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Jerusalema

Care lettrici, Cari lettori,

State imparando i passi? Li sapete ad occhi chiusi? Avete inventato una vostra coreografia? La cantate, declamate:

«Jerusalema ikhaya lami/ Ngilondoloze/ Uhambe nami/ Zungangishiyi Luna».

Possiamo accogliere queste parole come un segno che la globalizzazione, nel suo senso migliore, vada avanti malgrado i colpi isolazionisti portati dal Coronavirus?

Il «tormentone» di questa estate e non solo, è infatti una preghiera sudafricana.

Parla di Gerusalemme. Una città in cui coabitano pacificamente etnie e religioni diverse. Una città in cui ci si sente a casa. Dove l’anima trova colore, calore e conforto.

Un anno dalla sua composizione è entrata ovunque, grazie a un challenge sulla cinese -ironia del destino, se pensiamo da dove si espanse il virus- TikTok, che decollò a livello mondiale attraverso l’Indonesia.

Attualmente viene ascoltata e danzata in tutta Europa, quasi dappertutto. Una variante di quell’Hully Gully che venne dagli Stati Uniti a inizio anni ’60 ed è rimasto da noi come ballo di gruppo spontaneo quando ci si trova davanti a un ritmo che non si sa come muoversi…

In effetti, il video ufficiale suggerirebbe piuttosto quel tipo di coreografia saltata che è tipica della tradizione sudafricana, e che ai Mondiali di 19 anni fa fu proposta anche dal Waka Waka di Shakira.

Tik Tok, è pure quel social che dopo essere stato denunciato da Anonymous “come malware nelle mani del governo cinese, intento in una colossale operazione di sorveglianza di massa», si è visto dichiarare guerra da Trump, che ha appena firmato un ordine esecutivo per vietare a qualsiasi persona o azienda statunitense di avere rapporti commerciali con ByteDance. Un modo per costringere la società proprietaria a svendere?

Il testo, peraltro, è tutt’altro che frivolo. «Ngilondoloze/ Ngilondoloze/ Ngilondoloze/ Zungangishiyi lana/ Ndawo yami ayikho lana/ Mbuso wami awukho lana/ Ngilondoloze/ Zuhambe nami». È stato accostato a un gospel, e in effetti ha un tono da preghiera: «Gerusalemme è la mia casa/ Guidami/ Portami con te/ Non lasciarmi qui/ Il mio posto non è qui/ Il mio regno non è qui/ Guidami/ Portami con te».

Il già citato video ufficiale andando e tornando da una maestosa boscaglia alle favelas, suggerisce in effetti un tono da messianica ricerca del regno promesso che è poi alla base della escatologia monoteista, ma nella musica africana e afro-americana acquisisce poi l’ulteriore carico della immedesimazione tra la lotta del popolo ebraico e quella dei neri contro la schiavitù, il colonialismo e l’apartheid.

E’ una canzone che trasmette un messaggio molto profondo a tutta l'umanita’.

Un grido disperato di aiuto a Gesù Cristo, perche’ forse solo lui e’ l’unico che’ ci può ascoltare in un mondo impazzito. Le guerre assurde in corso, le storie di crudeli omicidi per razzismo, odio e paure al quotidiano.

In un momento cosi’ difficile per tutto il pianeta per colpa della pandemia questo meraviglioso brano – preghiera, che si è trasformato in un ballo tribale sembra quasi una sfida della vita con la morte. Trascina, invita a ballare tutti insieme, tutti uniti per dimostrare che anche questa volta vincerà la vita

Forse anche in questo modo del tutto particolare che si sta conoscendo attraverso il mondo dei social, tutte le voci che cantano Jerusalema verranno ascoltate come un’unica preghiera, seguendo inconsciamente il Salmo 46, versetto 7 della Bibbia : cantiamo e balliamo per il Divino.

Master KG è un musicista e produttore, originario del Sud Africa. Compie il suo dubutto nel 2018 con il suo album “Skeleton Move”, che ha ricevuto varie nominations e un premio AFRIMMA come miglior artista African Electro.

Nomcebo Zikode, classe 1994, nata e cresciuta nella provincia sudafricana di KwaZulu-Natal, in particolare ad Hammarsdale, ma oggi residente a Johannesburg, è una cantante specializzata nella musica house. Ha dichiarato in varie interviste di amare la musica fin da quando era bambina. Nel suo paese è diventata famosa nel 2003 grazie alla partecipazione al talent Ukhozi FM, mentre a livello internazionale si è fatta conoscere solo nel 2020 grazie alla hit di Master KG Jerualema, diventata appunto virale su TikTok.

In Jerusalema Nomcebo Zikode canta in venda, una lingua sudafricana, a dimostrazione di come la musica possa diventare universale anche quando solo pochi riescono a comprendere le parole dei testi. Non a caso con Master KG è stata scelta come “Ambassadors to the World” del DSAC Cultural Diplamacy Programme dal ministro delle Arti e della Cultura sudafricano Nathi Mthethwa.

Per il resto, Nomcebo Zikode ha studiato tecnologia informatica e ha fondato con DJ Ganyani la Ganyani Entertainment, di cui è Chief excutive officer.

Kgaogelo Moagi, questo il vero nome di Master KG, è nato il 31 gennaio 1996 a Tzaneen, in Sud Africa. Cresciuto a Calais Village, nella regione del Limpopo, ha iniziato ad appassionarsi alla musica già da bambino, creando i suoi primi beat all’età di tredici anni.

La musica che unisce le persone, le etnie, la diversità, le idee. La musica che unisce e lo fa grazie a quella grande macchina che il web oramai è diventato e che ci permette di poter conoscere luoghi e culture mai visti.

La musica che porta con sé sempre un messaggio e in questo caso specifico, rispolvera il concetto di speranza: “SPE SALVI facti sumus”, nella speranza siamo stati salvati, diceva san Paolo ai Romani e in quel sorriso a fermo immagine, come una mezzaluna splendente nella notte, questa ‘preghiera’ è un inno alla libertà.

Io ringrazio Sergio, una persona speciale, che in un momento di lockdown mondiale mi ha mandato Jerusalema ballata in modo molto originale.

Balliamo. Cantiamo. Preghiamo.

Questo è Jerusalema!

Graziella Putrino

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