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La demografia determina il nostro destino economico?

http://www.metmuseum.org/art/collection/search/435809

Più volte nel corso dei secoli intellettuali di spicco hanno affermato che il trend demografico di un paese ne decide le sorti economiche e politiche. Fino a che punto possiamo sottoscrivere questa affermazione? Per avvalorare, o smentire, questa teoria, facciamo un passo indietro. Vediamo cosa ci insegna la storia:

INCREMENTO DEMOGRAFICO: ALLA RICERCA DI NUOVI SPAZI

Dalla seconda metà del ‘400, alla fine del ‘500, l’Europa vive all’insegna dell’incertezza, sotto tutti gli aspetti: politica, religione, vita materiale.
Possiamo provare a sottolineare l’importanza di alcuni fenomeni. Il dato più significativo per la storia sociale ed economica è senza ombra di dubbio il notevole incremento demografico. Non possiamo quantificare questa crescita con molta precisione, poiché le fonti del tempo non portano dati esatti, e comunque erano poche le situazioni in cui i censimenti venivano effettuati con precisione e costanza. Però questa crescita è innegabile e diffusa in maniera quasi omogenea in tutte le regioni europee, con crescite che oscillavano tra il 25% e il 45%.
Nel suo complesso la popolazione europea passa dai

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55 milioni di abitanti nel 1450, ai 100 milioni del 1600. Si tratta quindi di un raddoppio della popolazione europea nell`arco di soli 150 anni!
Questa crescita, che a noi uomini moderni può sembrare non molto considerevole, abituati come siamo a densità di popolazione ben maggiori, era avvertita dai contemporanei come un disagio immane. Alcuni arrivarono a supporre che sulla terra non ci fosse più spazio per gli uomini. Naturalmente queste posizioni erano esagerate, ma il disagio effettivamente esisteva, e l’incapacità economica di gestire questa crescita, non contribuiva certo a diminuire le difficoltà.
È interessante notare che mentre la popolazione cresceva, la mortalità rimaneva comunque molto alta, e l`aspettativa di vita media di un aristocratico oscillava intorno ai 32 anni. Per la gente comune si parla addirittura di 23 anni. Inoltre, la mortalità infantile era altissima e circa il 50% dei bambini non raggiungeva i sette anni di età. Oggi cifre del genere ci sembrano assurde, ma bisogna ricordare che il mondo fino a poco tempo fa era un inferno rispetto al nostro. Non mi stancherò mai di dirlo: chi, come noi, ha la fortuna di vivere in un paese ricco, ha uno stile di vita che prima neanche un re poteva immaginare! E non parlo solo di andare alle Canarie in vacanza!

Comunque, tornando al nostro argomento si può dire che l`Europa era composta da una popolazione molto giovane, al contrario delle odierne popolazioni dell’Europa occidentale (Italia in particolare), che vedono una prevalenza di anziani.
Ma a parte il disagio, l’aumento della popolazione ha delle conseguenze più importanti: la scarsità di cibo e il correlato aumento dei prezzi, soprattutto per quel che riguardava gli alimenti di base.
La risposta immediata fu una “cerealizzazione” dell’agricoltura, che interessò tutta l’Europa. L’agricoltura occupò i terreni adibiti a pascolo, eliminò i vigneti e abbatté foreste. Aumentarono quindi gli spazi coltivati, ma le rese agricole rimanevano comunque molto basse. Si occupavano nuovi terreni, ripercorrendo le stesse vie già percorse prima della peste del 1348, ma senza preoccuparsi di trovare nuove tecniche per aumentare la produzione. Molti terreni vennero bonificati, e in alcune zone si procedette a vaste opere di irrigazione. Col tempo si sviluppò un nuovo tipo di rotazione dei terreni (maggese) utilizzando anche colture da foraggio, ma furono tutti processi molto lenti e la produzione non cresceva allo stesso ritmo della popolazione.
Anche l’aumento dei prezzi non venne arginato. Anche i salari, per fortuna, aumentarono considerevolmente.
In questo periodo si vedono i primi segnali di un’economia capitalistica, naturalmente in forma molto leggera, con la necessità di realizzare ingenti investimenti e un’organizzazione del lavoro più coerente e attenta agli sviluppi futuri del mercato.
Questo incremento demografico, con la conseguente conquista di nuovi spazi per l’agricoltura, può essere utile a comprendere come mai alcune realtà politiche, e mi riferisco in particolare al Portogallo, abbiano intravisto nei viaggi commerciali e coloniali, una soluzione a questi problemi.

Per concludere, direi che lo sviluppo demografico rappresenta senz`altro una componente importante del nostro destino economico-politico. Tuttavia altri fattori come le leggi in vigore, la mentalità, il sistema economico adottato ed il livello di sviluppo tecnologico sono anch`essi fondamentali.

Peter Ferri

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