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La contabilità è indispensabile

Ai non addetti ai lavori, spesso sembra che la contabilitá e la sua terminologia siano eccessivamente complicate e addirittura superflue. Ma è davvero cosí? Per dirla in breve, in alcuni casi sí, in generale no.

Vediamone le ragioni. “La ditta” è da tempo diventata il centro di interesse economico nella societá del nostro tempo tanto che, secondo molti, anche fenomeni apparentemente distanti da essa vanno poi ricondotti alla stessa sia come fattore determinante della loro origine e della loro evoluzione sia come oggetto sul quale essi manifestano i loro influssi. Inoltre, l’impresa, proprio per assolvere il suo fondamentale ruolo di centro nel quale si produce “nuova ricchezza”, investe sempre piú la sfera di ogni individuo. Molteplici sono infatti i momenti in cui una singola persona entra in contatto con il mondo delle imprese; quando lavora e beneficia di una retribuzione; quando acquista beni di consumo; quando usa i suoi risparmi per comprare titoli emessi dalle imprese (azioni); quando effettua depositi presso le imprese bancarie, alimentando cosí il circuito finanziario oppure quando involontariamente subisce le conseguenze del fenomeno industriale come inquinamenti, scioperi, ecc.; quando, infine, come libero cittadino concorre con il suo voto ad eleggere i rappresentanti politici che, con le loro azioni, determinano poi la politica anche verso il mondo delle imprese.

Se da un lato l’impresa ha ormai conquistato questo ruolo dominante nella societá del nostro tempo, dall’altro

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è pur vero che la societá nelle sue varie espressioni sente la necessitá di conoscere sempre piú e meglio la vita delle imprese, non solo per esercitare una funzione di controllo, ma anche per rendere piú efficaci e corretti i reciproci contatti. Uno strumento, molto importante, che consente di accertare come l’impresa si è comportata e quali risultati ha ottenuto in un certo lasso di tempo, nonché di valutare il suo stato di salute ad un determinato momento è proprio la contabilitá.

Ció non significa che tale strumento sia una pura ed obiettiva “resa dei conti” perché molte sono le operazioni iniziate ma non ancora concluse nel momento in cui il bilancio viene redatto e quindi molti dei valori in esso contenuti sono frutto di stime e congetture. Compito della legislazione, ma prima ancora delle associazioni professionali, è di fissare criteri e principi efficaci e di generale accettazione, cosí come alle stesse istituzioni compete di stabilire procedure di controllo e verifica dall’esterno, al fine di pervenire a bilanci d’esercizio attendibili.

Ma prima e al di lá di questa problematica che interessa gli specialisti, la contabilitá, intesa come sintesi del modello economico-finanziario in base al quale si puó interpretare il funzionamento dell’impresa come istituto fianlizzato alla “produzione di ricchezza”, la contabilitá dicevamo deve essere compresa da gran parte se non da tutti i cittadini di una societá industriale proprio per le motivazioni sopra ricordate. Non parliamo poi di quelle persone che svolgono attivitá direttiva (cioè i managers) all’interno delle imprese per le quali la contabilitá costituisce un prezioso strumento che aiuta non poco nell’analisi aziendale.

Capire la contabilitá, come essa viene utilizzata, le regole che usa, i suoi limiti, diventa quindi una necessitá per moltissimi di noi.

E qui sorge un problema: il sistema scolastico moderno (quasi in tutto il mondo), incredibilmente, non lascia spazio né all’educazione finanziaria, né a quella contabile. Esso reputa piú importante insegnare ai nostri liceali, per svariati anni, materie come il latino, la letteratura avanzata oppure storia dell’arte. Intendiamoci, sono materie importanti ed interessanti, ed io stesso sono contento di averle fatte al liceo (con alcune eccezioni, come l’insopportabile Manzoni, assolutamente sopravvalutato dal sistema scolastico italiano, ma questo è un altro discorso). Tuttavia questa totale mancanza di riguardo nei confronti delle materie finanziarie è chiaramente dannosa! Per esempio qualsiasi liceale italiano saprebbe dirvi che, nello scrivere “L’Ortis” il Foscolo si rifá a Goethe, ma la grande maggioranza degli stessi liceali non sa distinguere tra una azione al portatore e un’azione nominale. Con tutto il rispetto per Foscolo, non credo che la sua importanza a livelo globale sia superiore a quella di tutte le azioni nominali…

Anche in questo senso le cose stanno cambiando, e cambiando per il meglio. Le materie scientifiche ed economiche guadagnano terreno, persino in Italia. Forse ai nostri figli sará risparmiata la lettura dei “Promessi Sposi” ed essi sapranno cos’è un’obbligazione convertibile. E questo, ironicamente, ci fará anche riscoprire la buona letteratura ( Dante, Voltaire, Ariosto, Shelley e tanti altri), finalmente libera dalla morsa di quella cattiva che i nostri ragazzi sono spesso costretti a leggere a scuola.

Peter Ferri

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