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Ancora a proposito di IMU

Un po’ di chiarezza - Moltissimi emigrati italiani e diversi loro eredi, i così detti “secondos”, nel reclamare per la cancellazione - da quest’anno (2020) - dei benefici fiscali relativi all’IMU ed alla TARI per la loro abitazione in Italia, se la prendono con questo governo e con i partiti che lo sostengono e, con una particolare acrimonia, quelli che manifestano apertamente simpatie per i partiti dell’opposizione. Allora vediamo di ricordare brevemente l’evoluzione che ha avuto nel tempo questa tassa che ha colpito in Italia la proprietà immobiliare. Nel 1992 quando in Italia avvenne il primo tracollo economico venne introdotta l’Imposta Straordinaria sugli Immobili (ISI), poi sostituita dall’Imposta Comunale sugli Immobili, una imposta che prevedeva delle agevolazioni sulla prima casa (abitazione principale) senza discriminare quella degli iscritti all’AIRE ovvero degli italiani emigrati. Questa situazione andò avanti sino al 2008 quando, nella campagna elettorale per le elezioni politiche che si tennero in quell’anno, Silvio Berlusconi promise che se avesse vinto le elezioni avrebbe tolto l’ICI sulla prima casa. Poi, in effetti, il centrodestra vinse le elezioni (probabilmente anche grazie a quella promessa visto che circa 25 milioni di italiani sono proprietari di immobili) e mantenne la promessa di togliere l’ICI sulla prima casa….. solo che Berlusconi si dimenticò dell’abitazione degli iscritti all’AIRE che dal 2009 perdettero, così, i precedenti benefici (identici per tutti sia se residenti o iscritti AIRE) e dovettero versare l’ICI addirittura come seconda casa. Successivamente nel dicembre 2011 il governo Monti sostituì l’ICI con l’IMU mantenendo tuttavia la discriminazione per l’abitazione degli italiani all’estero. Solo nel 2014 il governo di Matteo Renzi, grazie all’impulso degli eletti all’estero del PD, reintrodusse dal 2015 dei benefici fiscali sull’abitazione in Italia,

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sia pure limitatamente agli iscritti AIRE titolari di una pensione estera erogata dal Paese di residenza: niente più IMU e riduzione ad un terzo del dovuto per la Tassa sui servizi indivisibili (TASI) e per la Tassa sui rifiuti (TARI). Di questi benefici i pensionati AIRE ne hanno goduto continuativamente per cinque anni fin quando l’attuale governo ha dovuto azzerarli con la Legge di Bilancio 2020 per evitare una condanna da parte della Corte di Giustizia europea a seguito di una procedura di infrazione presentata nei suoi confronti dall’Unione Europea con l’accusa di aver violato il principio di non discriminazione in materia di agevolazioni fiscali avendo limitato quei benefici fiscali sull’abitazione in Italia ai soli cittadini italiani. L’alternativa, a questa decisione salomonica del governo Cont, per evitare la condanna da parte della Corte di Giustizia europea, poteva essere solo quella di estendere i benefici su IMU-TASI-TARI anche a tutti i cittadini dell’Unione ma sarebbe stato un salto nel buio per le finanze italiane mancando i dati riguardanti le proprietà immobiliari di cittadini dell’Unione. Morale (in attesa che questo interrogativo venga risolto per recuperare quei benefici perduti sia pure limitatamente ai pensionati AIRE) è evidente che se oggi l’abitazione degli emigrati è tartassata fiscalmente lo si deve a quella “dimenticanza” del governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi che introdusse la discriminazione per i proprietari residenti ed iscritti AIRE. E questa è l’evoluzione storica dal 1992 ad oggi della patrimoniale sugli immobili ISI-ICI-IMU-LOCAL TAX e non l’opinione dello scrivente.

Ritardato pagamento dell’anticipo - A questa rubrica “Sociale & Dintorni” si sono rivolti diversi lettori che ci hanno domandato a cosa vanno incontro per non aver versato l’acconto IMU entro la scadenza dello scorso 16 giugno essendo stati impossibilitati di recarsi in Italia anche per problemi legati alla pandemia. Tranquilli! Come ricordava anche la senatrice Garavini nell’ultimo numero de L’ECO, la sanzione per il mancato pagamento entro la scadenza del prossimo 16 giugno è molto lieve purché ci si avvalga del così detto “ravvedimento operoso” cioè si provveda quanto prima a versare il dovuto evitando che ci venga richiesto con un sollecito dall’Agenzia delle Entrate. Infatti in quest’ultimo caso la sanzione ammonta al 30% mentre con il “ravvedimento operoso” la sanzione sarà dello 0,1% per ogni giorno di ritardo per i primi 14 giorni, poi dell’1,15% da calcolare sull’importo dovuto dal 15° al 30° giorno di ritardo, poi ancora dell`1,67% con pagamento entro il 90° giorno dal 16 giugno, infine la sanzione aumenterà al 3,75% se il ravvedimento operoso avverrà dopo i 90 giorni ed entro un anno e così via con sanzioni sempre maggiori più si prolungherà il ritardo nel pagamento. Quindi si tratta di sanzioni lievi che consentono a tutti i ritardatari di poter provvedere al pagamento dell’IMU, avvalendosi del “ravvedimento operoso”, non appena ci si recherà in Italia.

Informazioni, dubbi, incertezze - A quanti invece vogliono avere le più disparate informazioni sulle regole che si applicano a riguardo dell’IMU (ma pure della TARI) suggeriamo, ancora una volta, di contattare (per telefono ma ancora meglio per e-mail) l’Ufficio Tributi del Comune in cui si possiede l’immobile. In Italia vi sono oltre 8'000 Comuni e non sempre le regole relative i tributi locali che vi si applicano sono le stesse, per esempio il Comune di Cattolica Eraclea (AG) ha già approvato una delibera con la quale stabilisce l’esenzione dal pagamento dell’IMU per i concittadini pensionati iscritti all’Aire. Complimenti agli amministratori di quel comune siciliano!

Dino Nardi

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