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Il circolo della raccomandata

A tutti sarà già capitato di ricevere una raccomandata. Ma perché viene utilizzato questo particolare sistema di comunicare e come funziona veramente? Diverse nostre manifestazioni di volontà necessitano di essere comunicate ad un destinatario. Basti pensare alla notifica di un licenziamento, alla disdetta di un contratto di locazione, alla fissazione di un termine per pagare un debito, ecc.. Tutte queste azioni sono delle manifestazioni di volontâ (ti licenzio, disdico il mio contratto di locazione, mi devi pagare entro la fine del mese, ecc..) che, come tali, devono essere ricevute dal destinatario. La ricezione della manifestazione di volontà è importante per far nascere l’effetto voluto (la fine del rapporto di lavoro in caso di licenziamento, la fine del contratto di locazione, il pagamento e l’inizio degli interessi di mora).

Uno strumento per raggiungere questi scopi è rappresentato dalla lettera raccomandata. Se il destinatario è presente alla consegna, la comunicazione avviene quando il postino da la lettera al destinatario e questi firma la ricevuta. Se invece il destinatario non è presente, il postino lascia nella buca lettera un avviso di colore giallo sul quale è menzionato l’arrivo di una raccomandata o di altri atti importanti e una data entro la quale la raccomandata può essere ritirata presso l’ufficio postale. Il periodo tra l’arrivo della raccomandata ed il giorno entro il quale può essere ritirata in posta si chiama “periodo di giacenza”. Durante questo periodo, che è di 7 giorni, la raccomandata viene

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conservata presso l’ufficio postale a disposizione del destinatario. Se la raccomandata viene ritirata nel termine di 7 giorni, la comunicazione avviene con effetto al giorno del ritiro. Se invece la raccomandata non viene ritirata, la posta, allo scadere dei 7 giorni, ritorna la raccomandata al mittente. Nel contempo si realizza quello che in diritto viene chiamata una “finzione giuridica”. Finzione giuridica che ha origine in una vecchia ordinanza federale sul servizio postale del 1965 e che il Tribunale Federale ha codificato in una giurisprudenza oramai costante da anni. Questa finzione legale sulla notifica presume che la raccomandata è stata comunque notificata al destinatario se quest’ultimo non la ritira presso l’ufficio postale nel termine di 7 giorni indicato in precedenza. Con questa finzione si chiude il circolo della raccomandata, conferendo a questo strumento di comunicazione senso e forza. Una raccomandata non ritirata può pertanto produrre delle conseguenze non indifferenti (il licenziamento viene notificato al destinatario, il contratto di locazione viene disdetto, ecc..). A ben vedere questa soluzione è l’unica possibile, poiché altrimenti nessuno ritirerebbe più una raccomandata, vanificando cosî il senso della medesima.

Conoscendo il meccanismo è possibile attuare con efficacia anche nei confronti di chi, per abitudine o malavoglia, non ritira le raccomandate. Ammettiamo ad esempio che voi siate un datore di lavoro che intende licenziare un collaboratore. Generalmente la manifestazione di volontà tendente alla rescissione di un contratto di lavoro deve giungere al destinatario entro la fine del mese (30 o 31 del mese). Orbene, tenuto conto dei tempi tecnici tra invio ed arrivo a destinazione e del termine di giacenza (7 giorni) se come datore di lavoro spedite la raccomandata 9-10 giorni prima della fine del mese, avete la sicurezza matematica che la vostra manifestazione di volontà (sei licenziato) venga recapitata al destinatario anche se lo stesso non ritira la raccomandata. Inutile sottolineare che vale sempre la pena ritirare le raccomandate, se non altro per evitare spiacevoli conseguenze.

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