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Dopo il Winter-over…rinasceremo!

Care lettrici, Cari lettori,

Mettiamola cosi: possiamo e dobbiamo considerarci felici di vivere, da qualche mese, un’esperienza in cui molti dei nostri diritti giuridicamente acquisiti, ci vengono violati. Questo ci costringe a valorizzare ogni nostro modo di comportarci. Verso noi stessi. Verso gli altri. A pensare un attimino in modo globale. Ad allargare le nostre vedute.

Ultimamente seguivo un documentario sul cosiddetto „winter-over“. Trattasi dell’isolamento estremo in Antartide. Per giorni mi sono chiesta, se, facendo delle parallele, non possiamo imparare a sopportare, affrontare ed approfittare al meglio delle restrizioni parziali o totali che ci vengono imposte dall’attuale emergenza sanitaria mondiale.

Dalle mie ricerche, nella base antartica italo-francese di Concordia, infatti, ogni anno, ricercatori e personale logistico, vivono per ben nove mesi in isolamento totale. Nel Winter-over. Questo con temperature esterne fino a 80 gradi sotto zero! Sanno coscientemente di non poter essere raggiunti in alcun modo. Coscienti che nessun aereo o mezzo di terra potrà raggiungerli. Per nove mesi!

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É l’esperienza che ogni anno s’impongono alcune persone. Per scelta personale di vita. Quindi, un gruppo di circa 13 persone, composto tra ricercatori e personale con differenti mansioni, convive insieme in queste spedizioni invernali del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA).

Pur tenendo conto delle differenze, queste parallele con la condizione di isolamento estremo, sebbene pianificato, ci offre degli spunti per farci sentire piccoli ricercatori… di noi stessi…

Pare che a Concordia, il gruppo viva in uno spazio relativamente grande. Ma, trattasi di 13 persone che non si sono scelte. Si sono conosciute poche settimane prima di partire.

Non è raro, sembra, che nei nove mesi di isolamento, si possa manifestare la „sindrome da Winter – over“. Cioè di sentirsi particolarmente nervosi, apatici. Di avvertire un’alterazione della capacità di concentrazione e memoria. Di trascorrere delle notti a contare greggi e non solo pecore, prima di potersi addormentare. Di avere molti incubi notturni. Direi, anche diurni…e, di arrivare a sentirsi di umore pesante, avvertendo una maggiore irritabilità. L’hanno voluto loro, starete pensando!

Ebbene, questi stati d’animo ci assalgono in ogni periodo e luogo della nostra vita. E, come ogni scelta offre un’opportunità, ogni opportunità si presta a farci riconsiderare le singole scelte di vita e i nostri percorsi strettamente personali.

È vero che l’isolamento totale o parziale che stiamo vivendo dal 16 marzo scorso ci è stato imposto per forza maggiore. Non è quindi una libera scelta come per le spedizioni antartiche. Vero è anche che ci viene offerta l‘opportunità di rovesciare la prospettiva.

Non stiamo scoprendo solamente ora di essere fragili. Ma ora lo ammettiamo senza timore di venire giudicati.

Questa pandemia ci ha messo lo specchio davanti agli occhi. Davanti a realtà quotidiane dimenticate, trascurate. Non considerate per molto tempo. La fragilità e vulnerabilità nell’essere umani. Dell’essere umano.

Mi piace salutarci e abbracciarvi con la mie parole tramite due canzoni con lo stesso obiettivo e che nel loro significato, a distanza di trent’anni, ci assicurano una rinascita dell’umanità. Una rinascita di noi stessi con una consapevolezza diversa.

«Rinascerô». La versione tanghera dell’indimenticabile Astor Piazzola e della nostra Pantera italiana: Milva. «Rinascerô, rinascerai». Nata nel e dal bisogno di speranza di germogliare, fiorire, portare nuovi frutti. La versione di Roby Falchinetti.

«Rinascerô, rinascerai,

Quando tutto sarà finito.

Torneremo a rivedere le Stelle.

Rinascerô, rinascerai.

La tempesta che ci travolge

Ci piega, ma non ci spezzerà.

Facchinetti, 2020.

 

«Rinascerô un’altra volta

In una sera di giugno

Con questa voglia di amare

O di vivere più che mai.

Rinascerô destino

Nell’anno 3001

Sarà una festa di colori

Nella mia Bella città. «

Milva, 1984.

Rinasceremo!

 

Graziella Putrino

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