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A colloquio con Carola Gavazzi – Dirigente scolastica Consolato Zurigo

Poco tempo  dopo  il  suo  arrivo  in  Svizzera  si  è  dovuta  confrontare  con  l'emergenza  Covid­19.  Come  ha  vissuto,  professionalmente  e  personalmente, una situazione del  tutto inaspettata?
L’emergenza  Coronavirus  ha  colto  tutti  di  sorpresa  –  una  situazione inedita per i cittadini,  per gli alunni,  per    le  famiglie    e  per  le  istituzioni  che in parte io rappresento. Il mondo  della  scuola  italiana  e  dei  corsi  di  lingua  nella  Circoscrizione  consolare  di  Zurigo  ha  risposto  in  modo  tempestivo  e  coordinato  con  il  Ministero  degli  Affari  Esteri  e  Cooperazione  Internazionale,  il  Ministero dell'Istruzione italiano e gli  Enti per salvaguardare la salute delle  alunne  e  degli  alunni  e  garantire  contemporaneamente  il  diritto  allo  studio. Sono state settimane di lavoro  intenso,  di  grande  preoccupazione  e  umanamente  difficili  per  la  costante  tensione cui tutti siamo stati esposti.  Distanti ma vicini, abbiamo messo in  atto tutte le soluzioni possibili per non  lasciare indietro nessuno: didattica a  distanza,  personalizzazione  e  individualizzazione  dell'apprendimento,  coordinamento  per  il  rimpatrio  dei  docenti,  gestione  di  casi  particolari.  Credo che la scuola italiana ed i corsi  di lingua e cultura della Circoscrizione  siano stati all’altezza dell’emergenza,  e di questo devo ringraziare il Console  Giulio  Alaimo  per  l'attenzione  e  il  supporto continuo.
La  didattica  a  distanza,  ha  rappresentato,  e  rappresenta  ancora  per  alcune  situazioni,  la  risposta  formativa  dei  corsi  di  lingua  e  cultura  italiane  all'emergenza  da  Coronavirus.  Quanto  tempo  c'è  voluto  per  allestire  le  aule  "virtuali" e come vi siete organizzati?
Una  volta  ricevute  le  indicazioni  da  Roma  e  dall'Ambasciata,  non  abbiamo  perso  tempo,  anzi,

