L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

L’effetto Lake Wobegon. Dammi il tuo like!

Nelle scorse settimane sui social media, un’illusione ottica si andava diffondendo sfidandovi a vedere la silhouette di un panda nascosto tra le linee a zigzag in di un immagine in bianco e nero.

L’avete vista? E avete poi dato il “like” in caso di successo?

Se così è stato siete stati tra i moltissimi che si sono intrattenuti con questa figura, creata nel 2016 da Ilja Klemencov, recentemente riportata in auge dai diversi profili social in competizione l’un con l’altro per diventare virali. Spesso accompagnata da frasi come “solo l’1 % della popolazione (quale popolazione poi? Afghana? Nord-Europea? Medio borghese? Chi lo sa.) può vedere il panda nascosto”.

L’ho vista anche io.

Qualche giorno fa nel tardo pomeriggio, mi trovo seduta comodamente a godere di un’aperitivo dopo lavoro con altri, quando un amico nota l’immagine tratta da un post su LinkedIn, la piattaforma che connette professionisti di tutto il mondo, e noi subito pronti a provarci degna parte di quella elitaria percentuale di popolazione, ci prepariamo all’impresa.

Niente, bastano pochi secondi per verificare che tutti, ma proprio tutti! Siano in grado di mettere a fuoco il panda lasciandomi supporre che

  1. A) o il vino ordinato sia un elisir miracoloso in grado di trasformarci in abili visualizzatori di panda
  2. B) che forse la vinoteca in questione contenga solo una rarissima clientela di “unpercenti” oppure…
  3. C) assai più probabilmente, che il post virale in questione, faccia leva su una Effetto che sentiamo tutti, in tutte le culture e tutte le età.

Quello del Lake Wobegon.

Sicuramente siete incappati più volte in un Lake Wobegon.

Magari si è trattato di un quiz, dove solo una X percentuale di persone è in grado di indovinare almeno l’ Y % delle risposte giuste, oppure di vedere W triangoli nella figura.

E forse proprio noi, con un guizzo di eccitazione, abbiamo scoperto di essere tra i pochi eletti ad avere la risposta.

E così, sfruttando un meccanismo comune, questi post diventano virali, procurando visibilità sui social media a chi li ha diffusi.

In alcuni casi si tratta di una sfida in buona fede, volta a dare visibilità ad una giusta causa. L’attenzione verso l’estinzione del Panda era originariamente l’intenzione di questo lavoro.

Altre volte è semplicemente uno stratagemma utilizzato per dare visibilità a se stessi.

E non sta a me decidere se quest’ultima sia una causa giusta o meno.

Ma cos’è alla base del meccanismo che rende così irrefrenabile il partecipare a questi giochi?

Ci sono più fattori all opera, l’ondata di dopamina connessa alla sensazione di soddisfazione nell’aver trovato quello che si cercava.

Il senso di appartenenza, cioè l’essere parte della cerchia dei pochi eletti.

E di fatti di appartenenza si tratta, apparteniamo ai “Lake Wobegon”.

Solo che si tratta un’ appartenenza tutt’altro che elitaria, in questo gruppo ci ritroviamo in fatti più o meno tutti.

DOV’E`IL LAGO WOBEGON?

C’è un paese da qualche parte, laggiù nel Minnesota, il formidabile paese di Lake Wobegon, dove tutti i bambini sono più dotati della media, tutte le donne sono più belle della media e tutti gli uomini hanno una forza, indovinate un po’… al di sopra della media.

Prima che prenotiate un viaggio per il Minnesota alla ricerca di moglie o marito, devo svelarvi che il paese è purtroppo un’invenzione.

Creato dall’umorista Garrison Keillor per un programma radiofonico, per la delusione degli affezionati ascoltatori questa landa incantata di fatto, non esiste.

Ma niente paura, qualcosa che davvero esiste, e che spesso sta dietro al meccanismo del “like” ai post che ci confermano di essere al di sopra della media, è l’effetto Lake Wobegon così denominato dallo psicologo David Myers.

Che cosa produce questo effetto? Pensate per un momento ad una attività che svolgete comunemente, per esempio guidare l’auto, e pensate a come vi classificate in quanto ad abilità rispetto agli altri.

Forse invece della guida, si tratta del vostro livello di empatia. Forse di quanto popolari o coscienziosi siate sul posto di lavoro. Forse è la vostra straordinaria capacità di insegnare.

E se pensate di non esserci mai cascati pensateci su due volte. Tutti i temi di cui sopra, sono stati testati come colpiti dal effetto Lake Wobegon.

Alcuni esempi.

I ricercatori dell’Ottawa University hanno intervistato centinaia di automobilisti, uomini e donne di tutte le età.

