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L’Apostille

Francesco, un emigrato italiano residente a Rafz (ZH), con alle spalle un matrimonio con una cittadina tedesca finito male, ha ottenuto una sentenza di divorzio dal Tribunale svizzero ed ora vorrebbe farla registrare anche in Italia. Ovviamente la sentenza è redatta in lingua tedesca e informandosi per farla tradurre in Italiano gli è stato detto da un suo conoscente presidente di una associazione italiana che, comunque, il documento del Tribunale elvetico prima di portarlo al consolato italiano necessita della “Apostille”. Francesco non ha idea di cosa significhi questa parola e quale sia, pertanto, l’iter da seguire per far si che risulti divorziato dalla sua ex moglie anche dallo Stato italiano. Premesso che, come ricorda lo stesso Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), per poter essere fatti valere in Italia, gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere devono essere legalizzati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane all’estero. Per cui tali atti e documenti (eccetto quelli redatti su modelli plurilingue previsti da Convenzioni internazionali) devono essere innanzitutto tradotti in italiano. Le traduzioni devono recare il timbro “per traduzione conforme”. Nei Paesi dove esiste la figura giuridica del traduttore ufficiale la conformità può essere attestata dal traduttore stesso, la cui firma viene poi legalizzata dall’ufficio consolare. Nei Paesi nei quali tale figura non è prevista dall’ordinamento locale occorrerà necessariamente fare ricorso alla certificazione di conformità apposta dall’ufficio consolare. Per procedere alla legalizzazione il richiedente dovrà presentarsi, previo appuntamento, presso l’Ufficio consolare munito dell’atto (in originale) da legalizzare. Nei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione de L’Aia del 5 ottobre 1961, relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri, la necessità di legalizzare gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere è sostituita da un’altra formalità: l’apposizione della “postilla” (o apostille). Si tratta di una specifica annotazione che deve essere fatta sull’originale di un documento (certificato, sentenza o procura) da parte dell’autorità competente del Paese interessato identificata dalla legge di ratifica del Trattato stesso.

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Pertanto, una persona proveniente da un Paese che ha aderito a questa Convenzione (tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione de L’Aja, oltre all’Italia, vi è pure la Confederazione Elvetica così come tutti i Paesi limitrofi:  Austria, Principato del Liechtenstein, Germania e Francia) può recarsi presso la competente autorità (per la Svizzera l’ufficio preposto è la Cancelleria di Stato di ciascun Cantone) per ottenere l’apposizione dell’apostille sul documento. Così perfezionato, il documento viene riconosciuto in Italia.

Tutto ciò premesso, il nostro Francesco per far registrare in Italia la sua sentenza di divorzio dovrà recarsi alla Cancelleria di Stato del Cantone di Zurigo (Staatkanzlei, Neumühlequai 10 – Tel. 0432592021) con l’originale della sentenza per farvi apporre l’annotazione della così detta “apostille”. Dopodiché dovrà far tradurre in italiano la sentenza avvalendosi di un traduttore ufficiale del Consolato generale d’Italia di Zurigo (l’elenco dei traduttori ufficiali è riportato nel sito del Consolato: www.conszurigo.esteri.it) e successivamente recarsi personalmente al Consolato stesso (Tödistrasse 65; tel. 0442866250) per la legalizzazione della traduzione e l’eventuale trasmissione della sentenza al competente Ufficio di stato civile italiano dove, a suo tempo, era stato registrato l’atto di matrimonio.

Dino Nardi

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