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forte  dell'esperienza di dirigente scolastica  lombarda, avevo iniziato a monitorare la situazione attraverso la scambio di  buone pratiche con colleghi attivi sul  territorio  nazionale  sin  dal  mese  di  febbraio,  capitalizzando  esperienze  e  prevedendo  alcuni  scenari  operativi che  si  sarebbero  potuti  sviluppare  nell'area  consolare.  Sin  da  subito  è  stata  individuata  la  piattaforma  didattica  migliore  per  condividere  i  corsi  di  lingua  e  cultura  italiane,  di  concerto  con  i  docenti  che  in  prima  persona sono coinvolti nella didattica,  professionisti  della  formazione.  Su  Weschool  abbiamo  allestito  tante  aule  virtuali  quanto  classi  fisiche  (oltre  300!)  che  interessano  oltre  4000  ragazze  e  ragazzi  dei  cicli  primario  e  secondario.  I  corsi  settimanali  hanno  interessato  le  settimane di marzo, aprile e maggio,  fino  alla  riapertura  dei  corsi  in  presenza, che avverrà giorno 8 giugno  nei  limiti  e  nel  rispetto  delle  indicazioni delle autorità elvetiche. Nell’emergenza si è dunque accettata  la  sfida  della  DAD    (Didattica  a  Distanza) partendo  soprattutto dalle  risorse  umane  e  strumentali  disponibili, confrontandosi quindi con i  vari  portatori  di  interesse  conseguendo  risultati  abbastanza  omogenei    e  che  hanno  notevolmente  contribuito a sviluppare una maggiore  consapevolezza  dei  propri  bisogni  di  apprendimento e delle proprie potenzialità  formative  e  didattiche  dei  docenti.
Quale  è  stato  il  riscontro  di  docenti  e  allievi  alla  nuova  esperienza  di  didattica  a  distanza?
I docenti, con determinazione e partecipazione  attiva,  hanno  adattato  la  loro  didattica  alla  situazione  emergenziale  e  di  questo  sono  loro  estremamente  grata.  Lavorando  insieme  abbiamo  costruito  un  percorso  formativo  che,  per  taluni  insegnanti,  era  un  campo esperenziale nuovo e poco noto. I docenti  hanno messo in campo tutte le loro  competenze,  anche  in  presenza  di  una  situazione  obiettivamente  difficile  e,  a  tratti,  confusa.  Le  attività prodotte  dai  docenti  hanno  avuto  risultati,  a  volte,  sorprendenti.  Ovviamente la risposta dei ragazzi è  stata  generalmente positiva e caratterizzata  da  impegno,  costanza  e  partecipazione.  Ho  partecipato  a  molte  classi  virtuali  e  mi  ha  colpito  l’entusiasmo  delle  alunne  e  degli  alunni:  credo  che  per  loro  sia  un’esperienza  formativa  di  valore.  Si  sono messi alla prova in un contesto  nuovo  con  strumenti  e  modalità  diverse, e i risultati sono stati a mio  avviso notevoli. Brave e bravi! Anche  le  famiglie  hanno  contribuito  attivamente  al  successo  formativo  dei  propri  figli,  favorendo  la  partecipazione e aiutando laddove emergevano  situazioni di difficoltà.
Dopo  questa  fase,  quali  sono  le  previsioni per l'apertura dei corsi  per il 2020/21?
Il  nuovo  anno  scolastico  inizierà  a  metà agosto 2020 e coinvolgerà oltre  4000  studenti  e  studentesse  e  oltre  50 docenti. Siamo già al lavoro per garantire un inizio dei corsi ordinato, che consideri  la situazione attuale e quanto è stato  vissuto  in  termini  educativi  e  psicologici  ma  che  tenga  presente,  nel contempo, ancora di più il diritto  delle ragazze e dei ragazzi in obbligo  scolastico.
Crede che questa nuova modalità  abbia  dei  vantaggi?  Se  sì,  quali  secondo  lei  andrebbero  mantenuti?
La modalità didattica "blended", cioè  in  parte  di  persona  e  in  parte  su piattaforme, è già stata sperimentata  in  passato  in  molte  realtà,  universitarie e non solo: ad esempio  la  didattica  mista  si  è  imposta  in  questi  anni  in  quel  segmento  formativo  rappresentato  dalle  cosiddette "scuole in ospedale" per le  alunne  e  gli  alunni  impossibilitati  a  frequentare  la  scuola  per  via  di  un  ricovero  o  per  essere  allettati  nella  propria  abitazione.  Durante  la  degenza  i  discenti  rimanevano  collegati  con  docenti  e  compagni  attraverso  piattaforme  più  o  meno  semplici  e  al  termine  della  malattia  potevano  riprendere  la  frequenza  della  scuola  senza  perdere  l'anno  scolastico. Personalmente con questa  modalità  ho  "accompagnato"  al  diploma  uno  studente  malato  di  tumore  che  ora  frequenta  con  successo il primo anno di Università.
I  vantaggi  della  DAD  sono  dunque legati alla possibilità di frequenza in  situazioni  emergenziali  ed  anche  in  tutte quelle occasioni temporanee in  cui  non  è  possibile  frequentare.  Dal  punto  di  vista  didattico, lo  studio  su  piattaforme  mette  al  centro  l'apprendente  che  deve  essere  guidato da un esperto del sapere ­ il  docente ­ attraverso variegati oggetti  didattici.  L'insegnante  funge  cioè  da  regista  di  un  processo  di  apprendimento  e  lo  studente  diviene  vero protagonista in maniera attiva e  cooperativa.  È  evidente  che,  dopo  l'emergenza COVID­19 il mondo della  scuola non potrà più replicare sic et  simpliciter  quello  precedente  alla  emergenza  e  che  gli  sforzi  compiuti  sino ad ora dovranno rappresentare la  prima  risorsa  concettuale  per  la  ripartenza e l’innovazione didattica.  L'azione  didattica  dovrà  essere  sempre più finalizzata all’acquisizione  di  competenze  attraverso  metodologie  innovative  che  richiedono  la  disponibilità, in qualsiasi momento, di  materiali,  esercitazioni,  indicazioni  sulle  attività  didattiche,  permettendo  così  al  discente  un’autonoma  e  personale  gestione  del  suo  apprendimento.
Va  da  sè  che  la  scuola,  in  termini  estesi,  è  soprattutto  comunità, relazione in presenza e setting formativo:  la  DAD,  da  sola,    non  può  rappresentare  una  mera  sostituzione  del  luogo fisico con quello "virtuale" ma   ha  bisogno  anche  di  spazi  concreti  ove  far  sbocciare  passione  e  interesse.  Per  dirla  con  il  grande  pedagogista  Dewey  l'esperienza  educativa  non  ha  effetti  nell'immediatezza e deve tenere aperto ogni  canale affinché si possa produrre un  effetto  di  sedimentazione,  attraverso  esperienze feconde, attive, partecipative e creative.

Redazione

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