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Il diario di un detenuto

CONDANNATI ALLA DETENZIONE DAL COVID19

Ormai anche in Svizzera da settimane, a causa del coronavirus, siamo stati costretti a cambiare radicalmente la nostra vita quotidiana in un clima di paura (terrore?) che le nostre generazioni - post seconda guerra mondiale - non avevano mai conosciuto, per fortuna! In un certo senso siamo stati un po’ tutti, chi più (in Ticino) e chi meno (Svizzera tedescofona), condannati dal coronavirus ad una detenzione in libertà vigilata in cui la maggiore occupazione è stata quella di seguire sui media la contabilità quotidiana dei sintomatici da coronavirus, degli asintomatici, dei ricoveri e delle dimissioni dagli ospedali ma, soprattutto, del numero dei decessi con o per il COVID 19. Con il risultato che, per esempio, nella “Colonia penale dell’Oberland zurighese” questo virus per evitare infezioni ci ha: resi tutti più solitari non potendo frequentare parenti, amici e colleghi di lavoro per quanti è stato impedito di lavorare se non con il lavoro da remoto e cioè da casa grazie alle nuove tecnologie;

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chiuso asili di ogni tipo, scuole dell’obbligo e superiori; chiuso bar, ristoranti, ed ogni altro luogo che impedisse di garantire la distanza sociale di sicurezza tra le persone, compreso i lungolaghi che abbondano anche in questa regione. Per fortuna dalle autorità locali non è stato vietato di uscire di casa e quindi, pur muniti di mascherina, liberi di provvedere personalmente all’acquisto di beni di prima necessità e, avendo cura di evitare assembramenti, di muoversi attraverso il Paese sia con i mezzi pubblici che privati e, soprattutto, di poter fare passeggiate per la campagna ed i boschi circostanti. Quindi si detenuti, ma in libertà vigilata. Tutto questo significa cercare di dormire il più a lungo possibile, fare giornalmente qualche esercizio fisico, mangiare poco e leggero senza abusare di alcol, dedicarsi alla lettura, fare delle più o meno lunghe passeggiate tra campi e boschi, non abusare della TV e di quello che offre il web e, soprattutto, per chi ce lo ha, evitare…. di entrare in collisione con i rispettivi partner!

In ogni caso a queste latitudine si sta vivendo una situazione difficile ma comunque molto migliore di quella che stanno vivendo in questi mesi le persone in altri Paesi coinvolti dal virus. Pensiamo a quanto sta accadendo in Italia dove, oltre a subire le limitazioni esistenti in Svizzera, la stragrande maggioranza della popolazione è veramente reclusa tra le mura dell’abitazione in una sorta di arresti domiciliari potendo uscire solo se munita di una autocertificazione che giustifichi con un motivo valido il suo trovarsi fuori casa, pena il pagamento di una multa salata in caso di un controllo e immaginiamoci cosa possa essere la vita quotidiana per una coppia con bambini, costretta in un appartamento di 60/70 mq. e, magari, priva di un balcone. Una popolazione, peraltro, confrontata con esagerazioni tipiche del Belpaese come quelle in cui la polizia si mette ad inseguire qualche maratoneta solitario oppure poliziotti che, avvisati da un drone, circondano con due quad (motore a quattro ruote), un fuoristrada ed un elicottero un innocuo cittadino che tranquillamente ed in perfetta solitudine si sta godendo il sole su un lettino in una spiaggia deserta!

Meno male che adesso il coronavirus sembra aver diminuito la sua aggressività e le autorità in diversi Paesi europei stanno iniziando a programmare la così detta “Fase 2” che, sia beninteso, non significa affatto recuperare il ritmo di vita e le abitudini ante virus ma solo allentare alcune restrizioni cercando anche di rimettere in moto l’economia per evitare che i superstiti del COVID 19 debbano poi morire di carestia. Così in Svizzera da lunedì scorso, 27 aprile, gli ospedali hanno iniziato di nuovo ad effettuare tutti gli interventi precedentemente sospesi, anche quelli non urgenti, ed hanno ripreso la loro attività gli studi medici ambulatoriali, i parrucchieri, i saloni di massaggio e i centri estetici; così pure hanno potuto riaprire i battenti i centri commerciali del fai da te, i negozi di giardinaggio ed i fiorai. Tutti loro con l’obbligo di garantire la sicurezza dei clienti e dei lavoratori. Poi, se la situazione epidemiologica lo consentirà, l’11 maggio è prevista anche la riapertura delle scuole dell’obbligo e dei negozi, mentre l’8 giugno riapriranno le scuole medie superiori, quelle professionali, le università, i musei, i giardini zoologici e le biblioteche.

Dopo di che non ci resta che sperare nella scoperta e distribuzione, al più presto, di un vaccino anti coronavirus che  consenta a tutti di riprendere il tran tran della precedente quotidianità.

Dino Nardi

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