L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Immigrazione italiana 1970-1990 – Ostacoli da superare

Il successo della nuova politica immigratoria svizzera, finalizzata in ultima analisi all’integrazione dei residenti, sarebbe stato garantito solo se le due componenti principali, quella svizzera e quella italiana (di gran lunga maggioritaria tra gli stranieri), avessero collaborato intensamente non solo alla rimozione di vecchi pregiudizi e luoghi comuni (cfr. articolo precedente) ma anche alla creazione delle condizioni indispensabili per costruire insieme un’efficace integrazione ed effettive possibilità di sviluppo almeno per le nuove generazioni di stranieri. Entrambi i compiti apparvero fin dagli anni Settanta alquanto impegnativi e non privi di ostacoli, alcuni in particolare.

Rigidità delle posizioni sugli stagionali

Uno dei principali ostacoli alla collaborazione italo-svizzera era costituito dalla rigidità delle posizioni riguardanti lo statuto dello stagionale. Nonostante fosse chiaro fin dal negoziato per l’accordo del 1964 che la Svizzera non avrebbe ceduto alle richieste italiane di abolirlo, la stessa richiesta figurava sempre ai primi posti in tutte le sedi dove le maggiori organizzazioni di immigrati italiani (CNI, FCLIS, ACLI) riuscivano a far giungere le loro rivendicazioni. Inutilmente!

Forse si sarebbe ottenuto di più se si fosse insistito maggiormente su un più efficace controllo dei veri stagionali e sui rimedi possibili alla condizione dei cosiddetti «falsi stagionali», su una maggiore flessibilità nella trasformazione dei permessi stagionali in annuali, tenendo conto della sicurezza del lavoro degli interessati e della reale durata dell’impiego nell’arco dell’anno, sul miglioramento delle condizioni abitative, ecc.

Saranno soprattutto la trasformazione del mondo del lavoro, il maggiore coinvolgimento dei sindacati e degli ispettorati del lavoro, la concorrenza internazionale, l’accresciuta sensibilità delle istituzioni e dei cittadini svizzeri a indurre le autorità federali e cantonali a migliorare nel tempo le condizioni generali degli stagionali. Di fatto, nel periodo in esame 1970-1990, il numero degli stagionali (italiani) è andato via via riducendosi, da 175.496 (italiani: 101.555) a 121.704 (13.470).

Comunicazione e conoscenza reciproca

Un altro ostacolo da superare preliminarmente per migliorare la reciproca conoscenza era l’incomunicabilità, dovuta soprattutto alle carenze linguistiche degli immigrati. E’ vero che il presidente della Confederazione Nello Celio, inaugurando nel 1972 il moderno laboratorio linguistico del CISAP, aveva auspicato che molti più connazionali imparassero l’italiano, ma è evidente che sarebbe stato logico che molti più italiani imparassero la lingua locale, tedesco o francese.

Purtroppo i corsi di lingua per immigrati all’epoca erano rari e scarsamente frequentati, per cui la comunicazione, per altro sempre più richiesta non solo sul lavoro, ma anche in ambito scolastico, amministrativo, sociale, avveniva ancora a fatica. Molti genitori cominciarono a rendersi conto della necessità di una certa conoscenza della lingua locale quando i loro figli cominciarono a frequentare l’asilo e la scuola. Per meglio seguirli era indispensabile un contatto diretto con gli insegnanti, ma anche con altri genitori.

Bisogna tuttavia riconoscere che molti genitori seppero costituire Comitati molto efficienti con funzioni di sostegno, di aggregazione, di formazione, di organizzazione di doposcuola, ecc. Molti bambini trovarono in loro una valida intermediazione con la scuola e un sostegno nella prima esperienza d’integrazione.

L’adesione ai sindacati svizzeri

Un terzo ostacolo che dovettero superare molti italiani che avevano deciso di restare in Svizzera dopo la crisi del 1974-76 era la loro scarsa adesione ai sindacati svizzeri. La gravità della crisi e le conseguenze disastrose specialmente per i lavoratori privi di un’assicurazione contro la disoccupazione e dell’assistenza dei sindacati fece aprire gli occhi a molti italiani. Apparve chiaro, infatti, che solo i sindacati svizzeri e non quelli italiani o qualche associazione di immigrati erano i migliori interlocutori dei datori di lavoro e delle autorità. L’adesione ai sindacati divenne negli anni Settanta un’esigenza non solo di un generale senso di solidarietà tra lavoratori, ma anche un investimento che, come si vedrà in altro articolo, tornerà di grande utilità anche per gli immigrati. (Segue)

Giovanni Longu

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com