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Mario Botta, un indiscutibile vate dell’architettura svizzera

Il Ticino, tenendo conto delle sue dimensioni, è anche una vivace fucina delle arti? Beh, direi di si e per questo motivo citerei un suo figlio, un architetto conosciutissimo in Svizzera e in tante parti del mondo, ossia Mario Botta.

Il suggerimento a vergare sull'Eco queste, ahimè, poche righe sul maestro dell'architettura mi è venuto osservando a lungo un suo edificio esteticamente molto prezioso mentre ero seduto in attesa di un tram al centro di Basilea. Si tratta del edificio rotondo situato a Aeschenplatz, a suo tempo fatto costruire dalla Banca UBS e oggi in possesso della Banca dei regolamenti internazionali.

Ora alcuni brevi accenni alla biografia di questo artista ci stanno come il cacio sui maccheroni: Mario Botta nasce, e non è uno scherzo, il primo aprile del 1943 in quel di Mendrisio. Sin da giovane si trasferisce a Milano dove si accorge di avere una genuina propensione per l'arte delle costruzioni, tanto che a 16 anni progetta la sua prima casa che sarà realizzata in Ticino.

Nella sua carriera ha dei rapporti con due grandi architetti, Le Corbusier e Louis Kahn che entrambi hanno il potere di ispirarlo. Proseguendo nel tempo, nel 1964 si iscrive nel prestigioso Istituto Universitario di architettura di Venezia (oggi Università IUAV). Dopo la sua laurea e aver vissuto un intenso periodo di tempo nella città lagunare, decide di tornare in Ticino.

Qui nel suo studio svizzero Botta, lavorando sodo, porta al compimento un susseguirsi di progetti per nuove costruzioni e nello stesso tempo ideando molti mobili; mobili dove con il suo occhio acuto bandisce, nei concepirli, ciò che ritiene kitsch.

Per chiudere in “bellezza” su un personaggio di spicco di tale spessore, mi sembra giusto citare alcune sue opere importanti e cioè: il Museo d'arte moderna e contemporanea MART di Rovereto/TN, il San Francisco Museum of Modern Art, il Museo Tinguely di Basilea, la Cappella S. Maria degli Angeli a Rivera/TI, e tante altre.

Ah si, una simpatica curiosità su Botta: è stato sempre fedele a degli occhiali perfettamente tondi.

Andrea Pagnacco

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