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Il reddito d’emergenza

Con il “decreto Rilancio il governo ha introdotto il reddito di emergenza (Rem), una misura pensata per fornire un sussidio monetario alle famiglie colpite dalla crisi indotta dal Covid-19 che non rientrano nelle platee interessate dalle altre forme di sostegno. Il Rem dura due mesi. Possono ottenerlo le famiglie residenti che in aprile hanno avuto un reddito inferiore al Rem stesso, con Isee minore di 15 mila euro e patrimonio mobiliare sotto i 10 mila euro (più 5mila euro per ogni membro oltre il primo, fino a un massimo di 20 mila). Non ci sono vincoli sugli immobili posseduti. Il suo importo mensile è di 400 euro per una persona sola, cifra che sale di 160 euro per ogni adulto e di 80 euro per ogni minorenne, fino a un massimo di 800 euro (840 con un disabile grave). Una prima domanda riguarda il senso generale del Rem: c’era davvero bisogno di un nuovo trasferimento contro la povertà se poco tempo fa (nel marzo 2019) ha visto la luce il reddito di cittadinanza, che consiste proprio in una misura universale di contrasto alla povertà? Significa che il Rdc ha fallito? Il reddito di cittadinanza ha raggiunto in poco tempo circa 1 milione di famiglie. Il suo problema principale non è il numero dei beneficiari, semmai il difficile avvio dei percorsi lavorativi e di inclusione sociale e il rispetto delle condizionalità previste, ma questo è un altro discorso. È probabile che vi siano nuclei non poveri che lo ricevono, ma è anche molto probabile che vi siano poveri che non lo ricevono. Sono famiglie che per vari motivi non hanno presentato domanda (mancanza di informazione, difficoltà burocratiche, attività in nero che non si vuole rischiare di rivelare, basso importo atteso) oppure extracomunitari che non rispettano il requisito molto severo di dieci anni di residenza in Italia. Vi sono poi famiglie che sono diventate povere negli ultimi mesi. Questi nuclei potrebbero non rispettare i requisiti patrimoniali del Rdc, ma essere comunque privi

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di reddito corrente. Per questi motivi appare giustificata l’introduzione di una misura temporanea per affrontare la fase di emergenza, pur tenendo conto che molte famiglie colpite dalla crisi possono comunque fare domanda per il reddito di cittadinanza presentando l’Isee corrente. L’altro argomento a favore di una misura straordinaria sta nella necessità di avere a disposizione uno strumento molto facile da richiedere e veloce nella erogazione, adatto a un momento in cui una grave crisi è piombata in tempi rapidissimi sull’intera società.

Il decreto “cura Italia” di marzo aveva distribuito ai comuni 400 milioni per affrontare l’emergenza povertà. Sono stati usati nei modi più vari, ma soprattutto i comuni hanno erogato buoni pasto, avendo quindi come target le fasce più estreme di povertà. Il reddito di emergenza invece potrebbe avere una platea diversa: i “buchi” del reddito di cittadinanza e chi ha visto il reddito precipitare nello spazio di poche settimane. Il carattere straordinario del Rem è evidente se si considera che non è cumulabile con il reddito di cittadinanza né con alcuna delle misure di sostegno al reddito previste dai decreti di marzo e maggio. Quante famiglie saranno interessate? Lo sapremo con precisione alla fine di giugno, quando terminerà il periodo utile per presentare domanda. Nei primi giorni si sono registrate più di 100mila domande al sito Inps. La Relazione tecnica al “decreto Rilancio” stima circa 870mila nuclei con 2 milioni di persone, per una spesa totale di 955 milioni. Tra i beneficiari del reddito di emergenza, circa la metà sarebbero famiglie con le caratteristiche per ottenere il reddito di cittadinanza ma che non hanno fatto domanda, mentre l’altra metà sarebbe composta da famiglie che non soddisfano i vari requisiti che il Rdc prevede. La quota degli stranieri sarebbe del 29 per cento, molto più alta rispetto al reddito di cittadinanza (12 per cento), e più della metà risiederebbe nelle regioni del Centro-Nord, in coerenza con la possibilità che il reddito di emergenza riesca a intercettare “nuovi” poveri dovuti alla crisi.

Si potrebbe comunque fare di più per assicurarsi che le famiglie interessate ricevano una adeguata informazione sulla misura, ma su questo il decreto non prevede attività particolari. C’è dunque il rischio che il reddito di emergenza si perda nella miriade di interventi decisi negli ultimi tre mesi. Rapidità, informazione e facilità di accesso dovrebbero dunque essere migliorate. Anche la durata di due soli mesi sembra breve, viste le incertezze sulla crisi.

Il tema è generale e riguarda i trasferimenti pubblici associati al reddito o alla capacità contributiva: come modificare, in caso di forti shock macroeconomici, i criteri di condizionalità, in modo che non si riferiscano al reddito o al patrimonio dell’anno scorso, ma facciano riferimento alla situazione corrente e raggiungano velocemente chi ne ha bisogno.

Peter Ferri

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