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AAA (S)vendesi immobili nel Belpaese – Un appello all’ANCI

Dino Nardi, tramite la sua rubrica “Sociale & Dintorni” nel settimanale L’ECO, edito in Svizzera, lancia un appello all’ANCI ed al suo presidente Antonio De Caro affinché i Comuni italiani si facciano carico di trovare una soluzione per evitare agliemigrati italiani di dover pagare dal corrente anno l’IMU, come seconda casa, sulla loro abitazione in Italia. Un onere che sta costringendo molti di loro, in particolare i pensionati, a disfarsi di questa loro proprietà che da sogno  primordiale di ogni emigrato si sta ormai trasformando in un serio grattacapo.
IL CHIODO FISSO → Come sanno benissimo tutti gli italiani all’estero e gli italiani che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione, coloro che decidono di lasciare l’Italia per recarsi a lavorare all’estero hanno comunque un chiodo fisso in testa cioè quello di riuscire a risparmiare velocemente un po’ di soldi da investire al proprio paese/città nell’acquisto di un appartamento oppure di un pezzo di terra su cui poi costruirvi una casa che avrebbe facilitato un rimpatrio in presenza di una possibilità di lavoro.

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[QUESTO CONTENUTO È RISERVATO AGLI ABBONATI] Molti italiani, in effetti, ci sono riusciti soprattutto coloro che, come terra di emigrazione, hanno scelto la
Svizzera. Vuoi perché in questo Paese di lavoro ce ne è stato a volontà tanto che molti potevano svolgere addirittura un doppio lavoro alla sera oppure nei fine settimana; vuoi perché per raggiungere l’obiettivo di farsi una casa di proprietà si accettava di fare un vita priva di ogni, seppur piccola, soddisfazione con l’eccezione di avere comunque una bella auto dotata di uno spazioso bagagliaio indispensabile per quando si rientrava periodicamente al paese in Italia e, magari, per far bella figura con i paesani; vuoi perché il cambio molto favorevole, che per decenni vi è stato tra franco svizzero e lira,
spingeva ad investire in Italia i propri risparmi.
IL SOGNO → Nonostante che, per molti, il sogno del rimpatrio si sia realizzato ed abbiano potuto godersi il frutto dei loro sacrifici in Svizzera, cioè la propria casa in Italia per tanti altri quel sogno è rimasto tale. Soprattutto per coloro che si sono meglio integrati nel tessuto sociale elvetico e costruiti una famiglia con figli cresciuti e divenuti adulti in Svizzera dove hanno studiato, imparato un mestiere e iniziato a lavorare e, a loro volta, costruiti una propria famiglia.
LA CASA → Tuttavia questi emigrati di prima generazione, rimasti in Svizzera, pur consapevoli che la fine della loro vita avverrà in terra elvetica, continuano anno dopo anno a trascorrere le loro vacanze nella loro casa in Italia ed a portarvi i loro figli e nipoti, nonché, una volta in pensione, a trascorrervi perfino diversi mesi nel corso dell’anno.
I COSTI → Quest’ultima fascia sociale, iscritta regolarmente all’AIRE, aveva apprezzato enormemente l’introduzione, nel 2015, dei benefici fiscali per l’IMU, la TASI e la TARI sulla loro abitazione in Italia poiché i pensionati non vivono nell’oro in nessuna parte del mondo quindi neppure in svizzera. Per loro, che già faticano a sbarcare il lunario vivendo nella Confederazione dove il costo della vita è tra i più alti al mondo, il non dover più affrontare quei costi fiscali sulla casa in Italia, in aggiunta a quelli delle varie utenze (luce, acqua, gas, canone Rai), era stato infatti un bel sollievo. Ma da quest’anno, con la legge di bilancio 2020, il governo italiano – per evitare problemi con l’Unione Europea - ha cancellato quei benefici fiscali per i pensionati italiani iscritti all’AIRE. Da qui è iniziato un ripensamento di molti pensionati sull’opportunità di continuare a possedere una casa in Italia che, oltretutto, fa pure lievitare l’imposizione fiscale elvetica.
IL GRATTACAPO → Così che tanti emigrati proprietari di una abitazione in Italia - per lo più collocata nei rispettivi paesi di origine che, in genere, sono piccoli villaggi posizionati in una delle tante vallate alpine oppure a ridosso della dorsale appenninica o nelle campagne pugliesi, siciliane o della Sardegna - stanno sempre più orientandosi verso la vendita di queste loro proprietà. Purtroppo coloro che si sono già decisi in tal senso hanno scoperto che è estremamente difficile, se non impossibile, trovare dei compratori e, in tanti casi, qualcuno che sia addirittura disposto ad avere la loro casa in regalo.
Un bel grattacapo! Da qui la decisione di alcuni di loro di rendere la loro abitazione inagibile, bloccando tutte le utenze, per liberarsi quantomeno dei relativi costi compreso quello pesante dell’IMU come seconda casa e della stessa TARI.
LA CONVENIENZA → Quindi se la tendenza degli emigrati italiani sarà sempre più quella di disfarsi della loro abitazione a causa dei costi che essa comporta, riteniamo che lo Stato italiano ma soprattutto le Amministrazioni comunali dovrebbero riflettere bene bene se non converrebbe porvi rimedio trovando una soluzione che liberi dall’IMU (ovvero dalla nuova “Local Tax” che l’ha sostituita) tutti gli iscritti all’AIRE e non solo i pensionati. Altrimenti per i Comuni ci sarà un danno economico ben superiore delle risorse introiettate con la Local Tax poiché questi emigrati, con le loro famiglie allargate - se non
avessero più nel loro territorio il forte legame della proprietà di un’abitazione - non è certamente immaginabile che continuerebbero a frequentare annualmente quelle località e quindi a spendervi importanti risorse finanziarie tra manutenzione dell’immobile, arredi, alimentazione, tempo libero, ecc. ecc..
LA SOLUZIONE → Da qui, in attesa di una nuova legge a livello nazionale, l’invito all’ANCI, ed al suo presidente Antonio De Caro, ad affrontare seriamente questo problema individuando una soluzione a livello di singole amministrazioni locali all’interno dei rispettivi Regolamenti sulla fiscalità degli immobili.
Dino Nardi
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