanto da essere considerato come l’albero della vittoria, a coronamento sia del successo conseguito negli studi, sia di quello ottenuto nell’ambito delle imprese civili e militari.

Il legno d’olivo avrebbe inoltre – quanto meno secondo una leggenda cinese – la forza di neutralizzare le nefaste conseguenze di alcuni veleni.

La pianta in questione, d’altra parte, si lega strettamente al mito della nascita di Atene, attraverso l’edificazione della polis, della città, divenuto centro di vita civile e politica, ma anche luogo privilegiato di promozione della cultura.

L’olivo, pertanto, reca il segno della raggiunta civiltà.

Non a caso il mito di Odisseo, cantato in maniera eccelsa da Omero, aiuta a comprendere con grande efficacia tale passaggio, visto che è proprio la figura di Ulisse a incarnare alla perfezione l’uomo dal multiforme ingegno, capace di fronteggiare la natura e il destino avverso.

Infine, una chicca tutta italiana: dal 5 maggio 1948, l’Italia repubblicana ha il suo emblema.

Il percorso creativo, durato 24 mesi, è il frutto di due pubblici concorsi e di un totale di 800 bozzetti presentati da circa 500 fra artisti e dilettanti.

L’emblema prescelto è stato realizzato da Paolo Paschetto ed è caratterizzato da tre elementi:

la stella, la ruota dentata, i rami di quercia e di olivo!

La stella è uno dei riferimenti più antichi del patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia. La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

La quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano.

Il ramo di olivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna sia della fratellanza internazionale.

 

Avreste mai pensato quanta simbologia conservino regina Oliva e re Olivo?

 

di Graziella Putrino

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