Il 100% degli intervistati, ha riportato di essere un guidatore di abilità superiore alla media. Il che è, tra l’altro, un’ovvia assurdità matematica.

Su di un campione di 1.300 genitori, intervistati sulla performance scolastica dei loro figli il, 90% dichiara che il loro bambino o bambina abbia una performance al di sopra della media in matematica e scrittura.

Ci sono molte spiegazioni per questa tendenza ottimistica a sovrastimare le nostre capacità, uno dei motivi è che spesso ci si metta a paragone con chi è peggio di noi in qualche attività, piuttosto che con chi è più abile.

Ma così, a intuito, non è assolutamente possibile valutarci obiettivamente su di un campione vasto come una intera nazione o, in generale, quando si ha a che fare con numeri molto grandi.

Inoltre anche valutare gli altri non è affatto facile. Meno siamo competenti in certi ambiti meno riusciamo a valutare correttamente chi ha davvero competente è.

Ad esempio nel mondo della musica un pianista meraviglioso può essere difficilmente valutato al di fuori del proprio ambito di specializzazione da un “laico”.

Un medico può essere un dermatologo eccezionale e non può essere paragonato ad un cardiologo.

Persino un’ottimo atleta può essere difficilmente valutato in maniera obbiettiva. Tanti fattori ne determinano il risultato, la squadra, la stagione e le condizioni di gioco o di gara. Magari anche la qualità della colazione.

E COSA FARCI?

Attenzione però, anche quando si individua la propensione a non sapersi valutare obiettivamente in un’altra persona, l’invito è quello di rimanere  gentili e a sospendere la tendenza a giudicare.

Soprattuto prendendo in considerazione che, probabilmente in qualche ambito della nostra esistenza, ci stiamo mal-valutando anche noi.

Se invece finalmente riusciamo a sviluppare abbastanza auto-consapevolezza da notare quando siamo noi a sopravvalutarci, che è poi davvero il compito più difficile, è bene ricordare alcune cose.

La gentilezza verso noi stessi, innanzitutto.

Siamo tra i tanti ad aver difficoltà a sapersi valutare obiettivamente, e si tratta effettivamente di un compito difficile.

E, molto importante, che l’effetto Lake Wobegon è anche una forma di auto-protezione.

IN CHE MODO?

Non ci piace sentirsi al di sotto della media. Ci fa sentire umiliati, mortificati, demotivati.

E quindi spesso proprio il sovrastimare un pochino le proprie capacità, ci aiuta a sentirci più curiosi e propositivi.

Ci aiuta a d avere quella spinta e quell’ottimismo necessari a iniziare nuove imprese, oppure la motivazione per allenarci ad eccellere in una attività sportiva. Quanti si cimenterebbero nella preparazione di una prima maratona senza peccare di una goccia di ottimismo?

Ma perché mai allora dovremmo aprirci a questo genere di ragionamenti? Per tirarci giù di morale?

No ma lasciarci andare troppo “al largo” in un Lago Wobegon comporta il rischio di una successiva profonda delusione.

Dobbiamo solo esserne consapevoli e consentirgli di guidarci con pazienza, ma sempre mettendo in discussione i nostri pregiudizi.

I problemi sorgono davvero quando ne perdiamo di vista l'effetto.

Un gommista o uno storico dell’arte, non possono considerare il loro parere sul Covid-19 all’altezza di quello di un epidemiologo esperto (come forse sarà capitato di sentire in questo periodo). Magari ci si sente guidatori di F1 al punto da abbassare la propria soglia di attenzione al volante e a mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri. È in questi casi che l’effetto Lake Wobegon diventa un pericolo.

Inoltre se si pensa in prospettiva di crescita e sviluppo personale, guardare selettivamente solo a ciò che piace di noi stessi, ci farà sentire bene per un po’ ma presto si metterà tra di noi e la capacità di trasformaci per il meglio, rispondendo appropriatamente alle varie necessità della nostra esistenza.

L’autostima non guadagnata ci lascerà con un senso di vuoto e inadeguatezza invece che con la soddisfazione derivante dall’autostima costruita in maniera valida.

È quindi fondamentale imparare a capirsi se si vuole raggiungere obbiettivi validi.

Sopravvalutarsi cosi come sottovalutarsi sono modalità entrambe illusorie che ci impediscono di crescere, di svilupparci e mantenere attivo il flusso dell apprendimento.

Allenarsi all’autovalutazione non sarà facile, ve lo prometto, ma ci aiuterà a crescere sia nelle nostre abilità, che come persone, per fronteggiare le sfide che la vita ci pone.

Alice Ginger Zagato

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com