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Rimpatriare lasciando i risparmi in Svizzera

Giosuè, un emigrato italiano residente nel Cantone Glarus, pur non essendo ancora in pensione ha deciso comunque di rientrare in Italia per motivi di famiglia. Ha dei risparmi accumulati nei venti anni di lavoro e vorrebbe lasciarli qui in Svizzera per due motivi: il primo perché ritiene che siano più al sicuro averli in franchi che in euro portandoli in Italia; il secondo perché se riuscisse a risolvere presto i problemi che lo portano a rimpatriare, intenderebbe poi ritornare in questo Paese dove si è trovato e si trova molto bene. Giosuè ci domanda se trasferendo la sua residenza in Italia potrà lasciare i suoi risparmi in Svizzera senza avere problemi con il fisco italiano.

Rimpatriando gli emigrati italiani in Svizzera possono certamente lasciare il loro risparmi presso il sistema bancario o postale elvetico come, d’altra parte, ogni altro cittadino residente in Italia può avere del denaro in Svizzera. Tuttavia le persone fisiche residenti in Italia che detengono all’estero dei prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) oppure dei libretti di risparmio devono essere dichiarati al fisco italiano attraverso la compilazione del modello UNICO indicandoli nell’apposito quadro RW (v. esempio qui di seguito)

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dopo di che saranno chiamate a versare all’Agenzia delle Entrate la così detta IVAFE e cioè l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero. Come ricorda la stessa Agenzia delle Entrate l’imposta calcolata sul valore dei prodotti finanziari e dovuta proporzionalmente alla quota di possesso ed al periodo di detenzione è pari al 2 per mille. Il valore dei prodotti finanziari è costituito dal valore di mercato rilevato al termine di ciascun anno solare. Se al 31 dicembre le attività finanziarie non sono più possedute si fa riferimento al valore del mercato rilevato al termine del periodo di possesso. Mentre per i libretti di risparmio ed i conti correnti detenuti all’estero l’imposta è stabilita nella misura fissa di 34,20 euro per ciascun libretto di risparmio o conto corrente. Questa imposta non è tuttavia dovuta quando il valore medio di giacenza annuo risultante dai libretti e dagli estratti conto non è superiore a 5.000 euro.

Dino Nardi

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