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Un viaggio tra favola e poesia… lungo un secolo

In occasione del Centenario della sua nascita, suona doveroso ricordare un grande della letteratura italiana. Letteratura per ragazzi mi sembra troppo restrittivo. A parer mio i racconti, le favole, le poesie di Gianni Rodari contengono un messaggio leggero, divertente, fresco e al contempo profondo che non ha età e che ci fa recuperare la nostra dimensione di ragazzi anche quando non lo siamo più.

Insegnante, giornalista, poeta, scrittore di libri e programmi televisivi per l`infanzia, dopo Collodi, Rodari è lo scrittore italiano per ragazzi più conosciuto e tradotto al mondo. Sono oramai molte le generazioni cresciute ascoltando e leggendo le sue fantasmagoriche storie, le sue filastrocche e poesie che hanno affascinato e conquistato non solo i bambini ma anche i loro genitori e i loro insegnanti.

Filastrocche in cielo e in terra” pubblicato da Einaudi nel 1960 si presenta come un libro per bambini assolutamente rivoluzionario per l'epoca. I protagonisti sono padri di famiglia con magri stipendi, artigiani, impiegati, emigrati che animano bizzarre favole a rovescio dalle conclusioni sorprendenti. Sempre sulla scia di uno scanzonato non drammatico impegno sociale che contagia il lettore nella sua spinta a conoscere il mondo e a renderlo migliore.

Fratellanza, non violenza, solidarietà: i grandi ideali universali si mescolano e intrecciano in tutti i libri di Rodari con la semplice realtà della quotidianità domestica trasfigurata in un`atmosfera fantastica che ci porta immancabilmente al sorriso. Spesso sono storie nate non solo dalla fantasia dell`autore, ma scaturite da un intenso contatto con la variopinta fantasia dei suoi scolari: sono proprio i loro errori semantici che portano alla creazione di giochi di parole e piccole storie come nel “Libro degli errori” del 1964.

Favole al telefono” è forse il libro più conosciuto e letto. Rodari immagina che a raccontarle sia un papà tenuto lontano da sua figlia a causa del lavoro di rappresentante di commercio che lo costringe a girare l`Italia in lungo e in largo. Quindi ogni sera, ovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. A causa dei costi del telefono le favole sono corte ma sicuramente avvincenti a tal punto che le signorine del centralino sospendono tutte le telefonate per ascoltarle!

In “La freccia azzurra” edita nel 1964 la Befana non è più la rugosa vecchina che senza posa vola sulla sua scopa, ma una moderna imprenditrice titolare di una ditta di giocattoli che gestisce personalmente con il solo aiuto della sua serva-assistente Teresa. Ai genitori spetta di pagare i giocattoli desiderati dai figli e per i bambini poveri questo è un vero problema. Anche per Francesco che si è letteralmente innamorato di un trenino azzurro esposto in vetrina. Tutti i giocattoli, all'insaputa dell'austera Befana che li vede unicamente come merce del suo commercio, hanno vita propria e un cuore generoso che li porterà a fuggire dal negozio per raggiungere da soli le case dei bambini poveri. Riusciranno anche a raggiungere Francesco dopo rocambolesche peripezie che lasciano il lettore con il fiato sospeso. Una lettura consigliata a piccini, nonni e genitori soprattutto ora che si avvicina il Natale.

Stefania Calzà Santoni

 

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