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Vincenzo Vela, dal Ticino un maestro  della scultura svizzera

Ah, Ligornetto! Ligornetto è un  paese ticinese che mi sono ripromesso di visitare, ma purtroppo in questo difficile periodo della pandemia non è possibile. Avrei voluto a un certo punto allungare la mia permanenza in Ticino per recarmi alla villa e museo dedicato allo scultore Vincenzo Vela, uno degli artisti  più stimati e importanti della Svizzera italiana. Vela nasce in quella località  due secoli fa e precisamente il 3 maggio 1820.

Vincenzo Vela
Dante Alighieri

 

 

Si sa che questo celebre  scultore  sin  da piccolo è destinato, maneggiando  martelli e scarpelli, a diventare uno scaltro scalpellino presso le cave di Besazio ed Arzo. Nel 1832, segnato da una sorte favorevole, lo ritroviamo impiegato presso l'Opera del Duomo di Milano. Trovandosi a vivere nella capitale lombarda ha occasione di frequentare l'Accademia di Belle Arti di Brera ed è  qui che si  fa le ossa nel campo delle arti figurative e dove il suo talento viene notato da più addetti ai lavori dell'epoca.

 

Da quanto mi consta, Vincenzo Vela è un artista romantico a tutto tondo, tanto che si scosta dall'estetica del  Neoclassicismo. In quei tempi riesce ad a aprire un suo atelier, mentre i suoi moti dell'animo interessano l'alta borghesia della Lombardia e del Ticino.

 

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Vincenzo, e qui la sua storia è un classico dato di fatto dal punto di vista prettamente politico, si avvicina  a quella élite anti-austriaca presente in una parte dell'Europa. Nel 1852, con un atto di coraggio, rifiuta la proposta austriaca di diventare professore presso l'Accademia di Brera venendo così bandito senza tanti complimenti dal Lombardo Veneto.

Vela in quel periodo sostiene di aprire, data la fama che lo circonda, una scuola di Belle Arti nella Svizzera italiana.

La  robusta componente sia ideale che espressiva delle opere del Vela dotate di una energia formale di notevole livello, fanno si che  tanti fruitori dei nostri giorni sono coinvolti d'incanto. Da sottolineare: sia Dante che Garibaldi sono stati effigiati scultoreamente da Vincenzo Vela.

Per finire vorrei ricordare “Le vittime del lavoro”, forse l'opera di Vela più conosciuta anche nel resto della Svizzera. L'artista la dedicò, di propria iniziativa e senza farsi pagare, alle vittime della costruzione del tunnel del San Gottardo negli anni 1880 – 1882.

Andrea Pagnacco

 

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