Ci sono giornate che rischiano di trasformarsi in una semplice celebrazione fatta di bandiere, discorsi ufficiali e cerimonie. Il 2 giugno non dovrebbe essere una di queste.
La Festa della Repubblica ci invita infatti a guardare oltre il protocollo e a ricordare il significato profondo di quella scelta compiuta dagli italiani nel 1946. Una scelta coraggiosa, maturata in un Paese ferito dalla guerra, dalla povertà e dalle divisioni. Una scelta che ha permesso all’Italia di rialzarsi e di costruire una democrazia fondata sulla libertà, sulla partecipazione e sul rispetto della persona.
Ottant’anni dopo, la domanda che dovremmo porci non è soltanto cosa sia stata la Repubblica, ma cosa ne stiamo facendo noi.
Per chi vive in Svizzera, questa riflessione assume un valore particolare. Migliaia di italiani hanno contribuito, con il loro lavoro e con il loro sacrificio, a costruire una parte importante della prosperità di questo Paese. Molti sono arrivati con una valigia di cartone e poche parole di tedesco o francese. Hanno affrontato difficoltà che oggi rischiamo di dimenticare. Eppure non hanno mai smesso di sentirsi italiani.
La Repubblica vive anche grazie a loro.
Vive nelle famiglie che hanno trasmesso ai figli la lingua italiana. Vive nelle associazioni che mantengono vivo il legame con le nostre radici. Vive nei giovani che oggi studiano, lavorano e costruiscono il proprio futuro oltreconfine senza rinunciare alla propria identità.
Eppure, ogni anno, ho l’impressione che gli italiani all’estero vengano ricordati soprattutto quando c’è da votare o quando si celebrano le eccellenze del Made in Italy. Il resto del tempo, troppo spesso, restano ai margini del dibattito nazionale.
È un errore.
Perché l’Italia non finisce a Chiasso, a Ventimiglia o al Brennero. L’Italia continua nelle comunità italiane sparse nel mondo. Continua nei milioni di connazionali che rappresentano ogni giorno il nostro Paese con il loro lavoro, la loro professionalità e il loro senso civico.
Da sessant’anni, L’ECO racconta questa Italia. Un’Italia che non fa rumore, ma che costruisce. Un’Italia che non cerca privilegi, ma rispetto. Un’Italia che vuole sentirsi parte di una comunità nazionale troppo spesso distratta nei confronti dei propri figli emigrati.
La Repubblica, in fondo, non è un palazzo romano né una parata militare. È una comunità di donne e uomini che condividono valori, diritti e responsabilità.
Per questo il 2 giugno non dovrebbe essere soltanto una giornata di celebrazione, ma anche di impegno. Per una società più giusta, più inclusiva e più attenta alle persone. Per un’Italia capace di guardare al futuro senza dimenticare la propria storia.
E allora, nel giorno della Festa della Repubblica, il mio pensiero va a tutti gli italiani di Svizzera: a quelli che sono arrivati sessant’anni fa e a quelli che sono arrivati ieri. A chi conserva nel cuore il ricordo del proprio paese d’origine e a chi sta costruendo nuove radici.
Perché la Repubblica non appartiene alle istituzioni.
La Repubblica appartiene ai cittadini. E, ovunque vivano, gli italiani ne sono parte integrante.
Buona Festa della Repubblica.
Maria Bernasconi
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