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… veloce, veloce…

Care lettrici, Cari lettori,

Essi, certe frasi entrano nel vocabolario di una comunità. Con un sorriso. Frasi di attori. Locuzioni di attrici. Vi ricordate in quale serie avete sentito „veloce, veloce“ e chi lo diceva?

Trattasi di Lunetta Savino, l’insostituibile tata Cettina di casa Martini nell’indimenticabile „Un medico in famiglia“. Una serie diventata culto per noi italiani.

Da diversi anni, la carismatica Savino, alterna televisione, cinema e teatro. Fra le sue interpretationi „Mi manda Picone“ di Nanni Loy del 1983.

Grazie a „Matrimoni“ nel 1998 e „Liberate i pesci“ nel 1999 di Cristina Comencini, ottiene la candidatura ai Nastri d’Argento e al David di Donatello, come migliore attrice non protagonista.

Ultimamente, abbiamo visto la Savino sullo schermo diverse volte in prima serata, interpretare ruoli molto importanti come ultimamente in „Il figlio della Luna“. Una storia toccante, sofferta, di coraggio, di grande insegnamento di vita. Di pedagogia applicata. Di sfida neurologica.

La Rai scommette a una settimana di distanza, tra un film impegnativo e un altro, con trame diverse, sulla Savino.

Di nuovo con una storia vera. Quella di Fulvio Frisone. Un bambino affetto da tetraplegia spastica dalla nascita.

Il film del 2007, diretto da Gianfranco Albano, in replica il 29 maggio, aveva già riscosso un enorme successo nelle messe in onda precedenti.

Il film racconta l’instancabile lotta di un genitore, di una mamma, che fa di tutto per fare abbattere una barriera dopo l’altra. Barriere, non solo architettoniche. Limiti culturali e politici. Una lotta che dura anni.

I genitori di Fulvio, Carmelo e Lucia Frisone, sono entrambi di Catania. Hanno due figlie Palmira e Pinella. A seguito di un parto complicato, Fulvio, il terzo figlio, nasce con una gravissima patologia. Una, che limita le sue capacità di movimento e di linguaggio. Questa patologia si chiama tetraplegia spastica distonica.

Nonostante le sapienti prognosi dei medici che lo seguono, Fulvio trova in sè una indescrivibile forza per imparare a leggere e ad articolare. L’impegno e le lotti soprattutto della mamma e dei suoi metodi intuitivi, portano il figlio alla frequentazione delle scuole pubbliche. A crescere, cosi, come tutti I suoi coetanei. E convivere con i limiti.

Queste lotte continue, questo combattere contro sé stessi e gli altri, portano Fulvio, aiutato da un casco con un braccio meccanico, ad imparare a disegnare.

Si appassiona alla poesia. Alla fisica. Riesce a diventare un ricercatori e affermato fisico nucleare.

Lunetta Savino incanta. Le sue interpretazioni lasciano la scia incolore della speranza. Di quella che non muore mai, neanche nei momenti di grande sconforto e solitudine.

Lunetta Savino travolge come donna, come attrice e come protagonista di ruoli vissuti al quotidiano. Regala emozioni profonde e invita alle grand riflessioni di vita individuale e sociale.

Forse, nel nostro piccolo, possiamo abbattere quelle frontiere interpersonali e sociali, affrontando la realtà di un’altra persona-spesso incominciando dalla realtà propria-, confrontandoci con altri modi di superare delle difficoltà interumane che distruggono di portare alla luce potenziali talenti.

Usciamo da queste paure. Veloce, veloce…

Graziella Putrino

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