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Quando i crimini di mafia diventano spettacolo…

Care lettrici e cari lettori,
Ammettiamolo: la realtà e la sua rappresentazione, è un tema fondamentale. Non solo per la Storia
dell’Arte. Prendiamo il teatro. Prendiamo il cinema. Fermiamoci poi sulla figura dell’attore.
Chiediamoci: nel ridare su un set cinematografico, o sul palcoscenico di un qualsiasi teatro un
personaggio, l’attore interpreta un ruolo, o ripropone con un personaggio in cui sicuramente si cala
con bravura, la realtà di crimini di mafia, di camorra, per un bisogno quasi psicoterapeutico
collettivo?
Quanto di quello che dice e di come lo dice ridà la realtà e la verità dell’accaduto? Quando, inoltre,
queste trasposizioni di cronaca sono una sorte di pubblicità gratuita alla criminalità organizzata?
Quando ricostruzione di un pezzo di Storia vissuta? Quando un depistaggio dall’accaduto?
Sono tutte domande che lasciano con una specie di retrogusto e tanti punti interrogativi i films
mandati in onda dalla Rai il 22 e il 23 di questo mese. Rappresentazione cinematografica la prima su
Felicia Impastato, sull’atroce omicidio di mafia del figlio Peppino. Assistiamo all’amore di una
mamma che si sente morire davanti a tanta brutalità e il suo non descrivibile dolore davanti a un
figlio ucciso e smembrato perchè aveva il senso civico della legalità e della giustizia.

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Per questa mamma, l’accaduto non è come «il soffio che spegne la candela», come viene intimorita
diverse volte da uno dei picciotti di Badalamenti, ma il soffio per accendere il fuoco, per reagire.
Quella fiamma che non deve spegnersi. Mai. Quella che serve per combattere. Sempre. Per
rivendicare suo figlio. Le sue idee di legalità. Per non morire dentro lei. Quell’amore infinito di una
mamma che permette di mettere scacco matto chi aveva, uccidendo Peppino, messo a tacere la sua
forza motrice di combattere l’ingiustizia e l’illegalità camuffata da legalità.
Questo la rappresentazione cinematografica di Felicia Impastato.
Intorno a Falcone e Borsellino, la Rai ripropone, il giorno dopo, la rappresentazione teatrale ’92 di
Claudio Fava.


Una felice coincidenza, o un’overdose di trasportazioni di fatti di cronaca, ovattati in una
sceneggiatura tra la crime story e il documentario, quella della Rai, di mandare in onda in giorni
consecutivi, films del genere?
Era per la Giornata della legalità, mi ricorderà qualcuno. Già… la giornata…
Accennavo all ‘overdose. Una nel senso di cronaca-cultura-arte-economia. Una sequenza che di
primo acchito non ha nulla a che fare tra i singoli anelli della catena. Anelli che brillantemente alcuni,
invece, sono riusciti ad incatenare…scardinando le responsabilità di un sistema non transparente.
’92.Questa la Storia di due uomini, entrambi Magistrati. Legati tra di loro da una profonda amicizia
fondata su un ideale comune di legalità. Nella loro Palermo. In Sicilia. In Italia. Nel mondo.
A ridare, in un quadro narrativo, in una rappresentazione teatrale, la ricostruzione degli ultimi mesi di
vita dei due Magistrati, è niente meno che il figlio di Giuseppe Fava, del giornalista ucciso dalla mafia
per le sue battaglie contro queste organizzazioni criminal a colpo di penna nella rivista fondata da lui
«I Siciliani».
Claudio Fava, qui in veste di sceneggiatore, sostiene che questo suo spettacolo, dovrebbe riflettere
non solo come morirono, ma come vissero Falcone e Borsellino. Detto cosi, 1992, meglio ’92 di
Claudio Fava, sembra non voler essere una delle tante celebrazioni alla memoria, ma piuttosto al
valore della vita di due uomini come tutti. Due professionisti. Comuni mortali.
Pertanto, resta il dubbio, se tutte queste riproduzioni storico-culturali, già da tempo non stiino, per
un verso, facendo veramente una sorte di pubblicità gratuita o, peggio, pagata, alla criminalità
organizzata.
Ventotto anni dopo la strage del 1992, Palermo invita quest’anno a ricordarci di due professionisti
coscienziosi, non di due eroi, esponendo dalla finestra un lenzuolo bianco. Per una volta, senza
passarelle. Senza richiami cinematografici. Senza teatralità. Un lenzuolo. Bianco. Un simbolo . Un
gesto semplice.
Anche questo è arte. Una contemporanea nella realtà in cui viviamo.
Un linguaggio. Uno senza equivoci.

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