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La storia della borsa

Oggi le economie, gli economisti, gli investitori e gli speculatori di tutto il mondo scommettono su questa oscillante e vibrante piazza. Da cosa trae essa la sua origine?

La Borsa nasce fiamminga. La prima Borsa Valori venne istituita nel 1531 ad Anversa e il suo nome trae origine dal palazzo di Bruges, nelle Fiandre, di proprietà della famiglia veneziana Della Borsa che lí prese il nome di famiglia Van der Burse. In quel palazzo si riunivano i banchieri per negoziare i documenti di credito (chiamati lettere di credito) e i mercanti per trattare le loro merci e stabilirne i prezzi. Si trattava dunque di un'antichissima forma di mercato organizzato, molto simile ai moderni metodi di contrattazione.
Nella splendida cittadina belga, detta la Venezia del nord, i mercanti si davano anche appuntamento tra i canali per vendere e comprare certificati rappresentativi di un credito o di una merce che era in viaggio da Paesi lontani e che non poteva materialmente essere oggetto di scambio o di acquisto.
Per mercanti e abili commercianti l'appuntamento alla Bourse diventa ben presto irrinunciabile. Proprio come oggi. E le Bourses si diffondono, si moltiplicano. 

Il 17 maggio 1792 nasce il mercato azionario più importante del mondo, il NYSE (New York Stock Exchange), grazie a un prestito di otto milioni di dollari contratto per finanziare la guerra di indipendenza contro la Gran Bretagna. Si trova a Wall Street, ancora oggi, nella strada che ha fatto la fortuna e, talvolta, la rovina di molti.

La Borsa di Milano 

Diverse altre città seguono a ruota l'esempio americano, compresa Milano che istituisce, con decreto napoleonico, del Vicerè d'Italia Eugenio di Beauharnais la borsa di Milano il 16 gennaio del 1808.
In realtà sono 5 a quell'epoca le Borse italiane oltre a Milano, anche Genova, Trieste, Livorno e Napoli, gemellate con quella di Parigi.

Il primo presidente della Borsa Valori fu Carlo Ciani, appartenente ad una famiglia oriunda del Canton Ticino, con alle spalle una grande tradizione di banchieri e uomini d'affari. La prima sede fu molto modesta, racchiusa in tre stanze al pianterreno del Monte di Pietà, per le quali venne corrisposto un affitto di 700 lire.
Un evento speculativo molto curioso e significativo avvenne durante il tramonto dell’epoca di Napoleone: nel 1815 l'imperatore francese è sconfitto a Waterloo e quel giorno, alla Borsa di Londra, Nathan Mayer Rothschild orchestra la più grande speculazione (o truffa?) della sua vita grazie ai piccioni viaggiatori che gli portano la notizia in anticipo rispetto agli altri operatori!!
Rothschild fa circolare la falsa voce che Napoleone ha vinto, e tutti gli operatori inglesi iniziano a vendere: solo lui compra a prezzi stracciati, per rivendere tutto poche ore dopo con un immenso guadagno, quando arriva la notizia vera, cioè la sconfitta napoleonica e la vittoria inglese.
Numerosi personaggi si affacciavano sulla scena della Borsa, creando intorno a sé delle figure caratteristiche ancora oggi ricordate. 

Negli anni ‘40 Aldo Lucchini era soprannominato il colonnello e si aggirava tra gli agenti di cambio armato di forbici, pronto a tagliare le sigarette accese e far rispettare la rigorosa etichetta di Piazza Affari.
Erano gli anni della guerra, computer, telefonini e Reuter erano lontanissimi, ma il mercato non si fermava, al massimo solo qualche fuga in cantina in risposta alle sirene degli allarmi aerei.
La guerra comunque lasciò un segno profondo; i bombardamenti del 1943 distrussero una parte degli archivi della Borsa ciò che lascia ancora aperti ampi varchi nella ricerca storica.
Inizialmente nelle Borse venivano scambiate sia merci sia valute e titoli; a Milano la separazione tra merci e titoli avviene ai primi del Novecento, con tanto di legge organica del 1913 che per ottant'anni detterà le regole di funzionamento.
Oggi abbiamo la Borsa Valori, ossia un mercato in cui si scambiano i titoli denominati valori mobiliari, quali azioni e obbligazioni.
È un mercato organizzato, regolamentato e pubblico, in cui le regole del gioco sono fissate dalla legge e dagli organi di controllo come la Consob. Questo schema è rimasto in vigore fino al 1991, anno in cui scatta la direttiva della Comunità Europea sull'intermediazione mobiliare e i servizi di investimento, che ha posto le premesse per la privatizzazione dei mercati finanziari.

Attualmente la gestione del mercato azionario spetta a una società per azioni, la Borsa Spa.
Chi può vendere e comprare in Borsa? Naturalmente solo gli intermediari specializzati. Il risparmiatore dovrà quindi rivolgersi a una Sim (società di intermediazione mobiliare), a un agente di cambio o direttamente alla propria banca che adesso è autorizzata a operare in Borsa, così come le società di intermediazione straniere.
Borsa telematica: niente più grida inoltre, come avveniva fino a qualche anno fa su tutte le dieci piazze italiane (Milano, Roma, Trieste, Venezia, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna e Palermo), quando le compravendite di azioni avvenivano a chiamata. Gli intermediari erano infatti costretti a urlare come forsennati quando il banditore chiamava i titoli.
Dal 14 aprile 1994 tutte le azioni italiane quotate in Borsa vengono scambiate su un circuito telematico: ogni transazione viene effettuata tramite un sistema di computer e ogni intermediario compra e vende titoli dal proprio ufficio. Nell'edificio che una volta nel centro di Milano raccoglieva fisicamente gli operatori delle banche e gli agenti di cambio, ora troviamo solo un computer al quale sono collegati tutti gli operatori di Borsa. E questo sí che è un bel progresso.

Peter Ferri

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