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… ti fidi?… mi fido… (a mia figlia…)

Care lettrici e cari lettori,

«Ti fidi di me?, Si, mi fido di te», sono le celebri frasi sul sottofondo delle note di Céline Dion «My heart will go on», nel film Titanic.

Quattro parole. Una domanda che ha segnato la storia del cinema e che sono fondamentali per le relazioni interumane di ogni tipo. Una domanda che apre, o chiude universi nascosti delle nostre anime. Del nostro cuore. Di noi. Della nostra esistenza. Della nostra visione su di noi e sugli altri.

«Ti fidi di me?» è la domanda di Jack Dawson, un giovanissimo Leonardo Di Caprio nel ruolo del ragazzo della terza classe del Titanic, rivolta a Rose De Witt Bukater, facoltosa figlia di aristocratici, interpretata da Kate Winslet e innamorata del ritrattista squattrinato, senza certezze alcune da sfociare come garanzie. Purtroppo, la passione non può fermare l’urto del Titanic contro quel gigantesco iceberg. E allora la disperazione, l’acqua che entra in tutti i canali della nave e che la affonda. E ogni visione è come la prima, con davanti agli occhi Jack e Rose ogni volta come se fossimo catapultati in quel 1997, anno di uscita del Titanic di James Cameron che rivoluzionò il modo di guardare ai kolossal hollywoodiani, lasciando un’eredità psicologica sul valore della fiducia, sul fidarsi, sul volere dare fiducia incondizionata.

La fiducia…

Le canzoni parlano spesso e solo d’amore. Passione, romanticismo, desiderio sono, di solito, gli elementi portanti, e se ci fate attenzione potete individuarli in decine di pezzi, sia italiani che stranieri. Sono i sentimenti amorosi che spesso si sposano con ritmi e parole, cercando di risvegliare in noi forti emozioni. Lacrime. Gioie. Rimpianti e altro.

Più raro, invece, che le canzoni parlino dell’amore in senso maturo, giocando meno sulle passioni e più sui sentimenti che si prendono per scontati. Ad esempio, non sono molti i brani che parlano di fiducia, che pure è un elemento fondamentale quando l’amore si fa più importante e solido. E la fiducia non è decisiva solo per l’amore di coppia: è un elemento imprescindibile anche per l’amicizia e per i rapporti familiari, ad esempio tra genitori e figli.

La canzone italiana sulla fiducia più in vogue è « Mi fido di te» di Jovanotti, pubblicata all’interno dell’album Buon sangue del 2005 e secondo singolo da esso estratto. Il brano è uno dei più apprezzati tra i lenti firmati dal cantautore romano e ha dato adito a interpretazioni in tutte le direzioni: sociologiche, psicologiche, religiose, psicoterapeutiche e politiche.

Il testo, infatti, può essere letto da angolazioni molto diverse. Ad una prima analisi, infatti, sembrerebbe evidente il tema amoroso. Il cantante potrebbe rivolgersi ad una persona amata di cui, appunto, si fida, nonostante le vertigini e la paura di cadere. «Cosa sei disposto a perdere?» e «Forse fa male, eppure mi va», frasi ricorrenti nel brano, che confermerebbero questa interpretazione, visto che in amore si guadagna, ma anima e corpo si perdono totalmente, e la felicità è sempre in parte connessa alla sofferenza, o, una conseguenza quasi logica, inevitabile, programmata, del dolore.

C’è chi in questa canzone di Jovanotti ha voluto vedere una sorta di preghiera. Sente il testo come un’invocazione a Dio che mette l’uomo sì davanti a scelte difficili, ma che bisognerebbe affrontare con fiducia.

Il testo comincia con una serie di immagini strane, che servono in un certo senso ad inquadrare l’apparente caos della vita, a cui però si può reagire ponendosi in una sorta di apertura al destino. «Forse fa male eppure mi va – ripete non a caso Jovanotti – di stare collegato, di vivere d’un fiato, di stendermi sopra al burrone e di guardare giù. La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. Mi fido di te».

I rapporti basati sulla fiducia danno molto e nella maggior parte dei casi ci coinvolgono appieno. A volte può succedere però che le persone ci deludano o ci feriscano con comportamenti che mai avremmo potuto aspettarci.

Queste sono le situazioni in cui è opportuno fare un’analisi profonda.

Ci vuole poco, dopo aver incassato colpi pesanti, a chiudersi a riccio e a tirare su una barriera che porta a non fidarsi più di nessuno. Ci vuole poco a trarre conclusioni e ancor più a generalizzare. La fiducia è un atto d’amore. Non sono sentimenti separati.

Non puoi amarmi e non fidarti di me. E, viceversa.

La sfiducia è sempre legata all’insoddisfazione, alla delusione e poi anche alla rabbia e alla paura, perché vediamo che ci manca qualcosa che riteniamo indispensabile nella nostra ottica unidirezionale.

Quando proviamo sfiducia verso qualcuno, è perché le nostre non dichiarate «pretese» sono rimaste dal nostro punto di vista, deluse, non soddisfatte. Incomprese. Malcapite. Non capite del tutto.

E quando accade stiamo male. Soffriamo. L’unico rimedio che ci conforta mentre proviamo queste emozioni e regalare consapevolmente la nostra fiducia a chi involutamente abbiamo deluso senza accorgercene, confidando in un chiarimento dei nostri propri sentimenti.

A questo punto, per concludere con Jovanotti: la vertigine non è (più) paura di cadere, ma voglia di volare.

Mi fido di te…

Graziella Putrino

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